Ribadire la libertà delle donne

Ho saputo dei fatti di Colonia mentre ero in vacanza, in Marocco. I primi pensieri non sono andati ai rifugiati, alle politiche europee, al razzismo. Ho pensato alle donne, all’umiliazione di essere guardate e toccate, come pezzi di carne in macelleria. Ho pensato alle volte in cui mi sono sentita così, e al disagio di trovarmi in un posto in cui gli uomini sembrano padroni dello spazio, della strada. Le oppressioni sono molteplici, eppure soltanto le proprie risultano auto-evidenti: stanno lì, nella pancia.
Perché negare, però, che in alcuni contesti vi sono maggiori disuguaglianze, e più repressione affettiva e sessuale? Nelle politiche di accoglienza occorre ribadire la libertà delle donne (ci son volute lotte!), così facciamo un ripasso anche noi, già che ci siamo.

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A piè pari

Nel posto dove lavoro, è vietato – o per lo meno fortemente disapprovato e additato – presentarsi con pantaloni corti, tanto meno con scarpe che non siano rigorosamente chiuse. Questo perché siamo a contatto con il pubblico – per quanto ci possa essere del pubblico in uno studio di registrazione e doppiaggio (i soliti attori che conosci ormai da mesi, con i loro soliti pinocchietti da metà giugno, e qualche volta un cliente in visita).

In giornate di temperature estive urbane, quindi, il massimo della libertà è un pantalone di lino svolazzante con una scarpa di tela. Premettendo che non è un problema in sé, mi sorge un dubbio quando allungo l’occhio aldilà dello schermo e vedo la collega in gonna e sandalo. Lungi da me prenderla a rappresentante dell’intero genere femminile, ma non vi viene da chiedervi: perché io non posso mostrare i miei piedi, le mie gambe, e lei sì? Di cosa si tratta, se non di una forma di discriminazione?
Allora c’è del culturale qui, ma soprattutto dell’interiorizzato: la nudità femminile legittimata, il corpo maschile negato. Ossia, rifatevi gli occhi con le belle gambe e i piedi sinuosi, maschietti eterosessuali, mentre voi tenete a bada i vostri corpi in confortanti vestiti da status egemonico.
Sia chiaro che non auspico una rivoluzione dei costumi (no?), però penso a quale sia l’origine di questo veto sul corpo maschile… Gli studi di genere, quelli femministi in particolare, hanno sempre parlato o di mercificazione del corpo della donna o di una sua mutilazione culturale, mettendo anche in dubbio – decostruendo, destrutturando – costumi che erano plasmati dalle relazioni di potere (v. il reggiseno bruciato); denunciando la svendita dei metri di pelle nei media; parlando di corpo come oggetto e non come soggetto; rivendicando la libertà di riappropriarsi della propria fisicità contro il dominio maschile sull’utilizzo del corpo femminile…
Voglio dire/chiedere: il sandalo e la gamba scoperta in ufficio sono conquiste del femminismo? La negazione del corpo maschile nell’ambiente lavorativo medio è una vittoria del femminismo? Una sconfitta del maschilismo?
Si tratta solo di senso estetico, qualunque cosa si intenda? Stiamo dicendo che eh però le gambe delle donne sono belle, quelle degli uomini…

Sarà solo che a me piace il maschio?

Pensiamoci. Fino alla prossima puntata. Intanto consideriamo l’idea che la parità del diritto e delle opportunità forse passa anche dalla parità dei piedi? Siamo in grado di partire, davvero, dal basso? Di pensare a piè pari?

Gianmarco

Dalla parte delle donne

Ancora sulle donne. Alcuni diranno mbeh, è la prima volta che scrivi sulle donne ed è proprio vero, in questo cielo è la prima volta che porto alcuni pensieri che spesso però mi accompagnano nel quotidiano. Il mio discorso inizia con una provocazione: io mi auguro che un giorno vi siano più donne vere. Fatti gli stramaledetti caxxi tuoi, cretino! Potrebbe dirmi qualche esponente del pubblico femminile, quando mi arrogo l’implicito diritto di definire che cosa sia donna e che cosa non lo sia. Visto?, vi siete fatte fregare! Chi sia donna e chi non lo sia, avrei dovuto scrivere. Io non mi arrogo il diritto di sapere chi sia la donna, era una provocazione, ma quello che desidererei davvero è che la donna possa, al di fuori degli angusti confini in cui la società cerca di imprigionarla, esprimere la sua vera natura. Perché questo non accade ed è anzi la società, il mondo, un certo pensiero antico e stupido, che definisce invece chi la donna debba essere. E la società, maschile o femminile che sia, grida: un oggetto da consumare. Ed ora guardate a sinistra, qui in alto. L’avete già fatto, ma guardate nuovamente. Questo è un falso modello. E’ un modello orribile, un manichino privo di vita, un modello di donna svuotato del proprio contenuto, un involucro vuoto. Come uomo mi sento attratto da questo modello ed è questa la prova del fatto che questo mio gusto sia stato pilotato e cioè proprio il fatto che io venga attratto da un modello che in realtà, se guardo in profondità dentro me stesso, mi disgusta. Se tra le donne lettrici una solamente pensa che le piacerebbe assomigliare a questo modello, ecco una prova ulteriore di come le nostre menti, i nostri gusti, le nostre visioni, siano state decise dall’esterno.

