La frutta

Ci siamo arrivati, alla fatidica frutta. Le parole che corrono sulle prime pagine dei giornali e nei forum di informazione, quelle che suonano più o meno come “Meglio essere uno sporco maschilista che essere gay”. A questo punto, cosa rimane da fare? Non lo sappiamo più, forse. Più che denunciare, indignarci, dire fare baciare lettera testamento, sembra che niente abbia la forza necessaria a far cadere questo soffocante potente che si è nutrito dei bassi istinti, che è stato votato dalle basse emozioni… Questo è il punto: Berlusconi è un’emanazione culturale (lo è sempre stato, lo è diventato?), penso a volte che sia una specie di concretizzazione di alcuni valori culturalmente accettati, un’incarnazione di come l’italiano vorrebbe che sia l’italiano che cerca di essere. Un uomo con una virilità ostentata, detentore di un potere squisitamente economico con cui può raggiungere i suoi obiettivi, raggirare la legge, trovando l’inganno una volta fatta la legge, o facendo una legge con l’inganno, sistemando i propri affari, salvaguardando gli interessi del familismo amorale. Un uomo che, nonostante l’avanzare dell’età, si attornia di gioventù, legittimando la costruzione di mete culturali allineate alla logica del successo e dei quindici minuti di celebrità. E ci sarebbe da dirne ancora: il fatto è che ho l’impressione che ad un certo punto B. sia apparso, come fosse stato creato nel laboratorio della società italiana, come fosse comparso nella forma che conosciamo, cullato e alimentato dalle nostre infime volontà di potere, pompate dal rampantismo degli anni Ottanta e dal modello d’azione sociopolitica che – piccolo incidente di percorso – Tangentopoli aveva mostrato. Che sia apparso come quella frutta geneticamente modificata che non marcisce mai, se non in chi se ne ciba, diventando tumore.

Gianmarco