Primavera – Inverno

Non sono bravo,
davvero un po’ goffo,
cerco, ci provo,
vorrei farti capire
che è primavera,
ma finisce sempre
che le parole son troppe
o troppo poche.

Fa ridere che quando è inverno
diventano magicamente giuste,
solo che sono gli alberi
che non germogliano più.

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Romanticontro

Spesso si confonde l’innamoramento con l’amore. La linea di demarcazione, se c’è, è davvero così sottile o siamo portati a pensare che le cose abbiano sempre dei confini indefiniti, perché abbiamo fatto nostra la retorica della postmodernità e della complessità?
Cos’è innamoramento? Il mio modestissimo parere è che l’innamoramento sia un processo, mai un prodotto; forse è addirittura lo slancio della ricerca dell’altro nella convinzione che il completamento di sé avvenga esclusivamente attraverso l’unione con l’altro. In altre parole, quando si è innamorati non si può stare senza, quindi si cerca la frequentazione continua, si sentono le mancanze, si interpretano i detti e i non detti; il tutto ha a che fare con l’acquisizione di conoscenza dell’altro che è insita nell’innamoramento. Quando si ama, invece, prevale la componente si può stare anche senza, perché tutto il processo è sedimentato e consolidato. Come si dice nel gergo dell’adattamento video, il progetto è consolidato, pronto per nuovi montaggi.
Il fatto che spesso sovrapponiamo l’innamoramento con l’amore è una maledetta conseguenza del romanticismo che ha pervaso la cultura occidentale offuscando completamente la nostra capacità di vedere le cose come stanno.
Così per dire.

Gianmarco

Gelosia morbosa

L’amava tantissimo.

E più l’amava, più aveva paura che lei gli scivolasse via, tra le dita, per sempre. Avrebbe fatto di tutto per lei, per proteggerla, per farla sorridere.
Sorridere…
Quel suo sorriso era così…
così…
…fantasticamente bello che…
No. Non poteva sorridere a qualcun altro. Non doveva! Quel sorriso voleva dire tante cose, che l’amava di ricambio, che gli voleva bene. Se avesse sorriso ad un’altra persona sarebbe stato un tradimento, avrebbe voluto dire che lei poteva essere felice anche senza di lui, e se poteva essere felice senza di lui voleva dire che lui non era poi necessario,  non era così speciale, voleva dire che poteva sostituirlo velocemente, all’esigenza, che l’amore tra loro stava già finendo, come una candela alla fine della sua altezza.
Non erano fatti l’uno per l’altra?
Era agitato.

Troppo l’amava per perderla, troppo l’amava per lasciarla andare, al primo colpo di vento, come una foglia in autunno che si stacca dall’albero.

L’aveva vista di sfuggita, un giorno in città, che rideva assieme ad una sua amica. Non gli aveva nemmeno detto che sarebbe uscita.  Perchè non gliel’aveva detto? Cosa doveva nascondere? Cosa stavano andando a fare? E perchè ridevano? Ridevano forse di lui che ignaro non sapeva come andavano veramente le cose, che lei già si vedeva di nascosto con qualcun altro?
Ci mise poco, tornato a casa, a scoprire la sua password di hotmail ed entrare nella sua casella di posta. Il mondo nascosto della sua ragazza era ora davanti ai suoi occhi. Ma non bastava. Dalla posta risalì a facebook e controllò anche là tutti i messaggi, tutti gli amici con cui aveva parlato, che persone fossero, cosa gli avevano scritto. La sera,  a casa di lei, il suo unico intento fu di metterla davanti a un film così  che lui di nascosto avrebbe avuto del tempo per controllarle i messaggi sul cellulare.
Doveva sapere.
Era un suo diritto.

Così viveva l’amore, giorno per giorno, teso, con la paura costante di perderlo.

