Agnizione

Che cosa cambia,
nel presente,
se il passato
di colpo
è diverso, se cambiaIMG_2103
perché ora si conosce,
si viene a sapere.
Non so perché
ma cambia.

Cambia tutto
per un po’
e poi qualcosa
per tanto tempo.

Arianna

Foto: Provenza 2013

 

Perché ci ignoriamo?

Una donna si lamenta delle sue colleghe: “Non ne sanno niente, loro, di che cosa significa avere figlio e marito lontani… le ferie non le uso mica per andare al mare, io! Lo potrò vedere almeno una volta all’anno mio figlio? Sembra di chiedere la Luna! Non hanno proprio idea di quello che vuol dire…”

Una famiglia di etnia sinti riesce a uscire dal campo nomadi dove stava, grazie a un prestito acquista un appartamento. I vicini si lamentano, non vogliono che venga ad abitare accanto a loro. La famiglia continua a pagare le rate del prestito, le paga tutte, poi il terremoto, crolla la palazzina. Il padre, ormai anziano, si sente male, è ricoverato d’urgenza. Un signore sul tram borbotta: “I Rom non vogliono integrarsi”.

Otto educatrici si licenziano dalle cooperative in cui lavoravano, ne fondano una nuova, inaugurano la sede, organizzano laboratori per bambini e adolescenti. Adesso però non sanno se qualcuno parteciperà ai loro campi estivi: nel Comune in cui vivono i bambini dormono in tenda con i genitori.
A qualche chilometro di distanza, invece, si parla di vacanze. Pochi Stati del mondo (tra quelli non in guerra, ovviamente) mancano all’appello, quindi la scelta è presto fatta: si visiterà quel poco che ancora non si è visitato. Facendo attenzione a passare solo per i circuiti turistici.

***

Non potremo mai sapere esattamente “l’effetto che fa” trovarsi in prima persona in una situazione in cui non ci troviamo. Però perché ci interessiamo così poco ai vissuti altrui? Cosa ci spinge a ignorarci a vicenda?
Ipotesi: la felicità altrui può provocare invidia (e noi non vogliamo provare invidia); la sofferenza, invece, può provocare un sentimento sordo d’impotenza, o di colpa oppure di paura (e noi non vogliamo rovinarci il godimento della nostra più fortunata condizione con questo tipo di sentimenti). Più in generale, il tentativo di comprendere i vissuti degli altri potrebbe trasformarci (e noi vogliamo restare tali quali siamo).

Arianna

Vergogna

Ricapitolando… cosa festeggiamo esattamente? Cosa ci rende orgogliosi di essere italiani? Se devo essere onesta mi vengono in mente soprattutto le cose di cui non sono certo orgogliosa, le cose che mi fanno anzi vergognare di appartenere ad un popolo di bigotti e razzisti la cui ignoranza è garantita e tutelata dalle stesse istituzioni.
Accoglienza… Eppure esiste questa parola, per sicurezza l’ho cercata anche nel vocabolario che, fortunatamente, non è ancora stato considerato testo fazioso e in quanto tale bandito.
Accogliere= ricevere, ospitare.Esempio: accogliere con gioia.
Leggo più volte eppure da nessuna parte trovo scritto accogliere= respingere “l’invasione” dei profughi con le armi se necessario. Può essere che la Lega utilizzi un vocabolario differente…chissà.
Di certo il vocabolario non l’ha mai aperto la gente intervistata oggi a Roma, Roma sì la capitale di questo stato grandioso, gente pronta a farsi bella e a spalancare le porte di fronteai pellegrini in arrivo per la Santa Pasqua ma terrorizzata e ostile di fronte alla “pericolosità” di 100 (100…numeri che fan girare la testa a fronte di 60 milioni di persone in Italia) tunisini in cerca di rifugio e ospitalità. Ma d’altra parte la povertà genera ignoranza e il problema di fondo è che il Potere non offre strumenti per combattere l’ignoranza ma si costruisce, ahimè, sul mantenimento della stessa, così da garantire e perpetuare una “guerra tra poveri”.
Mi vergogno di vivere in un Paese che tutela l’ignoranza, innalzandola a stendardo, a messaggio politico, a valore nazionale.
Apri le porte Italia, apri le porte a chi ti può insegnare cosa significhi accogliere, cosa significhi Umanità e solo allora avrai  motivo di festeggiare.
Festeggiare l’ignoranza del tuo popolo ti rende ridicola…per usare un eufemismo…

Marta, disgustata.