Meteo

Eppure davano bello
le previsioni del giorno prima
(le più affidabili) sbagliano:
non è possibile sapere
con anticipo
cosa avrai negli occhi
e nelle mani, nella voce.

Avevano ragione, invece:
fuori, nella famosa
“realtà condivisa”
– lì dove le parole dette
le sento anch’io –
c’è il sole.

Allora
vado, rimango
vicina ma
esco: voglio piangere
stretta
in un nodo di luce.

Foto: Valgrande 2016

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Non farne una tragedia

geneve-7-11-decembre-2011-012Una singola vita infelice
una
sola, che vuoi che sia,
una vita
pancia lacrime urla
di donna
viva ma
come gettata contro
in mezzo a chiedere
Perché?
Per quanto ancora?

Foto: Ginevra 2011

Viktor vuole morire

«Hai saputo di Viktor?»
«Viktor? No, cosa…?»
«Non sai niente?»
«No. Ma cos’è successo?»
«Hai presente chi è Viktor, vero?»
«Ma certo: Viktor! Il ragazzo che segui tu, il ragazzo…»
«Cieco. Esatto, proprio lui»
«Cos’è successo?»
«La scorsa settimana ha avuto una crisi molto grave, insomma, era già da un po’ che non stava bene, però la scorsa settimana, ecco, c’è stata questa crisi ed è venuto fuori tutto… ha detto ai compagni che vuole morire… è stato molto violento»
«Nei confronti…»
«Di se stesso. Nei confronti di se stesso»
«Mi dispiace tantissimo, io… io non sapevo…»
«Già»
«Ma lui è cieco…»
«Dalla nascita. Però ha altri problemi, oltre a questo. Per qualche settimana non lo vedremo a scuola, oggi è venuto ma è l’ultimo giorno. Verrà ricoverato in una clinica dove cercheranno di aiutarlo»
«Capisco. Mi dispiace davvero tantiss…»
«Anche a me».

È l’una, la scuola è finita. Aspetto una collega all’uscita. Anche Viktor aspetta. È a pochi passi da me, naturalmente non mi vede ma chissà se percepisce la mia presenza, in qualche modo. Aspetta che lo vengano a prendere, poi forse lo porteranno alla clinica in macchina, oppure andrà a casa e alla clinica lo porteranno domani.
Adesso è qui, davanti alla scuola. E pure io sono qui, davanti alla scuola.
Vorrei trovare una parola, un gesto, mi accontenterei perfino di un pensiero, qualcosa insomma, qualsiasi cosa capace di alleviare – di pochissimo soltanto – il suo dolore. Invece niente, proprio niente niente.
Viktor ha tredici anni, e vuole morire.
Una macchina accosta, un uomo (forse il papà?) apre la portiera, Viktor sale in macchina, si siede, la macchina si allontana, poi svolta a destra, riesco a vedere la targa posteriore per un attimo ancora, poi la macchina, e l’uomo (forse il papà di Viktor), e Viktor, tutto scompare.

Nel frattempo, io sto piangendo.

Arianna