Affezionati e bastardi…

Una coppia di miei cari amici si sono sposati. Hanno fatto il salto, poche settimane or sono. Li ho visti in chiesa, vestiti di bianco, con il viso raggiante.

Mi sentivo, lo ammetto, un po’ in colpa quel giorno, per via degli scherzi che avevo combinato la sera prima, a loro insaputa, in casa loro, con l’aiuto di alcuni amici affezionati e bastardi (bonariamente bastardi, come me).

Mi ha colpito parecchio questo matrimonio, devo dire. Diverso da tutti gli altri a cui ho partecipato. Sono i miei primi amici che vedo sposarsi e la cosa mi ha fatto riflettere.

Lui, lo sposo, ha la mia età, siamo cresciuti assieme, con le pistole ad acqua, i dadi e i giochi di ruolo e ora eccolo, un uomo con l’anello al dito, sereno, contento. Hanno trovato casa e stanno cominciando a fare dei progetti.

E’ accaduto così in fretta che non me l’aspettavo, mi ha còlto impreparato. E mi son sentito di riflesso un bambino, che pensa ancora a giocare con il duplo (vi ricordate vero cos’è il duplo? per chi ci ha giocato da poppante è indimenticabile!). Mi viene così da pormi un po’ di domande su me stesso, sulla mia vita, sui miei progetti.

A che punto sono io?

La cosa che più mi ha toccato è la riposta che mi hanno dato quando gli ho chiesto come hanno fatto a farsi una promessa così importante, così a lungo termine. Com’era possibile, mi domandavo, essere così certi del proprio amore da giurarselo per sempre? Così sicuri di quello che il loro cuore proverà tra 30 anni? Mi sembrava tanto meravigliosa quanto assurda, la naturalezza e semplicità con cui si sono uniti all’altare, che ci sono rimasto di sasso. Davvero.

La risposta che mi hanno dato mi ha lasciato a bocca aperta. E’ bellissima, e ve la voglio riportare.

Mi hanno detto che è probabile che non si capisca il matrimonio se non si sente la vicinanza con Dio. In tal caso è facile che esso (il matrimonio) appaia tanto sconsiderato quanto azzardato. E’ chiaro, mi dicevano, che da soli non si va da nessuna parte, e proprio per questo occorre credere in Dio, affidarsi a Lui. Come un fiore che per non seccare deve essere messo in un vaso pieno d’acqua così il matrimonio deve essere rimesso a Dio, che lo contenga e lo alimenti. Solo così è possibile fare la promessa, perchè forgiata “da” e “in” Dio, e per questo diventa  un legame che esula e trascende la debolezza e la pochezza umana spesso causa di odio e divisione. Con la fede si conferisce così all’amore il potere di vincere su tutto e di durare per sempre.

Fede come sentire, come gesto, come afflato interiore. Oltre lo schema di un dogma religioso, oltre le barriere dei nostri diversi credo. Sentire Dio che esiste come entità, oltre cristianesimo o buddismo aggiungerei io…, sentire veramente la sua presenza viva nel cuore e a lui affidare la nostra forza, le nostre scelte, il nostro futuro.

Ringrazio allora qui pubblicamente questi due sposi, perchè hanno saputo commuovermi, e perchè gli voglio proprio un gran bene e non so se gliel’ho detto come meritano. Ecco.

Giacomo

Alta fedeltà

«Dài, raccontami com’è andata ieri sera… »
«Sono andato a cena da lei, abita un po’  fuori città, una grande casa, vista sul mare. Per fortuna non eravamo soli. Abbiamo mangiato, bevuto, lei rideva, mi cercava con lo sguardo, mi sfiorava le mani, ma in maniera impercettibile e io pensavo: “No, non mi sta toccando, è solo la proiezione del mio desiderio”. I suoi amici sono andati via presto, lei mi ha fatto salire in camera, abbiamo bevuto ancora, lei rideva, mi guardava con quei suoi occhi neri grandi così – ti giuro – grandi così. Ad un certo punto ho detto: “Io vado”. Ma non riuscivo a muovermi. Restavo seduto sul letto, comandavo alle gambe di alzarsi… ma loro niente, immobili, ero paralizzato. Ho ripetuto: “Io vado”, l’ho ripetuto almeno quattro volte.
Su di me l’azione di due forze opposte e di pari intensità: l’attrazione per lei, quegli occhi, il seno, le labbra… non mi ci far pensare. E poi il rispetto per Valeria, per la nostra relazione. Ad un certo punto, non so come, mi sono alzato. Sono riuscito a muovere i passi che mi separavano dalla porta… “Ti accompagno”. Miracolosamente, ho avuto la forza di rispondere: “No”. Lei non ha insistito. Appena salito in macchina ho pensato: “Sono salvo. Per questa volta, sono stato fedele”.
Ma quanto durerà? E poi, c’è mancato talmente poco! Se avesse fatto un gesto diverso, se avesse per esempio accavallato le gambe o se si fosse scostata i capelli dal collo… sarei stato fedele? Voglio esserlo, andare contro la mia natura? In fondo, la monogamia non è naturale. Però se  penso che Valeria possa tradirmi, mi sento morire. Quindi devo essere fedele anch’io, mi dico. Eppure conosco tante persone che non lo sono, e che non si fanno dilaniare dai sensi di colpa. In silenzio, tradiscono. A volte mi chiedo: sarei più felice se mi concedessi il diritto alla poligamia? E Valeria? Sarebbe più felice se potesse tradirmi? Forse mi tradisce a mia insaputa? Non ci stiamo forse ingannando tacendo la sofferenza della monogamia?
Oddìo  è Valeria! Si è già svegliata… ti richiamo!»
«Buongiorno, amore. Com’è andata la cena ieri sera?»
«Normale. Niente di che».

 Arianna