Breviario del dissacratore

L’elemosina è dare dei soldi a qualcuno che ne manifesta il bisogno. Nel canone, a fondo perduto. Io invece non voglio fare l’elemosina per farla, ma come investimento. Quando mi chiedi delle monetine le ramificazioni quantistiche dell’evento elemosina sono molteplici: ti ci comprerai del cibo? O una dose? Un libro? Li metterai nella cassa di famiglia? Io non lo so. La verità è che non ci possiamo divincolare dalla catena delle cause e degli effetti. La mia cosiddetta buona azione può avere una cattiva re-azione, il motore della sequenza – la mia moneta che cade nella mano questuante – può innescare un meccanismo che si allontana dalla originaria bontà dell’azione. Certo, la mia anima sarà più salva della tua, secondo i dettami della religione – che si rivela così fondata su una salvificazione del tutto egoistica, individualistica (e poi parlavano dell’etica protestante…), ma non garantirò la salvezza della tua, agendo così nel modo più lontano possibile dal buon cristiano. Così la carità è smascherata e dissacrata.

Gianmarco, Dissacro e Profano
Ateologo italiano

Il mimo e la zingara

Ieri mattina, dopo la pioggia, il sole è venuto a baciare le vie del centro. Era tutto uno scintillio di riflessi, d’acqua e di luce. Insieme alle persone emerse dalle tane-appartamento sono sbucati i mimi e le zingare, così come si chiamano in gergo. I mimi e le zingare chiedono tutti l’elemosina, ma lo fanno in modi differenti. I primi sono vestiti completamente di bianco, volto dipinto, puliti. Le seconde sono sporche e trasandate. I primi sono uomini alti ed eleganti, con spalle larghe e postura nobile, le seconde sono vecchie e gobbe. I primi silenti. Le seconde recitano una nenia antipatica, una preghiera smoccolata nell’aria. I primi sono immobili, mentre quelle ciondolano avanti e indietro in un continuo domandare.

Entrambi chiedono l’elemosina. Ottengono lo stesso risultato con due tecniche completamente opposte. I mimi attraverso un’arte e senza chiedere, le seconde con cartelli mal scritti e bicchieri di plastica per le monete. Molto probabilmente perfino le persone che danno un soldo, sono diverse. In un certo senso, i mimi e le zingare, si spartiscono due fette di mercato. Ma c’è una bella differenza.

C’è davvero?

Io pensavo ci fosse, fino a ieri. Fino a quando, camminando per le stesse vie nel pomeriggio ho visto una strana combriccola, inaspettata. Due mimi e due zingare che mangiavano insieme uno spuntino nella piazzetta dietro al Duomo, ridendo e scherzando allegramente in una lingua sconosciuta. Ecco. I mimi e le zingare sono probabilmente mariti e mogli, entrambi con un travestimento, entrambi attori capaci di recitare una parte per le vie del centro e di raccogliere il denaro dei passanti.

Io non so dove e come vivano, ma sono sicuro che la sera, quando marito e moglie si tolgono il cerone della giornata, il mimo e la zingara si trasformano in persone normali, vivono mangiano e dormono come tutti. Probabilmente litigano pure e chissà come s’incazza un mimo di professione, tutto il giorno immobile e chissà come risponde per le rime una zingara, tutto il giorno passato a chinare il capo.

Giulio