Proteggi

Stanotte non dormo.
Sveglia, sogno.

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Siamo qui il gatto
ed io: immagino
di proteggerti
dalle paure, dalle voci
torturatrici.

Bloccate ogni accesso!
Chiudete le finestre,
sprangate le porte,
sorvegliate i ponti,
sbarrate le strade!

Poi, al mattino, eccolo:
il male.
Viene da dentro!
Spalancate porte e finestre,
liberate le vie di fuga!
Che possa uscire, per carità,
che possa andare!

Ancora un sogno
da sveglia.

 

Limite (2)

Mi dispiace, ti penso, senz’altro il tempoIMG_3383
il tempo
senz’altro.

Quanto, poco, le cose che posso possiamo
la rabbia, dici anche la rabbia, certo
e non sai dove, come
inaccettabile, hai ragione.

Sperimento il limite:
vorrei
non posso.

Arianna

Foto: Isola Polvese, Umbria 2014

 

 

Il vizio della lamentela

“Con tutte ‘ste tasse, dovrebbero garantirci i servizi della Norvegia! E invece… lasciamo perdere, guarda, e ringraziamo di avere ancora un lavoro”
“La nostra cooperativa per ora regge, ma secondo me il colpo di grazia, che affosserà anche noi, deve ancora arrivare”
“Sai, avevo anche pensato a un figlio… ma poi mi son sentito in colpa. In che razza di società lo faccio vivere?”
“Dalla prima elementare in poi, è uno smantellamento continuo della voglia di fare, dell’entusiasmo di imparare. A mia figlia piaceva andare a scuola; adesso invece non vede l’ora che arrivino le vacanze”
“Guardo i miei ragazzi e penso… ‘aiuto!’. Loro sono tutti baldanzosi ‘mi iscrivo lì, così poi…’, ‘mi iscrivo là e ho la strada spianata’. Ma quale strada spianata! Se mi chiedessero un consiglio non saprei proprio cosa dire, tutte le porte mi sembrano chiuse. E la cosa più grave è che non abbiamo ancora toccato il fondo: le cose possono soltanto peggiorare”

La serata più allegra, finisce immancabilmente su discorsi tristi, scoraggiati, di chi sta peggio di prima, e teme che in futuro rimpiangerà il presente, che pur non sembra roseo. Il vizio della lamentela è contagioso, basta che una persona cominci, e subito un’altra le fa eco, poi un’altra, e un’altra ancora. Certo: le ragioni non mancano. Che fare, dunque? Siamo destinati a lamentare le nostre disgrazie, arrabbiati e impotenti?

Arianna

Viktor vuole morire

«Hai saputo di Viktor?»
«Viktor? No, cosa…?»
«Non sai niente?»
«No. Ma cos’è successo?»
«Hai presente chi è Viktor, vero?»
«Ma certo: Viktor! Il ragazzo che segui tu, il ragazzo…»
«Cieco. Esatto, proprio lui»
«Cos’è successo?»
«La scorsa settimana ha avuto una crisi molto grave, insomma, era già da un po’ che non stava bene, però la scorsa settimana, ecco, c’è stata questa crisi ed è venuto fuori tutto… ha detto ai compagni che vuole morire… è stato molto violento»
«Nei confronti…»
«Di se stesso. Nei confronti di se stesso»
«Mi dispiace tantissimo, io… io non sapevo…»
«Già»
«Ma lui è cieco…»
«Dalla nascita. Però ha altri problemi, oltre a questo. Per qualche settimana non lo vedremo a scuola, oggi è venuto ma è l’ultimo giorno. Verrà ricoverato in una clinica dove cercheranno di aiutarlo»
«Capisco. Mi dispiace davvero tantiss…»
«Anche a me».

È l’una, la scuola è finita. Aspetto una collega all’uscita. Anche Viktor aspetta. È a pochi passi da me, naturalmente non mi vede ma chissà se percepisce la mia presenza, in qualche modo. Aspetta che lo vengano a prendere, poi forse lo porteranno alla clinica in macchina, oppure andrà a casa e alla clinica lo porteranno domani.
Adesso è qui, davanti alla scuola. E pure io sono qui, davanti alla scuola.
Vorrei trovare una parola, un gesto, mi accontenterei perfino di un pensiero, qualcosa insomma, qualsiasi cosa capace di alleviare – di pochissimo soltanto – il suo dolore. Invece niente, proprio niente niente.
Viktor ha tredici anni, e vuole morire.
Una macchina accosta, un uomo (forse il papà?) apre la portiera, Viktor sale in macchina, si siede, la macchina si allontana, poi svolta a destra, riesco a vedere la targa posteriore per un attimo ancora, poi la macchina, e l’uomo (forse il papà di Viktor), e Viktor, tutto scompare.

Nel frattempo, io sto piangendo.

Arianna