Invidia

Per chi non conosce il male
o lo conosce ma solo un po’, così,
per sentito dire:0328
magari il figlio dell’amico,
un lontano cugino, la sorella
del cognato o addirittura
nessuno
di sua conoscenza, proprio nessuno.

Per chi ha conosciuto il male
ma ha vissuto anche senza:
arrivato, e poi andato.
Per chi ha pensato: fine! Ora si parla d’altro.

Per chi non riesce a immaginare
niente
di così terribile da far dubitare
che ne valga la pena, per chi dice
massì, dai, in fondo
ce la siamo sempre cavata tutti, no?

Per questi ed altri:
invidia
come una protesta contro
come dire basta
e poi voglio
anch’io voglio, come gli altri
altrove
altre difficoltà, va bene,
ma di queste: basta.

Arianna

Foto: Eleonora Pascai

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Meritocrazia

Forse invidia (visto? hai ragione), ma più ancora
rabbia,
ché ti vanti d’esser forte, festeggi
la guarigione definitiva l’ennesima
promozione.
Carriera, salute, amore finalmente
hai tutto.
E così vuoi spiegarmi
come si fa:
guardate me,
guardate me, guardatemi.
Guardate e imparate
come il vento si piega
ai miei desideri.

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Tutto merito tuo, vero?
Perché sei forte, prepari la barca,
l’equipaggio, la testa:
sei pronto a tutto
sfidi la tempesta.
Certo: a nulla servono soldi, famiglia, amici e poi,
scritto in piccolo,
stato sociale.
Anche questo un merito:
nascere dove ancora
(per ora)
le tasse finiscono, almeno in parte,
da qualche parte.
E va bene: ti guardo.
Penso: che fortuna.
Ma anche: non mi piaci.

Non mi piaci per niente.

Arianna

Foto: Roma 2014

Prendi un altro

Un fatto, m’han detto, ma dai, che roba, è successo, un dolore, che vuoi, chissà dentro, mi spiace, e dire, tu pensa.

Ti spiace?
Mi spiace, certo, mi spiace.
Sollevata, però, sospiro: “A me, a noi, non capiterà”.

Poi, il nome.
Mia figlia, mia madre, io.

La disgrazia, di colpo, tragedia.
E guarda quanti, lì a guardare!

Ah, perché proprio io?
Se solo un altro, un altro qualsiasi!

Sarebbe diverso?
Sì, sarebbe diverso.
Per me, sarebbe meglio.

Arianna

Il vulcano Puyahuè

Il vulcano Puyahuè

Acquerello di Niccolò Da Ronco

Dentro la fortezza

Sei fuori.
Sull’altra sponda.
Volgi lo sguardo oltre il fossato: la fortezza.
Arrivano luci, risate, musica.

Non sei solo.
Tanti come te si accalcano per guardare dall’altra parte, puzzano di umanità frustrata, repressa, malata. Allungano occhi, narici, orecchie, bramano le briciole, gli echi di quella festa.
I più disperati tentano di attraversare il fossato, ci provano a nuoto, si lanciano in salti improbabili, azzardano un volo.
Li osservi fallire, ma non ti commuovi.
Sapevano benissimo a cosa andavano incontro.

Poi, il miracolo.
Dalla fortezza calano un ponte, proprio davanti a te.
“Sali!”
“Ma… io?”
“Sbrigati, c’è posto per una persona soltanto”.
Non capisci perché abbiano scelto te, non sei diverso dagli altri, forse semplicemente ti sei trovato al posto giusto nel momento giusto ma non c’è tempo per pensare, devi agire. Adesso.
E tu non sei stupido: scegli la salvezza.

Sei dentro.
Su quella sponda.
Volgi lo sguardo oltre il fossato: fuori.
Arrivano buio, pianti, fetore.

L’umanità che conosci è lontana, ma non abbastanza.
Il vento ti porta i suoi lamenti.
“Lascia perdere quei poveri disgraziati! Tanto cosa ci vuoi fare… il mondo va così”
“Del resto, anche loro… cosa pretendono? Non possiamo accoglierli tutti!”.
Finalmente capisci: c’è posto per pochi, e c’è posto per te.

Sorridi.
Ce l’hai fatta.

Arianna

L’alleanza del Nuovo Purgatorio Ricostituito

Dovevo ancora venire al mondo. Era una giornata come le altre e stavo camminando con le altre anime lassù, mi facevo i soliti due passi nel vuoto svolazzando qua e là, ogni tanto, ma mi sentivo stranamente irrequieto. Neppure Dio, quel giorno, che tutto permea e comprende, seppe darmi un senso di pace e smisi di interrogarlo sul significato della vita che ancora mi rimaneva oscuro, sebbene lui tentasse pazientemente di spiegarmelo. In realtà non lo stavo ascoltando, continuavo a pensare a cosa mi avrebbe aspettato: mi cagavo letteralmente addosso di dover nascere.

Perchè?

Avevo sbirciato senza un regolare permesso dell’arcangelo Gabriele dalla finestra sul mondo e avevo dato una veloce letta alle statistiche sulla povertà nel mondo.

