Oggi sei stato in altalena

Oggi sei stato in altalena
per la prima volta
e io non c’ero.

Non ho visto
la tua bocca che si apre
per far spazio
allo stupore,
non ho sentito
la tua risata chiara,
ruscello di montagna.

Era la prima volta
ma molte seguiranno:
io vado al lavoro
e tu
diventi grande.

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Dormo meglio con te

Dormo meglio con te
appiccicato
col respiro pieno
di catarro
e le braccia
allargate a croce.

Dormo meglio con te
scomoda
con la paura
di schiacciarti
stretta su un fianco
a trattenere la tosse.

Anche i grandi
vedono mostri notturni
ombre lunghe
come pensieri
nei giorni non ancora.

Stammi vicino
tu che sei piccolo
e ti basti
con la tua mamma.

Lasciarsi toccare

Come molti neo-genitori, ho seguito un breve corso di massaggio infantile.
Ecco qualche appunto sparso sul tema.

I neonati integrano più facilmente nel proprio schema corporeo le parti che vengono toccate, nude. E se anche per noi grandi funzionasse un po’ così? Forse anche nel nostro caso esistono soltanto le parti di noi che lasciamo – almeno ogni tanto – esposte allo sguardo altrui, e al contatto. Le parti che invece teniamo sempre nascoste, sempre protette a un certo punto smettono di esistere perfino per noi stessi.

Toccare è sempre reciproco: chi tocca è anche toccato, inevitabilmente. Se massaggio il mio bimbo, la sua pancia è toccata dalla mia mano, e la mia mano dalla sua pancia. E’ dunque un’esperienza intima per entrambi, ché anche toccare espone, non solo lasciarsi toccare.

Il contatto è generativo: una mano e una pancia che si toccano sono qualcosa di nuovo e di più della mano e della pancia prese singolarmente. Allora occorre curare sia il momento dell’avvio del massaggio (chiedendo il permesso prima di massaggiare) sia il momento della fine (staccando delicatamente e lentamente le mani, in modo che la transizione sia graduale).

Il massaggio produce sempre un effetto, anche se non immediato. Più una pancia (o una gamba, o una schiena…) è massaggiata, più – in qualche modo – “matura”.

Preghiera semplice

Dio delle madri
insonni
a vegliare su pensieri
appuntiti e disordinati
come chiodi in una scatola
a vegliare su figli
malati e pieni
di paure
fa’ – ti prego –
che le mie carezze
restino
ingombranti e ostinate
fa’ – ti prego –
che il mio piccolo
ci scivoli sopra, c’inciampi contro
quando tagliente e ruvido
quando buio e stanco
fa’ – ti prego –
che le trovi
senza cercarle.

Ti auguro, piccolo mio

Ti auguro, piccolo mio,
una vita felice e densa
d’amore,
che tu possa trovare
e continuamente cercare
dove
sicuro: caldo nel freddo,
fresco d’estate,
un luogo dentro
da chiamare casa.

Ti auguro, piccolo mio,
di generare tracce
luminose,
che tu possa avere
occhi
e sentire pieno
il senso, qualcosa
di più grande
ad abbracciarti.

Perché un figlio

Perché un figlio – chiedo
come perché
perché proprio
un figlio, perché?

Beh ovvio: la natura, la biologia,
e poi tutti ormai
adesso, forse
possiamo, non sempre potremo,
per essere felici,
perché più felici con.

Un figlio perché la cultura,
il sistema sociale,
per non morire
accartocciati senza
nemmeno uno sguardo
a fare caldo attorno.

Un figlio perché terrorizza
il vuoto davanti,
per lasciare qualcosa
come scudo
contro il male del mondo.

Un figlio perché i nonni,
la stanza già pronta,
per chiudere la porta
e parlare soltanto
di pappa, cacca, nanna.

Un figlio per tornare bambini,
per crescere ancora,
per aprirci
a terribili cose possibili,
per non pensare
ai sette miliardi umani,
al clima che cambia,
per tenere tutto piccino
dentro a una mano.

Un figlio per avere
una creatura nuova
che esiste,
non dà spiegazioni,
per sentire insieme
fortissima paura e poi
qualcosa di sottile, simile
a una carezza.

Foto: Gegio

Nascita (6)

Lasciar spazio all’inatteso come una cicatrice di 12 punti

Naturale violenza primordiale

In precario equilibrio tra la vita e la morte

DSC_0243_2Scoprirsi genitori non per atto di volontà ma per accettazione

Scoprirsi genitore e riconoscersi intimamente figlia

Lasciarsi nascere nuovamente

Accogliere il limite della vita

E di questo farne la propria felicità.

 

 

Nadia

 

Nascita (5) – Mettersi un estraneo in casa

Una donna, mamma di due bimbi:
“Io lo dico sempre ai miei figli, che non è obbligatorio né sposarsi né metter su famiglia! E lo penso davvero… diventare genitori… non è per tutti. Un figlio, una figlia può venir fuori… come non te l’aspetti… può anche non c’entrare niente… Alla fine è… è come mettersi un estraneo in casa”.
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Arianna

Foto: Mosca 2012

Conversazioni maliane 2/2

L’altro giorno ho chiamato mia madre; mi ha chiesto “Sai che tua sorella ha partorito?” “Quale sorella?”… ed era la mia sorella maggiore! Ti rendi conto? E’ il settimo figlio! Mi sono talmente incazzato che non l’ho neanche chiamata. Di solito si danno dei soldi, o almeno si chiama per fare delle benedizioni al bambino, per augurargli una lunga vita…

Come mai ti sei incazzato?

Eh, perché continua a sfornare figli, ma non ha neanche finito di costruirsi la casa, è ancora in affitto! L’anno scorso a causa del colpo di stato e dei disordini non ha ricevuto lo stipendio per diversi mesi, abbiamo fatto tutti dei sacrifici per darle una mano… però ora basta! Ancora un altro bimbo da mantenere?

E il marito?

Il marito è un cretino, guarda, io proprio non lo sopporto. Un paio d’anni fa aveva fatto un grosso affare, aveva un po’ di soldi… e invece di finire la casa, ha pensato di prendersi una seconda moglie! Dopo un anno però, quando le cose cominciavano ad andare male, lei ha divorziato, perché ha capito che non era ricco per davvero. Vabbè, le donne materialiste esistono dappertutto… ma lui! Ti rendi conto di come ragiona? E poi ogni tanto mi chiama – sempre per chiedermi dei soldi, ovviamente – “fratellone fratellone”…
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Ma perché tua sorella non divorzia?

Mah, sai, è la prima moglie, e poi una donna divorziata non è ben vista… ci sono ancora queste idee così. Per esempio, se una coppia non ha figli, si dà subito la colpa alla donna, e si consiglia al marito di prendersi un’altra moglie. Molto più giovane, naturalmente. Mia madre ogni volta che torno mi propone qualcuna, ma sempre giovanissime, minorenni addirittura. E, quando le faccio notare che sono delle bambine, lei ribatte: “Meglio, così le plasmi come vuoi”. Capito? Ed è mia madre che lo dice!

Arianna

Foto: MuCEM, Marsiglia 2013