Epifania d’una ferita

©Nadia Lambiase

Le ferite, a volte, non si vedono. Si manifestano attraverso sintomi, però la ferita in sé, la causa, resta nascosta. E così sorge il dubbio di sbagliarsi, ci s’illude di poter ridurre tutto a una questione di volontà, “se solo ti impegnassi di più…”. Insomma: c’è davvero una ferita da curare? Oppure si può far finta di niente e andare avanti in modo “normale”? E ancora: questa ferita famosa, si trova davvero lì dove si crede? Quanto è profonda?
Difficile, soprattutto, quando si tratta di ferite altrui: la tentazione è infatti quella di negare la ferita, perché non la si vede, e di puntare il dito sui sintomi soltanto:
“Quante storie!”
“E che sarà mai, dai, non te la prendere!”
“Non ti sembra di esagerare?”
“Come fai a non capire?”.
Ma se si considerano i sintomi senza tener conto della ferita che, probabilmente, li ha causati, è come se si dicesse a qualcuno che accusa un dolore a un organo interno: “Ti fa male? Eppure, che strano, io non sento niente, e non vedo niente di diverso in te… non è che ti stai inventando tutto?”.

Arianna

Senza mittente

lettere vanno
chissà da dove:
per te
o perse

per te dita
a incollare una storia
(forse un’altra)
piccola, così

per te poche parole
di troppo
appannate sul vetro
piccolo, così

puntuali per me
impacchi di spine 
così piccole
chissà da chi.

Arianna