  • Pressappoco 800 milioni non dispongono di cibo sufficiente per condurre delle esistenze normali, sane e attive.
  • Più di 850 milioni sono analfabeti.
  • Più di un miliardo di persone non ha accesso alle risorse di acqua pulita.
  • Circa 2,4 miliardi non dispone dei servizi sanitari di base.
  • Quasi 325 milioni di bambini e bambine non frequenta la scuola.
  • 11 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni di età muoiono ogni anno per cause che potrebbero essere evitate.
  • Circa 36 milioni di persone sono affette dall’HIV/AIDS.
  • Circa 120 milioni di coppie che vorrebbe far uso di metodi contraccettivi non ha la possibilità di farvi ricorso.
  • Il tasso di povertà dell’Asia orientale è diminuito, passando da circa il 28 per cento nel 1990 al 15 per cento del 1998, con il numero di persone che vive in povertà che si è ridotto da 418 a 267 milioni.
  • Nell’Africa sub sahariana, il tasso di povertà è del 48 per cento circa ed è rimasto invariato nel corso dell’ultimo decennio. Ciononostante, il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà è aumentato, passando dai 220 milioni del 1990 ai 300 milioni del 1998
  • Il 14% non ha cibo sufficiente.
  • Il 22% non ha accesso all’acqua.
  • Il 22% non vive in regimi democratici.
  • Il 27% è analfabeta (di cui il 64% sono donne).
  • Il 20% più ricco ha un reddito pari a 78 volte quello del 20% più povero.
  • Nel Terzo Mondo il 18% è senza servizi sanitari.
  • Nel Terzo mondo la mortalià infantile è pari al 9,5% (1,8% nei paesi industrializzati).
  • Nel Terzo mondo la mortalità materna è pari a 471 ogni 100.000 donne (31 nei paesi industrializzati).
  • Nel Terzo mondo c’è un medico ogni 6.000 abitanti (ogni 350 nei paesi industrializzati).
  • Vivono in condizioni di povertà assoluta il 62% degli abitanti in Africa, il 35% in America centro-meridionale e il 25% in Asia (particolarmente nella parte meridionale del continente).
  • Nei paesi industrializzati ci sono 100 milioni di poveri.

E la cosa mi sconcertava assai. C’era troppa probabilità che sarei nato in condizioni non piacevoli. Troppo alta. Ero triste, significava vivere una vita travagliata, sofferenza attendendo la morte per ritornare qui, a farmi le mie passeggiate e le partite a carte con Giuda, quel vecchio volpone.
Beh, mi venne un’idea geniale.
Cominciai a radunare tutte le anime che sarebbero nate da quel momento per i successivi 50 anni e tenni una conferenza enorme, nella sala del purgatorio che era vuota da alcuni secoli (struttura smantellata dopo che Dante ne aveva rivelato l’esistenza).
Illustrai le statistiche e riuscii a generare in loro, tutti, una vera preoccupazione.
Attesi che si agitassero e realizzassero le conseguenze di quanto era stato detto prima di rivelare la soluzione, chiara, netta, logica. Ero sicuro che tutti avrebbero concordato che era l’unica possibile, la più efficace.
Presi allora la parola e dissi:
-Carissimi, silenzio, silenzio al purgatorio, per favore. Un attimo di attenzione ancora vi prego. Ci siamo radunati qui oggi perchè la soluzione al problema è una sola ed è l’unica che possa garantire a tutti una vita semidecente. E’ evidente che anche Dio è d’accordo, perchè sapendo tutto anche in anticipo mi avrebbe già mandato a lucidare le trombe del giudizio per tutto il prossimo secolo se la cosa non gli fosse garbata. Anime qui presenti, la soluzione è logica e semplice. Dovremo ricordarci di questo momento, nella prossima vita, e l’impegno al quale stiamo per sottoscrivere, assieme, impegno che ci permetterà di creare un mondo migliore e vivere felici, senza sofferenze.
-Ben detto, bravo!
-Vai così!
-Forza!
-Anime! Fratelli miei! Ricordando questo momento dopo che saremo nati asserviremo al sacro patto dell’alleanza d’oro dei guerrieri della luce del nuovo purgatorio ricostituito che sarà la nostra futura sede per tutti i membri dell’ordine che vogliano continuare a raccogliere le anime sotto questo stendardo!. Così ci chiameremo e così è stato detto. Mettete ora una mano sul cuore e concentratevi in modo che le parole che ripeterete vengano impresse con caratteri di fuoco nella grotta del cuore. “Io, fratello dei miei fratelli, anima in cammino, mi impegno a ricordarmi delle sacre parole di luce che ora la folgore incide nel mio cuore. Qualsiasi vita dovrò fare, in qualsiasi luogo, situazione, era ed epoca, mi impegnerò a guardare, osservare e aiutare gli altri miei fratelli più sfortunati. Se io nascerò bisognoso vorrei che i miei fratelli mi aiutassero e si ricordassero di me nel momento di spezzare il pane, così io li aiuterò e mi ricorderò di loro quando avrò il pane da spezzare e da dividere con loro. Amen”

Giacomo