Notte acerba

Luci oblique s’invertono nell’acqua

vagheggiano riflessi oro e petrolio

sparpagliati nel buio impareggiabile

senza più margini e quindi infiniti.

Al pari le speranze vanno al mondo

all’impossibile caos della vita

dove recitano uomini stanchi

registi del nulla avvinghiati alle ore.

Emersa l’idea è perfetta, eppure

non trova che un minuscolo spazio

per baluginare tra l’una e l’altra

intenzione, come una fibra molle

che vaga su onde di priorità

e ovunque elle la portino essa va.

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fotografia: iphone  nella notte di capodanno –  Shanghai

Giulio

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Affezionati e bastardi…

Una coppia di miei cari amici si sono sposati. Hanno fatto il salto, poche settimane or sono. Li ho visti in chiesa, vestiti di bianco, con il viso raggiante.

Mi sentivo, lo ammetto, un po’ in colpa quel giorno, per via degli scherzi che avevo combinato la sera prima, a loro insaputa, in casa loro, con l’aiuto di alcuni amici affezionati e bastardi (bonariamente bastardi, come me).

Mi ha colpito parecchio questo matrimonio, devo dire. Diverso da tutti gli altri a cui ho partecipato. Sono i miei primi amici che vedo sposarsi e la cosa mi ha fatto riflettere.

Lui, lo sposo, ha la mia età, siamo cresciuti assieme, con le pistole ad acqua, i dadi e i giochi di ruolo e ora eccolo, un uomo con l’anello al dito, sereno, contento. Hanno trovato casa e stanno cominciando a fare dei progetti.

E’ accaduto così in fretta che non me l’aspettavo, mi ha còlto impreparato. E mi son sentito di riflesso un bambino, che pensa ancora a giocare con il duplo (vi ricordate vero cos’è il duplo? per chi ci ha giocato da poppante è indimenticabile!). Mi viene così da pormi un po’ di domande su me stesso, sulla mia vita, sui miei progetti.

A che punto sono io?

La cosa che più mi ha toccato è la riposta che mi hanno dato quando gli ho chiesto come hanno fatto a farsi una promessa così importante, così a lungo termine. Com’era possibile, mi domandavo, essere così certi del proprio amore da giurarselo per sempre? Così sicuri di quello che il loro cuore proverà tra 30 anni? Mi sembrava tanto meravigliosa quanto assurda, la naturalezza e semplicità con cui si sono uniti all’altare, che ci sono rimasto di sasso. Davvero.

La risposta che mi hanno dato mi ha lasciato a bocca aperta. E’ bellissima, e ve la voglio riportare.

Mi hanno detto che è probabile che non si capisca il matrimonio se non si sente la vicinanza con Dio. In tal caso è facile che esso (il matrimonio) appaia tanto sconsiderato quanto azzardato. E’ chiaro, mi dicevano, che da soli non si va da nessuna parte, e proprio per questo occorre credere in Dio, affidarsi a Lui. Come un fiore che per non seccare deve essere messo in un vaso pieno d’acqua così il matrimonio deve essere rimesso a Dio, che lo contenga e lo alimenti. Solo così è possibile fare la promessa, perchè forgiata “da” e “in” Dio, e per questo diventa  un legame che esula e trascende la debolezza e la pochezza umana spesso causa di odio e divisione. Con la fede si conferisce così all’amore il potere di vincere su tutto e di durare per sempre.

Fede come sentire, come gesto, come afflato interiore. Oltre lo schema di un dogma religioso, oltre le barriere dei nostri diversi credo. Sentire Dio che esiste come entità, oltre cristianesimo o buddismo aggiungerei io…, sentire veramente la sua presenza viva nel cuore e a lui affidare la nostra forza, le nostre scelte, il nostro futuro.

Ringrazio allora qui pubblicamente questi due sposi, perchè hanno saputo commuovermi, e perchè gli voglio proprio un gran bene e non so se gliel’ho detto come meritano. Ecco.

