Riprodurre l’esistente

Ad un certo punto (com’è, come non è) la gente si sposa e si mette a far figli. Et voilà: “Si sono sistemati”.
Ora forse risulterò antipatica (lo dico prima così poi potrò dire “L’avevo detto”, cosa che fa sempre piacere) ma a volte ho questa impressione: riproduciamo l’esistente. E basta. Senza fare il minimo sforzo di cambiare ciò che non ci piace.
Per esempio, ho sentito un giovane sposo, ansioso di diventare padre, esclamare: “Ma perché devo pagare tasse così alte per sostenere i disoccupati? In questo modo, limito il mio futuro per il presente degli altri!”.
Ecco, a me viene proprio voglia di rispondere: “Sì, mio caro, proprio così. Perché il presente (leggi: altri esseri umani) esiste, il futuro non ancora”. E quindi, a prescindere dal futuro che vorremmo per noi stessi e per la nostra famiglia, dobbiamo contribuire a rendere questo mondo un posto più accogliente per tutti (per esempio, riducendo le disuguaglianze economiche e sociali).
Soltanto se manteniamo saldo questo impegno potremo riprodurci un po’ diversamente da come siamo.

Arianna

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Primum non nocere

“Dài, non fare così: non volevo offenderti!”
“Massì, son cose che si dicono… perché, mi avevi preso sul serio?!”
“Non m’ero accorto che ci stavi male”
“Vabbé, ora non esageriamo: non l’ho mica fatto apposta!”
“L’ho detto senza pensarci”

Beh, no: non basta. C’è chi muore, di leggerezza, di ferite inflitte di passaggio, con le unghie nel morbido, che t’accoglie e sembra non avere fine, allora quasi quasi t’addentri ancora un po’, è caldo, fa piacere… beh, no: stai lacerando la carne viva d’un altro essere umano.
Quel che ti pare poco, può essere troppo. Non volevi, certo, ma non volere non basta. Devi ascoltare, osservare, restare. Lì, dove sei.
Ogni tanto, chiedere scusa e poi, però, cambiare.

Arianna

Roma

Vi mandano via:
è una questione di spazio. Ma
loro non sanno, loro,
dalle camicie bianche e tese
dalla pelle oliva e negra
dai cuori torba e agnello, loro
non sanno che
lo spazio è più grande
immenso: infinito. Che
lo spazio si piega, si curva, li inghiotte.
Li porterà via, come acqua nell’Autunno
di un cesso, via dalla storia,
i politici del pitone. Li masticherà,
maciullerà, dimenticherà. E sarà sangue,
gioia, un attimo: e poi nessuno saprà più dire
il loro nome.
E noi staremo là sopra, ancora, come
sempre. Ancora sopra a quel
carro: a ridere
e a bere. Con la ruota in mano, e il sole
sotto la suola. Senza rivolgergli
neppure il saluto
Lacio Drom. Noi i loro fasci
li inghiottiremo,
masticando piano.

AlexGonella

Dentro la fortezza

Sei fuori.
Sull’altra sponda.
Volgi lo sguardo oltre il fossato: la fortezza.
Arrivano luci, risate, musica.

Non sei solo.
Tanti come te si accalcano per guardare dall’altra parte, puzzano di umanità frustrata, repressa, malata. Allungano occhi, narici, orecchie, bramano le briciole, gli echi di quella festa.
I più disperati tentano di attraversare il fossato, ci provano a nuoto, si lanciano in salti improbabili, azzardano un volo.
Li osservi fallire, ma non ti commuovi.
Sapevano benissimo a cosa andavano incontro.

Poi, il miracolo.
Dalla fortezza calano un ponte, proprio davanti a te.
“Sali!”
“Ma… io?”
“Sbrigati, c’è posto per una persona soltanto”.
Non capisci perché abbiano scelto te, non sei diverso dagli altri, forse semplicemente ti sei trovato al posto giusto nel momento giusto ma non c’è tempo per pensare, devi agire. Adesso.
E tu non sei stupido: scegli la salvezza.

Sei dentro.
Su quella sponda.
Volgi lo sguardo oltre il fossato: fuori.
Arrivano buio, pianti, fetore.

L’umanità che conosci è lontana, ma non abbastanza.
Il vento ti porta i suoi lamenti.
“Lascia perdere quei poveri disgraziati! Tanto cosa ci vuoi fare… il mondo va così”
“Del resto, anche loro… cosa pretendono? Non possiamo accoglierli tutti!”.
Finalmente capisci: c’è posto per pochi, e c’è posto per te.

Sorridi.
Ce l’hai fatta.

Arianna

I tempi sono come noi

I tempi sono
duri
facce scavate affitti bollette imprecazioni.
I tempi sono
incerti
l’eterno presente nebbia fragili relazioni.
I tempi sono
magri
le vacche a dieta la cintura stretta in vita.
I tempi sono
come noi. Inevitabile? Augurabile?
Così mi pare.
Se siamo grassi in tempi magri
forse
siamo proprio un po’ stronzi.

Arianna