Dichiarazione

IMG_20140219_204733Vorrei dire far sapere che ci sono
nel mondo
pieghe sul tuo collo ci sono
dita ondulate
le tue
increspate appena fanno su giù
ci sono poi occhi
come il cielo a volte
grigi a volte blu, ci sono
le tue ginocchia con l’osso in avanti
e un sorriso a metà.

Ci sono tutte queste cose
e ci sei tu.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

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Grazie di esistere, con fatica

Ci sono persone la cui esistenza è di conforto per gli altri, e per gli altri soltanto. Ci sono persone il cui cammino è in salita, una salita ripida, persone che fanno fatica e tuttavia riescono a dare agli altri quel coraggio, quella consolazione e bellezza che, a volte, non sanno dare a se stesse.
Sarebbe naturalmente auspicabile che l’esistenza fosse per loro più leggera, che gli eventi concedessero un attimo di respiro e che, per quanto riguarda le sofferenze evitabili, queste persone riuscissero a viversi “dall’esterno”, dispensando sulle loro ferite quel balsamo così prezioso sulle ferite altrui.
Nel frattempo, però, vorrei ringraziarle, perché fanno lo sforzo di mantenersi vive.
Grazie, davvero.

Arianna

Foto: Eva Munter

Un gesto d’amore

Ho scoperto che l’uomo
e la donna
nascono nudi
grumo di carne
tra il sangue e la merda
– sì, la merda –
uno strappo  
il respiro.

E così siamo.

Ma non è vero il pensiero è vero
un gesto d’amore
perfetto scolpito
tra lo strappo, il sangue e la merda.
Un gesto d’amore che esiste
– com’è possibile? –
in questa schifosa
vischiosa realtà.

Arianna

Chiedo un miracolo

Non ci sei.
E’ proprio vero che sei morta, allora. Non è come quando ti arrabbiavi, sparivi per un po’ e poi ti passava. Questa volta è diverso.
Ti cerco, dimenticandomi che non posso trovarti. Ti cerco nei cassetti, non ci sei. “Forse dovrei provare nell’armadio”, penso. Ma niente, neppure lì ti trovo. Ti cerco nei capelli arruffati di una bambina che mi chiede: «Dove dormi?». Ti cerco stasera a teatro, appena prima di commuovermi, e nel riflesso di una candela, diventate due nel bicchiere.
Non ci sei, va bene, lo devo accettare. Ma chiedo un miracolo: sopravviverti senza tristezza. Chiedo di trovarti nel modo in cui puoi esserci e godere della tua esistenza, passata – è vero – però reale. C’eri.

E fanno tre mesi.

Arianna

Godersi la vita o giustificare l’esistenza

Mi pare che le persone si possano dividere in due macro-categorie: quelle che esistono senza necessità di giustificare la propria esistenza e quelle che, invece, hanno bisogno di trovare un senso al loro esistere che vada al di là dello stesso.
Chi appartiene alla prima categoria “sa godersi la vita” e pensa alla morte solo in termini di disgrazia e sperando che lo/la colga il più tardi possibile. Chi appartiene alla seconda categoria, invece, non sa o non vuole “godersi la vita” e si sforza di cercare una ragione alla sua esistenza, perché quest’ultima appare troppo dolorosa o misteriosa per potersi giustificare da sé. Chi appartiene alla seconda categoria pensa alla morte in quanto parte dell’esistenza nella convinzione che, come l’esistere, anche il morire debba essere giustificato.
Domande aperte: è possibile passare da una categoria all’altra e, se sì, come si fa? È più facile passare dalla prima categoria alla seconda o dalla seconda alla prima? A quale categoria vorreste appartenere?

Arianna