Danimarca

La terra
sottile
una striscia in punta
di piedi apre
il sipario.

Sul palco sta
il cielo.

E il vento cerca nuvole
le trova 
allacciate vicine
s’inseguono una danza poi
si lasciano.

A volte
non s’incontrano più. 

Arianna

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Le relazioni silenziose, persone in strada

Prendo spunto per questo articolo dalle mie interazioni con gli esseri umani che non conosco. Gli esseri umani che incontro sulla mia strada, che mi sfiorano mentre passo, che incrocio, con cui sto seduto sui mezzi pubblici. Gli esseri umani con cui, per una frazione di secondo solamente, mi relaziono. O almeno cerco di relazionarmi. O più che altro, mi relaziono all’incontrario. Sapete perché all’incontrario? Mi sono accorto che spessissimo quando una persona che stiamo incrociando capisce di essere osservata non solo non ricambia lo sguardo, ma semplicemente gira un po’ la testa altrove, spesso verso l’alto. In questa specie di attenzione verso i fregi del nostro centro storico, verso ai particolari delle case antiche che le persone manifestano, vive un incredibile segreto. Per un solo istante, una minuscola frazione di secondo, nasce e muore un rapporto con uno sconosciuto, un rapporto che, anche se non verbale, anche se brevissimo, può darci moltissimo. Quanto ho imparato sugli esseri umani camminando per strada!

A volte ci si sorride. Capita circa così, soprattutto tra sessi differenti, ma non solo; sicuramente tra giovani, ma non solo. Ci si vede da lontano, si capisce velocemente che ci si incrocerà in un dato punto della strada e circa cinque secondi prima di arrivare a quel punto (l’avete mai fatto?) si inizia a guardare di lato, dal lato opposto, un po’ in alto o per terra verso il selciato. Non che il marciapiede in quel punto sia interessante, ma bisogna evitare lo sguardo altrui. Cinque secondi è un buon tempo. Se si iniziasse a guardare prima non sembrerebbe casuale, sembrerebbe un forzato non guardare chi arriva. Deve sembrare esistere un particolare che, guarda caso, ci attira proprio lontano dalla connessione con l’altro. Non ci si guarda quindi, però succede che ci si sorrida. Si sorride soprattutto tra giovani, soprattutto per imbarazzo nei confronti della scenetta fasulla che va in scena tra due attori sconosciuti. E’ una situazione quasi comica, ma quel sorriso, che osservo poiché tendo a cercare lo sguardo degli altri esseri umani, nasconde tutta quella relazione silenziosa. Una relazione che esiste.

A volte ci si guarda fieri negli occhi. Capita così soprattutto tra maschi, ma non solo; sicuramente tra giovani, ma non solo. Ci si vede da lontano, ma si continua a guardare diritti, fieri, l’uno negli occhi degll’altro. Quando uno dei due capisce cosa sta accadendo, quando capisce che l’altro ha capito, generalmente gira i bulbi oculari verso un particolare ininfluente. Mi è successo oggi. Passavo davanti alla Banca d’Italia e fuori c’è il carabiniere con la mitragliatrice. Ho guardato la mitragliatrice, poi lui, lui mi guardava, ancora lui, ancora lì un attimo e poi…via di nuovo sulla mitragliatrice. Fuori tempo massimo, se viene superato un limite di tempo quello sguardo reciproco diventa un contato incomprensibile e per tutti privo di senso. Una relazione silenziosa che, tuttavia, esiste.

Altre volte le persone camminano a testa bassa, proiettate verso l’avanti, come corazzate da sfondamento, come tori pronti a caricare chiunque si metta sulla loro strada. Più le persone sono antiche, vetuste, logorate dalla vita, più camminano chiuse, guardando in basso, scure in volto o corrucciate. Capita così soprattutto nei vecchi, ma non solo. Queste persone sono disconnesse. Camminano ma sono completamente in un loro mondo, perse nei loro pensieri e nelle loro emozioni, completamente deficienti in termini relazionali. Un uomo od una donna che guardano in basso mentre camminano sono per me descrivibili con la metafora del fiore appassito, il cui stelo si è ripiegato e la corolla inevitabilmente è piombata a guardare faccia a terra. Questo è un segno involutivo, tanto che le scimmie, da cui siamo partiti, presentano questa stessa ritorsione della colonna vertebrale e del capo.

Anche i giovani sembrano così o meglio vogliono sembrare così. Il che è stupido. I giovani spesso fingono disinteresse per le persone che stanno loro accanto, fingono di non esserci, di pensare ad altro ed invece si relazionano continuamente. Anche la musica serve a questo. Serve a barricarsi dentro un proprio mondo, una personale atmosfera e da quella “sbirciare fuori” senza essere visti. E’ una difesa che però da fuori, almeno in me, è vista con timore. E’ lo stesso per gli occhiali da sole. Questi occhiali principalmente escludono gli altri dal proprio mondo interiore perché sbarrano la principale porta verso l’interno. Sapere che gli altri non sono in grado di distinguere chi sto guardando e come, fa di me un uomo forte, ma solo in apparenza. Ho scritto timore perché non mostrare i propri occhi e turare i propri orecchi simula distacco e disinteresse ed anche se questo è solo un modo per proteggersi, questo stesso modo modifica l’assetto mentale.

I vorrei chiedere ai più arditi di voi, ai più impavidi e coraggiosi, un tentativo. Provate a fare questo per una giornata solamente. Mentre camminate, provate a fissare gli altri esseri umani che incontrate diritti negli occhi. E guardate che effetto vi fa. E guardate cosa accade. Anche negli altri, ma soprattutto in voi stessi! Questo significa mettersi in gioco, entrare in relazione con degli sconosciuti e ricavarne però un approfondimento nella comprensione del mondo. Soprattutto aiuterete me e voi stessi a non andare verso un mondo in cui ci camminiamo l’uno di fianco all’altro, senza mai entrare in contatto. Penso ci sia grande bisogno di sentirsi e di sentire gli altri.

Giulio