imprescindibili

Medici in prima linea, medici dell’urgenza, medici nelle zone di conflitto del pianeta; medici ricercatori, pionieri di scoperte a volte sensazionali; chirurghi e rianimatori, che salvano, a volte miracolosamente, vite umane; oncologi, che ci provano; ginecologi, che accompagnano nuove vite; medici naturopati, medici orientali, medici omeopati.
Infermieri in prima linea, infermieri dell’urgenza, infermieri nelle zone di conflitto del pianeta; tecnici di laboratorio, indispensabile manovalanza di scoperte a volte sensazionali; operatori sanitari; ostetriche, che accompagnano nuove vite.
Uomini e donne a cui la scienza, la vita umana, deve molto.

Ci sono però dei medici, e degli infermieri, che non sono in prima linea. Rimangono nelle retrovie, con un quotidiano e faticoso, delicato, ma prezioso, fondamentale, lavoro. Sono i medici e gli infermieri palliativisti, che convivono ogni giorno con una medicina che non può più trattare attivamente, in una forse laconica ammissione di sconfitta, ma che invece possono offrire – ed offrono – qualcosa di grande, che è assenza di dolore, è dignità, è capacità di congedare, di congedarsi.
Sono coloro che si prendono sulle spalle il carico non solo di chi lascia ma anche, e soprattutto, di chi resta.
Sono uomini, e donne, che sanno ascoltare. Che sanno rimanere in silenzio, anche quando il silenzio attorno è macigno.
Sono medici, ed infermieri, che piangono. E che si sentono liberi di poterlo fare.
Sono medici, ed infermieri, imprescindibili.