Giusto ieri, durante la festa della donna, mi sono imbattuto, grazie alla mia compagna, in questo filmato, che ha suscitato in me un profondo disgusto, ma non come qualcosa di nuovo, bensì come qualcosa che conosco, qualcosa che già pensavo e che stava nei miei pensieri, negli scritti più vecchi di questo che non avete mai letto perché sono nati su un’altra terra. Ma prima di cliccare ed andare a dare un’occhiata vi avviso: è un breve documentario di venticinque minuti e per arrivare in fondo c’è bisogno di attenzione, di intelligenza e soprattutto di un po’ di voglia di capire uno dei tanti processi di sopruso e schiavizzazione in atto nella società in cui viviamo. Siamo schiavi, diventiamo schiavi. Puntualizzo, per arrivare in fondo a questo video bisogna sbattersi ed avere il coraggio di affrontare una piccola realtà. Se inizierete e lascerete da parte non ci sono scuse, significa che siete troppo superficiali, troppi stupidi o stupide, troppo ottusi o ottuse, troppo inglobati, mangiati, spolpati vivi da quello che è già stato per rendervi conto di quanto il vostro cervello stia subendo un lavaggio, che al confronto la pubblicità dei detersivi non è nulla. Mi espongo, se non cliccate o se non concludete e non riflettete, siete dei cretini o delle cretine.

Voglio fare una puntualizzazione per il pubblico femminile. Non fate di questa questione una facile battaglia femminista, perché qui non c’entrano gli uomini e le donne, o meglio c’entrano, ma non è una lotta sesso contro sesso. Qui è una lotta tra differenti sensibilità, tra una vecchia che prima o poi deve lasciare il pianeta come una pelle morta di un serpente ed una nuova di cui sono e mi sento pioniere. Quella sensibilità vecchia la fa oggi da padrona e, spaventata dal nuovo vento, un vento che vive anche di rispetto e parità vera tra i sessi, si impegna con ogni mezzo rimastole a disposizione per decerebrare le persone, per renderle delle bambole balbettanti un unico messaggio: quello imparato. Qui gli uomini nuovi si devono schierare insieme alle donne nuove ed affermare che tutta questa spazzatura, che lo schifo in cui viviamo deve avere una fine. Io lavorerò tutta una vita per cercare, tra le altre rivoluzioni non violente di cui mi sento promotore, di fare in modo che l’uomo e la donna diventino due mondi che riconoscano nel rispetto il reciproco potere, la reciproca bellezza e la reciproca diversità. Questa è per me l’epoca in cui la donna riacquisterà il suo ruolo ed il suo potere, ma per fare questo deve purificarsi, così come l’uomo, dallo schema mentale a cui è stata assoggettata per millenni. Questo schema è uno schema messo in atto non dall’uomo, ma meglio attraverso l’uomo da forze superiori e malefiche che hanno fatto leva sulla debolezza di entrambi i sessi per creare una visione di schiavitù generale. Così la donna è schiava della propria immagine, alla rincorsa di una bellezza vuota, finta, prefabbricata, simile a quella di un manichino, senza vita e senz’anima, mentre l’uomo è schiavo di una dipendenza smodata, studiata, imposta a tavolino da quel simbolo di potere che è la vagina. Ripenso a quel dipinto, l’Origine del mondo.

Io vorrei chiedere ad ogni uomo e ad ogni donna di purificare se stessi da una visione distorta dei sessi, da una visione vecchia ed abbruttita dai secoli, per abbracciarne una nuova estremamente più elegante e potente: una visione di rispetto reciproco in cui la natura dell’uomo e della donna possano emergere naturalmente per quello che sono, nel loro equilibrio, nella reciproca interazione e fusione, nell’amore, anche fisico, non come passatempo vuoto, ma come momento di sublimazione della affascinante duplicità dell’esistente. Qui sotto, tra i commenti, vorrei due parole da tutte le persone che hanno visto questo video o che hanno letto questo scritto, dalle persone che anche se non hanno capito un cacchio di ciò si cui si parla, appoggiano questa visione perché sentono che quella che ci propinano è una menzogna schifosa. Mentre qui soffia il vento nuovo.

Giulio