Occhi così aperti

Occhi così
aperti
non ne avevano visti
i miei, di continuo
tratti e distratti,
invece tu tutto
in ogni singolo
momento:
m’insegni l’intero.

La mia nonna

È vecchia.
Vecchia vuol dire
è nata prima di me
prima di mia mamma
prima della guerra.
Vecchia vuol dire
dimentica ieri e ricorda
trent’anni fa; vuol dire
giorni e notti piegati con cura
sul volto; vuol dire
quando accarezzi le sue mani, la pelle
s’increspa.

È grassa.
Grassa vuol dire
obesa.
Obesa vuol dire
non si sa quanto pesa; vuol dire
quando si veste al mattino
fatica
a infilarsi le calze; vuol dire
quando l’abbracci le tue dita
non si toccano.
Obesa vuol dire
il dottore
dice che è obesa.

Ma come fa quel corpo così
vecchio
ingombrante
a ospitare una bambina che
ride
quando chiedi dove ha nascosto il cioccolato
(ed è sempre “al solito posto”)
piange
quando zia e cugino litigano furiosi
(“Madre e figlio non vanno d’accordo”)
si addormenta
con il respiro incastrato lì: tra il naso e la bocca.
Chissà cosa sogni, nonna…

Arianna