Giardinaggio di emozioni

Dentro di te cresce ciò che coltivi.

Come un bel pezzo di terra fertile, se vi coltivi le erbacce e le innaffierai sicuro che diventeranno più forti e resistenti e si riprodurranno. Se innaffierai invece la frutta e gli ortaggi, e se ti occuperai di estirparne le erbacce, quelle piante cresceranno tanto più velocemente e tanto più sane quanto maggiore sarà la dedizione e l’amore che ci hai profuso.

Questo scritto mi ha fatto a lungo riflettere, e lo posto perché mi ha lasciato dei bellissimi spunti di riflessione. In effetti ritrovo nella mia vita l’esempio di quanto dice. Più volte mi sono crogiolato in pensieri negativi, preoccupazioni, paure, e più le pensavo più davo potere a questo stato interno spiacevole e sofferto. In effetti gran parte dei problemi persero molto del loro potere nel momento in cui smisi di focalizzare tutta la mia energia mentale sul problema stesso.

Giacomo

Potere

Ecco una parola che spesso fra le persone “sensibili” può fare venire il male di pancia. Come la pratica di un’arte marziale, specialmente se questa viene insegnata alla stregua di uno sport.
Vi è un sinonimo della parola “potere” che i dizionari della lingua italiana non contemplano: “coltello”. Potere e coltello addensano le nubi più oscure nel pettinato cielo di quanti pensano di non avere nulla a che fare con ciò che rappresentano questi due codici.
Ma il potere, come un coltello, non hanno mai avuto vita propria. Sono privi di sesso, di respiro, di energia. Non sono nè buoni nè cattivi. Sono meteoriti che vagano nello spazio della nostra mente finchè non vengono intercettati ed illuminati da un centro gravitazionale, un sole capace di farli “nascere”.
Il potere, il coltello sono quindi soltanto nella nostra mente. E’ in quello spazio interattivo, programmato ad apprendere (interfaccia di un software ben più sofisticato e che raramente sappiamo ri-conoscere), che si genera la “natura del potere-coltello”. “Dai frutti si riconosce l’albero” recita un antico aforisma. Dalle forme pensiero si riconosce il vaso che le contiene. E’ il giardino che dobbiamo coltivare, ogni giorno. E’ il vaso che dobbiamo ri-pulire, ogni giorno.
Allora, e solo allora, parole come “potere e coltello” non ci inquieteranno più. Attraverso un “coltello” sapremo così sbucciare davvero una mela profumata. Attraverso il “potere” sapremo dividerla davvero con quanti percepiamo “altri” da noi stessi.
Esistono molte forme di potere e molti tipi di coltello, esiste anche una Tecnologia Interiore capace di aiutarci a mantenere in perfetto ordine il nostro unico splendido giardino. Ma è necessario volerlo.

Tratto da uno scritto di Paolo Facchini

The secret garden

Bisogna imparare a gustare una buona tazza di tè bianco al gelsomino seduti per terra; allora qualcosa cambia. Si prende tempo, si evade dalla gabbia della meccanicità quotidiana e lo sguardo si spinge lontano, dove osano solo le aquile.
Questo è un rito che ci aiuta ad evolvere verso la semplicità.
Significa sapersi fermare, donarsi spazio per incontrare sè stessi in compagnia di un fiore che ha incantato i giardinieri di tutto il mondo, nell’eleganza di quattro petali dal candore immacolato, nella fragranza di un profumo mite.
Il rito del tè, proprio alla tradizione nipponica, è un mezzo abile che ci può avvicinare alla percezione di “esserci” e tale rito, collegato alla mente ed al cuore dell’uomo, può vivere anche nella gestualità quotidiana, conoscendone il segreto.
Ci stanno rubando il tempo. Ci dicono che non c’è tempo.
Che non abbiamo più tempo.
Innanzi al fantasma di una mente tradita, noi moriamo lentamente.
Il ritmo frenetico dell’ attuale civiltà ipertecnologica ci ha negato il giardino segreto fatto di intimità pensante, ostacolandoci così nella possibilità di forgiare noi stessi, di modellarci nella fucina di un divenire percepito, osservato.

La matrice vivente del nostro futuro è in quel giardino…

Tratto da uno scritto di Paolo Facchini.