Pedine

Com’è stare in periferia2012 Viaggio Nepal e Cina (988)

dove i condomini

gli immigrati

le case accatastate

la spazzatura che s’accumula

il bianchetto alla mattina

la grande strada

che passa proprio qui

il treno che sferraglia di notte

sferraglia di giorno

sferraglia anche il respiro

e il tram che non arriva.

 

Com’è stare in periferia

del mondo

dopo tanto stare al centro,

dove la scuola

gli ospedali malconci

la connessione scadente

le famiglie abbandonate

le speranze disabitate

le donne domestiche

il lavoro che manca

la cattiva informazione

ché l’ha detto la televisione,

i giovani immobili

i pregiudizi che risalgono

la colpa ai cinesi

ai marocchini

agli albanesi.

 

Com’è dopo aver creduto

per quattro cinque decadi

d’essere in centro

tra la gente perbene

tra i nostri simili

(i dissimili ce lo hanno dato a intendere

di essere simili a loro).

 

Eravamo soltanto

periferia inurbata,

campagna concentrata

schiacciata distillata

messa lì apposta

nel vasto spazio economico

del tabellone

a far il gioco d’altri

giocatori sì, al monopoli

ma senza case e senza alberghi.

Giulio

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Default, capitalismo, povertà,

Dal feudalesimo al colonialismo.
Dall’imperialismo al capitalismo.

Oggi direi che viviamo nell’economismo.
L’economia comanda e le sue leggi governano tutto. Le scelte politiche sono estremamente influenzate dai loro risvolti economici, tant’è che i politici sono uomini d’affari, gestori di appalti, imprenditori, e scambiano favori con altri imprenditori, fanno leggi ad hoc, e si favoreggiano l’uno con l’altro. E così dal grande al piccolo nella vita di ogni persona le scelte vengono fatte in misura del rendiconto economico e sempre più la morale e l’etica vengono calpestate dalle leggi dell’economia. L’economia permette sovrabbondanza e sprechi in certe nazioni e povertà fame malnutrizione in altre. Le guerre nascondono tutte macchiavellici scopi economici e non è raro scoprire la multinazionale che fa i soldi da uno scontro piuttosto che da uno sterminio. L’inquinamento ambientale è una voce di spesa valutata e predetta  sui conti economici delle più grandi aziende. Ci siamo talmente abituati a questo sistema che ci sembra normale che in inverno un manichino vestito di tutto punto stia al caldo dietro una vetrina e un barbone malconcio muoia di freddo sul marciapiede davanti.  Esiste persino un libro che conta le morti causate dal nostro sistema economico.

A me sembra che i segnali d’allarme che il sistema non funzioni più sono tanti, troppi.

Gli stati ricchi fanno default.
E’ partita l’Islanda, poi la Grecia è stata salvata da un miracolo e continua a chiedere maxiprestiti per sopravvivere. L’Irlanda è messa malissimo, l’Ucraina molto male, Portogallo e Spagna pure, Slovenia e Slovacchia a seguire. E solo per citare alcuni tra gli esempi più gravi.
L’Italia ha appena avuto una crisi recentissima durante la settimana scorsa e ci siamo salvati dal default per un soffio, gli USA hanno un conto alla rovescia con scadenza il 2 di agosto per risolvere la questione e mettersi d’accordo sul tetto del debito se no faranno default pure loro.

Cosa sta accadendo?
Siamo giunti al termine?
Il sistema non funziona più?

Sto aspettando un cambiamento radicale, su vasta scala, che sconvolgerà le vite di tutti. E’ finita l’era del capitalismo. Oggi occorre rimboccarsi le maniche e studiare un nuovo modo di vita, sostenibile, equo, giusto, da capo, dal principio.

Non è possibile che accada questo:

Mentre noi pensiamo a questo:

Giacomo

Babylon

Legge che governa,
ora il vassallo
si atteggia da Re:
l’economia impera.

Il Re attonito
lascia che accada
è sceso dal trono
non se n’è accorto.

Come può l’uomo
governare Dio?
Come può l’economia
regnare sull’uomo?

La natura
sbalordita
osserva
questo
assurdo,
il denaro
ne si atteggia
a padrone.

Giacomo

Sogno un ritorno a Pangea

La terra, il nostro pianeta, non ha limiti, non ha bandiere, non ha confini di stato.
La terra ci nutre, ci disseta.
La terra ci ospita, e non ci chiede alcun affitto.
La terra si dona, e non ha un libretto di istruzioni.
La terra è per noi, e non ci dice cosa possiamo fare e cosa no.
La terra si fida di noi…

…e noi?

Noi ci spartiamo i pezzi di terra versando sangue, facendo guerre, noi dichiariamo con non so quale diritto – questo è nostro, quello è vostro, e guai se ci metti piede se non ti ho dato il permesso, piuttosto stai nel tuo paese e muori di fame! –
I più forti riescono a stabilirsi su terre fertili, buone, redditizie. Gli altri…rimangono là come dei fessi. Degli altri non ci interessa, non siamo noi, sono altrove. Peggio per loro. Dimentichiamoli, se nessuno li considera non fanno nemmeno notizia. I nostri giornali non ne parlano, i telegiornali non ne parlano, quindi si dimenticano.
Abbiamo inventato la politica, con la quale decretiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, manco fossimo degli dei. Qualcuno dirà che è necessario avere le leggi perchè l’uomo ha bisogno di essere guidato, perchè senza leggi andrebbe tutto a rotoli. Le leggi le abbiamo nel CUORE e da SEMPRE, e chi dice di non sentirle è un FALSO e mente a se stesso. Non serve scriverle per interpretarle male. Sarebbero troppe, e le parole non basterebbero per esprimere un sentimento di giustizia. Sarebbero sempre insufficienti. Creare le leggi è far sì quindi che esista l’ingiustizia.
I confini di stato sono recinti fasulli e inutili. Manco fossimo delle bestie che devono essere rinchiuse!
Grazie alla loro esistenza persone stanno male e altre stanno bene.
Grazie alla loro esistenza in una parte del pianeta si può inquinare, in un’altra no, dimenticando che l’aria è sempre la stessa e se ne infischia dei confini, lei va dove vuole, dove “tira il vento”.
Confini, limiti.
L’aria non ha limiti, se il mio vicino inquina io respiro la stessa aria.
L’acqua non ha limiti, se il mio vicino inquina un fiume, o un mare, io berrò la stessa acqua, la stessa acqua evaporerà e pioverà sulla mia terra, farà crescere le mie piante avvelenate, fonte del mio cibo.
Che senso ha avere gli stati? Avere politiche diverse?
Che senso ha avere confini di stato?
Che senso ha sentirsi proprietari di fare ciò che si vuole sul “proprio stato”?
L’Italia non è nostra, è del mondo.
L’Australia è anche nostra, come è nostra l’africa intera, con i suoi problemi e la sua fame.
Prendiamone atto, cominciamo a pensarla in grande, da Aironi.
Un unico stato, ritorniamo a Pangea.

Giacomo