Dal libro che non c’è…

Urlo di dolore e di rabbia dentro una cella buia e fredda. Perché? In un preciso momento accade qualcosa: una goccia cade sulla mia testa. All’improvviso.
In quel momento mi rendo conto della condizione misera in cui si vive. Soffro. Non riesco più a raccontarmi le solite storie. Cosa succede? Il mondo non mi piace più? Un senso di insoddisfazione implacabile nasce dentro di me. Da quel momento in poi una sete profonda mi arde la gola. E come un animale assetato fiuto nell’aria alla ricerca di una sorgente per placare quella sete mai provata prima. Ma la strada mi è ignota. I miei sensi non sono sufficienti per trovare l’acqua.
Ma ecco che qualcos’altro si muove. Tutto l’universo mi offre una possibilità. E’ in quel momento che posso trovare una guida. Qualcuno che mi indichi la strada. E’ proprio allora che sbatto il muso contro la realtà. La strada per la sorgente non è comoda. E’ un sentiero poco battuto. Stretto. Pericoloso. Poco visibile. Talvolta invisibile. La mia realtà si sgretola come un mosaico che cade a pezzi staccandosi dal muro. Nessun punto di riferimento apparente, nessuna certezza.
Cosa fare adesso? E’ meglio ritornare in quella cella? Là non piove, il pasto è garantito, il letto non è troppo duro, e mi posso anche riposare. E’ una prigione ma non si sta troppo male. Nel cortile ci sono tantissime persone e ognuno ha il proprio numero di cella. Grazie a quel numero ognuno è diventato qualcuno.
All’aperto, invece, in balia delle intemperie non so cosa mi riserverà la strada ancora da percorrere. Il pane quotidiano bisogna guadagnarselo e capita spesso di non incontrare nessuno per molto tempo. Qui non ho un numero, non ho etichetta, non occupo sempre lo stesso posto. Qui non sono nessuno, sono solo me stesso, nudo come madre mi ha fatto. Eppure…
Eppure la luce del sole ed il suono del vento fra le fronde degli alberi ha sostituito la mia buia e umida cella e sono contento di ammirare questo paesaggio ogni giorno. Quando si incontra un viandante è un uomo o una donna con l’iniziale maiuscola. Dolci sono i frutti che posso cogliere lungo il viaggio. Questa è la Vita. Non potevo saperlo prima di averla vissuta.
Ci sono dei giorni però in cui il dolore dei piedi per il lungo cammino e il peso dello zaino mi annebbiano la vista. Mi sorge allora il pensiero di lasciare quel sentiero polveroso, stretto, incerto. Ripenso alla mia cella. Laggiù non avevo male ai piedi ma il mio spirito moriva lentamente.
Voglio sorridere ad ogni giorno che mi viene donato. Voglio lavorare su me stesso, sul mio carattere, sulle mie debolezze, aspettative, difetti. Voglio camminare e rialzarmi ogni volta che cado. Cado ogni volta che mi arrabbio con qualcuno rispondendo male; cado ogni volta che faccio qualcosa in modo meccanico, senza rendermene conto; cado quando sono schiacciato dal dubbio, dalle domande senza risposta.
Voglio confrontarmi, combattere e lottare veramente per i miei sogni, per i miei desideri, per ciò in cui credo, per essere finalmente me stesso! Voglio vivere intensamente, gioire e godere della vita consapevolmente. E’ dura ma non potrebbe essere altrimenti.

Demetrio

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