The boy in the bubble

“La superficie pare essere della stessa consistenza della guancia di mia madre quando aveva appena finito di piangere, e mi tirava su oltre le sue spalle per portarmi via di là ed io per un momento, prima di affrontare il mondo dall’altra parte della sua schiena, le sfioravo piano la pelle con la mia pelle e sentivo quello che le mie dita sentono ora: una soffice fragile frontiera di spuma. Non fa né caldo né freddo qua, la luce passa attraverso, forse attraverso anche me, ed è luce riflessa di caramello che riporta scomposte le sostanze del mondo sotto forma di colori tenui sempre diversi. Sono fermo tutto il giorno a guardarle e immaginarle queste sostanze, ci gioco con la punta delle dita le tiro a me e le mollo, le lascio partire e andare, lente nell’aria fino a quando si aggiungono alla parete della bolla. Ingrossandola. Che ci faccio qua dentro, non lo posso sapere. Io resto qua, attraggo e mi lascio catturare. Prendo in mano la luce che entra e la rispedisco un po’ qua e un po’ là. E’ l’unico senso che mi do, ma è un senso maggiore, è quello di immaginare che tutto quello che entra sia qualcosa di buono: immaginarne la forma, l’odore, sostanza, spessore. La superficie di questa bolla lo so, è fragile. Sembra il momento prima che la terra scosti la tenda del sole per fare spazio alla notte, lo spazio tra due mani che stanno per fare il loro suono di clack, la matrice che tiene unita i numeri primi a un sottoinsieme di potenze maggiori: sembra, la bolla, un giardino di curve boleane dove io posso continuare a immaginare il mondo che non so… ma che penso, aggiusto, costruisco senza rette. Senza piani. Libero di affondare le mani nei suoi seni e nelle sue altre sfere. La bolla è cristallo puro, una macchia nel cuore del burro più bianco dove io vivo e continuo ad affacciarmi oltre la spalla di mia madre sul mondo. La bolla è la corona corolla sopra la mia testa che mi permette di riflettere le cose con le braccia spalancate invaso di luce oltre i miei nervi e la schiena. La preservo con cura, con cura l’accarezzo. Io sono qui dentro. Nel fotogramma del mio occhio. Io lì vengo. Proteggo. Accarezzo la superficie oleosa di un’immaginazione che va oltre me, e ancora sono di sogno.”

Michele

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La speranza di Raji

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La brezza celata nel vento
racconta, calma, dell’onda primeva
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Forte della sua essenza,
Non è toccata dalle alte maree,
nè dai cieli in tempesta.
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Come una luce immobile,
trova linfa vitale in ogni spinta verso l’alto.
Oltre ciò che è pensabile,
Oltre ciò che è possibile.
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Somma realtà custodita nel cuore,
fai radici e cresci nello spazio infinito.
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Il tuo respiro è madre dei fiori del mondo.
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Il mio sorriso, la fede che ripongo in te.
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Raji

La zia Nancy

Oscar Wilde affermò:”amo parlare di niente perchè è l’unico argomento di cui so tutto”

Tutti possono parlare della zia Nancy perchè lei è esattamente ciò che noi diciamo di lei. La sua flessibilità supera di gran lunga quella dell’acqua e le sue possibilità quelle dell’aria. E’ vecchia, molto vecchia la Zia Nancy ed al contempo giovane,molto giovane insomma diciamo che ha un’età croconauta. Va in Lamborghini e gira con un canguro per le vie di Trento. Abita al cinquantesimo piano di un edificio rosa invisibile e salta sugli aerei per conoscerne i piloti. Tra l’altro ha conoscenze aliene..

Ve l’ho detto che la zia Nancy fa molto sesso ed è bisnonna!!?

Quando la zia Nancy è tra due amici, li lega velocemente.. al di là di tutto.

La zia Nancy è la Fantasia…

Dedicato al mio amico James

Raji

Ipotetica di secondo grado

Se fossi un’altra diversa
poniamo leggera mettiamo
serena
se fossi intera una sfera diciamo
sole
dentro nuvole fuori
se ridessi di me immaginiamo
distesa
se non mi arrabbiassi facciamo
paziente supponiamo
fiduciosa accogliente
allora forse
chissà.

Arianna

Crack, mi sveglio!

Sono sotto la doccia. L’acqua scorre calda sul mio corpo, mi sto rilassando. Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l’altro, cambiano tema e colore e poi…

Crack.

Mi sveglio.

Da quanto sono sotto la doccia?

Sto guidando. Le curve si intervallano con bei rettilinei, al paesaggio che mi circonda alle altre auto ed alla musica che esce bellissima dagli altoparlanti. Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l’altro, cambiano tema e colore e poi…

Crack.

Mi sveglio.

Quanta strada ho fatto? Non mi sono nemmeno accorto di essere arrivato.

Sono con un gruppo di amici che si fanno quattro chiacchiere, una camminata assieme, e ad un certo punto del discorso… Pluff. Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l’altro, cambiano tema e colore e poi…

Crack.

Mi sveglio.

Di cosa stanno parlando?

Giacomo