Giacomo

Easy, sia quel che sia

Ho sempre saputo dentro di me che essere contemporaneamente in due posti diversi è letteralmente impossibile. Sempre saputo che tutto non si riesce a fare, che occorre fare delle scelte, prendere delle direzioni, perché da tutte le parti non si può andare. Ovvio no? Come 1+1=2! Ho arrogantemente sempre criticato quelli persi in un intrico di strade incapaci di scegliere quale prendere.

E ora…

Ironia della sorte…

Il 2011 mi ha visto protagonista della parte opposta. Sarà il Karma (eh dagliela con ‘sto Karma!) ma mi son ritrovato a capire come per magia che è possibilissimo ritrovarsi ad un bivio, fermi come coglioni (un anno fa  almeno mi sarei dato del tale). Sarà il Karma ma ho  capito come per magia che è possibilissimo aver preso una strada, e dopo pochi passi già domandarsi se sia quella giusta.

(Qui si potrebbe aprire una parentesi – come ho appunto fatto –  per chiedersi se veramente esiste una scelta giusta e una sbagliata, o se qualsiasi scelta della vita sia semplicemente una scelta, né giusta né sbagliata, ma solo un dato di fatto di come vanno le cose.  Beh, richiudo la parentesi subito) – ecco fatto –  perché ne potremmo discutere troppo a lungo e non vorrei  tediarvi oltre andando off topic.

–  ora riprendo il discorso, abbiate pazienza –

Questo mondo è talmente grande vasto e vario che ti invita ovunque, ti corteggia, ti conquista. Il mondo, quello che vedi, ti ammalia e poi si fa desiderare, si svela poco a poco e non ti si concede mai del tutto (il bastardo), mai ti si dona come lo avevi desiderato, come lo avevi infantilmente immaginato, e ostinato (il mondo) ti obbliga a rinunciare a qualcosa ogni giorno per averne un’altra.

– sarà veramente così? vi convince?-

Può capitare che si viva spensierati ma che lentamente con gli anni ci si arrugginisca, ci si “inquini” per così dire e si perda lentamente quello slancio infantile ma così puro e spontaneo che sembrerebbe il segreto per vivere meglio, senza paura del futuro e delle conseguenze delle nostre scelte. Può capitare che si cominci a dover schivare i pensieri amari, quelli sciocchi e inutili ma che bussano saltuariamente da autentici rompicoglioni tra i pochi neuroni rimasti che si sono salvati da una gioventù trascorsa probabilmente un po’ troppo allegra (succede). Può capitare che questi si presentino al pensatoio, senza essere invitati, pronti a farti sentire il peso di una scelta, a riproporti la possibilità di ritornare indietro, a valutare nuovamente le conseguenze, le possibilità a cui stai rinunciando. Si ripresentano nella tua mente pronti a farti vivere un poco nel passato, a toglierti energie dal presente. E ti invecchiano con le loro domande:”E’ la tua strada questa? Avrai fatto bene a fare così? Hai deciso il meglio per te?”. Così schivare questi pensieri quando si presentano è come schivare un pugno tirato da un angolo cieco. Ti beccano sempre, ma puoi almeno farci il callo e limitare i danni appena li sai riconoscere.

-sarà veramente così? ve lo richiedo…-

Ecco, quello è il momento in cui si diventa adulti, istante in cui si perde la spontaneità, lo slancio folle di intraprendere una scelta senza paura delle conseguenze. Si è vissuto abbastanza per conoscere infatti la paura di perdere qualcosa, di soffrire.

Mi piace pensare però, in via ottimistica, che gli adulti non siano quelli che si fermano a questo punto, ma che vanno ancora più avanti, che la sconfiggono ‘sta paura di merda e che sereni vivono ogni giorno, easy, sia quel che sia.

Giacomo

Sebbene tu…

Sebbene tu sia il mio cuore
il mio cuore non è pieno di te
Sebbene tu sia il mio cuore
il mio cuore non ha pace.

Sebbene tu non sia il mio cuore
il mio cuore non smette di pensarti
Sebbene tu non sia il mio cuore
mi chiedo dove sei, e cosa fai.

Dimmi chi sei
tu che sei nel mio cuore
e dimmi anche cosa hai visto laggiù.

Dimmi chi sei
te che ancora non conosco
e dimmi anche cosa non ho visto laggiù.

Si ringrazia della collaborazione Marco Deanesin