Parole incespicanti

Parole incespicanti
incerte nel vuoto
l’attimo instabile
tra punta
e tallone.

Parole che scoprono
per la fatica
di tenere dentro
schiacciata in fondo

una rabbia nuda.

 

Foto: Nadia Lambiase

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La fatica delle relazioni

Che fatica capirsi, quando non ci si, oppure ci si, senza.
Che fatica non giudicarsi, quando si pensa: “Così”. Proprio, esattamente così.
Che fatica vedere cose mai viste, e non vederne altre, già viste.
Che fatica vedere, prima di pensare.
Che fatica, insomma, uscire da sé.

 

Arianna

Povera rabbia

ostacolo sormontabileOk, le cose sarebbero potute andargli meglio. Tutto sommato, però, non se la passava male. Neanche bene, d’accordo, ma sarebbe potuto stare peggio. Si può sempre stare peggio, no? No, questa forse era una cazzata. Però nel suo caso era vero: sarebbe potuto stare peggio.
A volte, di nascosto, se lo augurava: stare peggio, per essere finalmente in diritto di sfogare quella rabbia che gli montava dentro, da parecchio tempo ormai, e poi se ne stava lì, incastrata tra i pensieri, e l’affitto da pagare. Sempre a inizio mese, poi. Ma chi glielo assicurava che ci sarebbe arrivato, al fondo di quelle quattro, cinque settimane?
Quattrocento euro mensili non sono tanti, non bastano per starci dentro, inutile starsela a raccontare. E la rabbia montava, la sentiva in pancia, nelle vene delle gambe, tra i denti. Ma coi tempi che corrono… quante cazzate! I tempi, quelli se ne fregano, a correre sono sempre gli sfigati che s’arrabattano tra un lavoretto e l’altro, si sbattono di qua e di là con un piano B sempre pronto in testa: “Faccio domanda per ‘sto bando, così se non mi rinnovano il contratto ho le spalle coperte per altri tre mesi. E se poi mi rinnovano il contratto, alla peggio rinuncio”.
Non riusciva a rilassarsi, gli rimproverava il suo amico Fili, dall’alto del suo contratto a tempo indeterminato. E la rabbia montava, più furiosa. Furiosa? Sì, furiosa. Ma anche triste. Non c’era una logica, un senso alla base di quelle disuguaglianze macroscopiche, era tutto un gran casino, un gran casino di merda. Aveva paura di ammalarsi: “Se mi ammalo, affondo, è la volta buona che affondo. Come lo pago l’affitto, se mi ammalo?”.
Si faceva troppe paranoie, gli rimproverava il suo amico Fili (quello del contratto a tempo indeterminato). E mai una volta che offrisse da bere. Erano amici, però ognuno si faceva la sua vita: felice, quella di Fili, infelice, la sua.
Dava troppa importanza al lavoro, ai soldi. Forse Fili aveva ragione, forse si stava perdendo dietro ai contratti, ai soldi che non bastano mai, alla rabbia che monta dentro da tanto tempo, dietro alla tristezza che gonfia gli occhi, e all’invidia. Per le vite degli altri.

Arianna

Grazie di esistere, con fatica

Ci sono persone la cui esistenza è di conforto per gli altri, e per gli altri soltanto. Ci sono persone il cui cammino è in salita, una salita ripida, persone che fanno fatica e tuttavia riescono a dare agli altri quel coraggio, quella consolazione e bellezza che, a volte, non sanno dare a se stesse.
Sarebbe naturalmente auspicabile che l’esistenza fosse per loro più leggera, che gli eventi concedessero un attimo di respiro e che, per quanto riguarda le sofferenze evitabili, queste persone riuscissero a viversi “dall’esterno”, dispensando sulle loro ferite quel balsamo così prezioso sulle ferite altrui.
Nel frattempo, però, vorrei ringraziarle, perché fanno lo sforzo di mantenersi vive.
Grazie, davvero.

Arianna

Foto: Eva Munter