improvvisazioni

Prima venne lo smarrimento, ed insieme l’incredulità. Gli occhi lucidi di fronte alla mail di Ari. Il suo post, e delle parole come macigni: «Torna. Se torni, ti prometto che si fa finta di niente: si ride, come prima, e non se ne parla più.». E poi i primi commenti fra noi, i dubbi, la rabbia: «È caduto, forse da un balcone», «È al CTO in rianimazione?», «Non può essere! Ma cosa diamine stava facendo?». La ricerca in rete, qualche agenzia che riportasse la notizia: l’urgenza di sapere cosa fosse successo. L’urgenza di sapere se, e rifiutare a priori l’ipotesi che. Ancora voci, ancora incertezze: «Stavano appendendo uno striscione, per difendere i diritto dei migranti», «No, era uno striscione per il diritto alla casa». «Ma non si sa nulla?». Poi, finalmente, riusciamo a parlare al telefono con Ari e Chiara. La dinamica prende forma. Niente di eroico, niente di eccezionale, niente di lotte a muso duro o scontri con la polizia.  Semplicemente, quello che avrebbe potuto fare solo lui. «Macheccazzo… Hai presente una delle sue trovate? Stavano appendendo lo striscione alla casa e lui, lui non poteva fare un gavettone, no, lui doveva fare “IL” gavettone, un pentolone da polenta di acqua lanciato da sopra al cornicione… e per forza che ti sbilanci, cazzo!». E sì che ho presente. Benissimo. “IL” gavettone con una pentola da un cornicione: perché non c’è lotta per la giustizia se non c’è divertimento. E chi poteva farlo, se non lui? Ci sono persone che, da quando nascono, non contemplano le mezze misure. Lui. Lui che quando c’è non può passare inosservato. Lui, che anche chi l’ha incontrato una volta non lo dimentica. Lui, che “non si possono mai, mai, mai rifiutare le proposte nel gioco dell’improvvisazione teatrale“. Lui, che due anni fa accettò anche quella proposta.  Lui, che non riuscivamo proprio ad immaginare fermo in un letto. E poi, e poi l’attesa, la speranza, il “sopravviverà“, il “forse sì, ma come?“,  i ragazzi a presidiare il CTO. Il risveglio dal coma. La lotta per recuperare. La tensione che piano piano si riduce. Ed infine anche le prime, timide ma imprescindibili, battute, nell’instancabile e passionale racconto di Ari: “Ma quindi, recupererà la parola? Ma proprio tutta tutta, non c’è proprio speranza che almeno un pochino…no, eh?“.

E così è oggi, a ripensarci, a due anni giusti di distanza, giorno più giorno meno. Non ci siamo ancora incontrati, dalla tua ripresa. Un po’ la distanza, un po’ forse il timore di quella memoria che non c’è, un po’ che forse non è capitata ancora l’occasione… Ma no, basta scuse. È ora di ritrovarsi, con o senza memoria del passato, di ricominciare a raccontarsela, di ricominciare a teatrare, a manifestare. E ridere, come prima, e non se ne parla più. Ché la regola è sempre quella, ad improvvisare non ci si tira indietro, non si possono non accettare le proposte. Che ne dici, un forum senza giolli appena torna Ari da Parigi, ci stai? Noi ci siamo.
E del buon vino, stai tranquillo, non mancherà di certo.

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Come stai?

Eh, bella domanda.
Sto che invidio chi non ti conosce, perché non sa cosa si perde. E poi invece mi rattristo per chi non ti conosce, perché si sta perdendo qualcosa.
M’allontano dai vivi, colpevoli di non essere te. M’allontano dai vivi, e da me stessa. Come oso sopravviverti? E così io dovrei vivere e tu morire? Ma siamo impazziti?!
E poi invece m’avvicino ai vivi, li voglio con me, stretti stretti. M’avvicino ai vivi, e a me stessa. Sono qui, in questo dolore. Sto. E ti aspetto.

Tua Mogliettins, Ariannons, pettinature particular, troppo the sweet (ma anche last) one, Lovera interrogata sulle figure retoriche, Marisa e Katia (per elencare solo i principali). Aggiungerei anche premio chapino in materia di killing, considerata la situ.

Gravemente

Vaglielo a spiegare, ai fisici, che la forza di gravità avrebbe dovuto annullarsi, e tenerti sospeso, cullarti un poco a mezz’aria, magari portarti (che so?) al mare o, meglio, in montagna. Farti prendere una vacanza, di quelle che – dici – non ti prendi mai. Ma la fisica non conosce eccezioni e la gravità, come sempre, ha fatto il suo dovere: sei caduto.
Sei caduto e non c’era nulla di morbido, l’asfalto che graffia, sei caduto. Non c’erano due braccia pronte ad acciuffarti prima che, due braccia più forti di tutto il dolore che hai visto, più forti della tua – perdonami – incoscienza. Più forti del dolore che adesso anche noi, con te prima, e poi ora.

Torna.
Se torni, ti prometto che si fa finta di niente: si ride, come prima, e non se ne parla più.

Arianna