Per fortuna pioveva

1769Almeno all’inizio.
Quando siamo arrivati, quando ci si guardava le scarpe, le maglie, le gonne, per controllare di non essere gli unici, i più colorati. No, beh, c’è perfino una signora con un vestito rosso, e molti uomini in camicia bianca, anche il beige, diverse persone in beige.
E’ che d’estate quelli dei negozi, della moda, mica ci pensano. Martellano sulla prova costume, le vacanze, si fanno i conti con i soldi, e i desideri. Ma di certo uno non se l’immagina, a luglio, mentre alcuni già al mare e altri tra poco, non se l’aspetta, di aprire l’armadio, chiedendosi con quali abiti si sentirà più a suo agio, a piangere, in mezzo ad altri, che pure staranno – almeno a tratti – piangendo. Ché l’apparenza non è tutto, va bene, però piangere in giallo o in arancione, passi il verde, meglio se scuro, l’ideale in ogni caso rimane il nero, al massimo il blu, il grigio. Il bianco non so.

D’estate uno non ci pensa, mentre sta in vacanza, al mare, mica ci pensa che si troverà di colpo su un autobus notturno, a fare la strada a ritroso, non ci pensa, che vedrà la sua amica curva, che l’abbraccerà, che l’amica scoppierà in un pianto di quelli che fanno piangere, guardando da dietro gli occhiali scuri per dire: “Non ho più niente”. Uno non se l’immagina, sotto il sole estivo, che proverà a contraddirla, a ricordarle gli amici, la famiglia, il lav… “Sì, sì, sì. Ma vi giuro che ho la morte nel cuore”.

Ed è proprio il cuore. Il prete ha detto lo porteremo al Signore, sarà il nostro tesoro. Poi ha precisato che umanamente non c’è risposta. Perché Giacomo, perché 34 anni, perché così. Non c’è risposta. Umanamente.

E non si poteva prevederlo, ma adesso si odiano i vivi, tutti, perché lui è morto. Si odia ogni cosa che respira, perché lui non respira più. E si dice di andare avanti, si dice non c’è altro, non c’è altro, non c’è altro da fare. Andare avanti vuol dire stendere il bucato, prendere il tram, lavare le verdure. Ma forse vuol dire anche urlare sott’acqua, tapparsi le orecchie, stare ore a fissare il vuoto. Un vuoto qualsiasi (anche un pieno va bene).

Siamo umani, e non abbiamo risposte.
Stiamo vicini, ci siamo.

Per fortuna pioveva.

Arianna

Foto: Gegio

 

 

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Il vuoto è grande

Per mia nonna, Carolina.

 

Certo, il vuoto è grande perché occupavi uno spazio maggiore rispetto e infatti la cassa l’han dovuta ordinare, non si poteva scegliere il colore, ma pare sia chiara, allora va bene.
Certo, il vuoto è grande sopra al divano, dove prima il tuo corpo, ora invece niente o, meglio, qualcosa, che sembra niente.
Pero`il vuoto è grande anche perché c’avevi messo dentro tante persone. Come quando pregavi su commissione, e volevi conoscere il giorno, l’ora (indicativa, per carità…) : per i compiti in classe, le interrogazioni, per gli esami, nostri e poi – visto che funzionava – anche degli altri. E per le cose piu`serie : le operazioni, le malattie.
Il vuoto è grande perché c’era tanta gente a salutarti, dicono « mezzo paese » : i bambini, ormai anziani, che hai fatto nascere, le mamme che hai assistito, i ragazzini che venivano a giocare in cortile, e alle quattro e mezza gli davi la merenda, con la coca-cola.
Il vuoto è grande : c’è posto per tutti.

Arianna