Giacomo

Le avevo detto di non innamorarsi

«E allora? Ne hai combinata un’altra delle tue, eh?»
«Senti, non incominciare, non ho proprio voglia di sentire le tue solite prediche da moralista bacchettona»
«Mi dispiace ma un paio di insulti non te li leva nessuno»
«Ecco, lo sapevo»
«Sei un insensibile, egoista, egocentrico! E scommetto che non ti senti neanche in colpa…»
«Infatti. Sto benissimo»
«Non ti dispiace per Ilaria?»
«Oh, ma allora sei proprio tarda! T’ho detto di no, non mi dispiace, non mi sento in colpa, sto da Dio. Sono stato corretto e sincero al 100%… più di così!»
«Quindi le hai detto che sei stato con un’altra?»
«No, beh, questo no… ma non ce n’è bisogno, la farei soffrire inutilmente. Però non mi sento in colpa perché ho messo le cose in chiaro fin dal primo giorno: “niente di serio”»
«Ho capito, però, voglio dire… mi sembra un po’ ipocrita da parte tua, sai perfettamente che lei nel frattempo si è presa, insomma, uscite da qualche mese ormai…»
«Senti, non so cosa farci, gliel’avevo detto che non doveva innamorarsi. E glielo ripeto sempre che io non sono innamorato, non mi considero il suo ragazzo, se capita vedo altre tipe»
«Ma perché? Hai paura di innamorarti? Qual è il problema?»
«Lo vedi come sei? Non capisci niente! A noi uomini interessa il sesso. Punto. Poi, sì, magari ci possiamo anche innamorare, ma capita raramente. Voi invece, che palle, vi attaccate subito come delle ventose! Io mi voglio sentire libero, voglio fare quel che mi pare»
«E allora stattene per conto tuo su un’isola deserta! Ma come fai a scindere così nettamente i discorsi? Sesso da una parte, sentimenti dall’altra?»
«Non sono più un adolescente che parte in quarta a parlare d’amore, appena c’è una tipa che gli piace un minimo »
«A me sinceramente sembra molto triste che tu sia così scisso: da un lato il corpo, dall’altro l’emotivo, e la mente ancora da un’altra parte, magari quella la usi solo al lavoro, quando ti dimentichi completamente di corpo ed emozioni…»
«Spero tu abbia quasi finito perché non ti reggo più»
«E comunque sei responsabile per Ilaria! Non le dici dell’altra ragazza “per non farla soffrire inutilmente”, ma secondo te il fatto di ripeterle che non sei innamorato di lei le fa piacere?! Non ti rendi conto che le fai del male continuando a frequentarla pur sapendo che lei è innamorata e tu no?»
«È adulta e vaccinata. Ho messo le cose in chiaro, ora sta a lei agire di conseguenza. Non posso certo decidere io al posto suo!»
«Forse lei spera che prima o poi ti innamorerai anche tu…»
«Sì, infatti, è quello che vorrebbe. Ma gliel’ho già detto che non capiterà. Perciò sono stato sincero, vedi? Non l’ho illusa come fanno tanti, solo per portarmela a letto»
«In ogni caso a me sembra troppo comodo dire che avevi messo le cose in chiaro, hai fatto il compitino e allora sei tranquillo. Come fai a fregartene così? L’unica mia speranza è che Ilaria abbia una buona amica che la convinca a mandarti a quel Paese»

Arianna

Diciott’anni (parte 2 di 2)

E’ girata di spalle, le spalle che Ambrosi ha osservato per quasi tutta la serata. Guarda dentro al locale da una grande vetrata: gli invitati adesso ballano canzonette cretine; lei vorrebbe ballare, ma si vergogna. L’architetto vorrebbe ballare, ma non quei balli volgari. Anche lui si vergogna. Lei è proprio lì a due metri, forse è lì proprio per avvicinarsi quanto più possibile a lui, lui lo spera, ma non sa che fare. Perché lei avrà sì e no diciotto anni e poi lui non se la sente e non avrebbe senso. Eppure lei e lì, ma arriva un amico e quello parla parla parla e lui non ascolta affatto perché in quel momento tutto il suo mondo, il suo pensiero e le sue emozioni, sono uno slancio verso il corpo minuto della dama dei nodi, lì a due passi, irraggiungibile. L’amico sa di non essere ascoltato e Ambrosi se ne dispiace, ma non ha potuto fare altrimenti. Ecco, lei se ne va, rientra. L’architetto è triste che lei sia rientrata, ma è anche felice di non esserle andato incontro. Si allontana e camminando fuma una sigaretta. Guarda la luna piena che gli sembra un occhio argentato, un custode di luce spalancato sulla tenebra. Un tuono rimbomba in lontananza; pensa ad una poesia del Pascoli che recita mentalmente. Poi spegne la sigaretta, si stiracchia, ripensa alla dama dei nodi, a come quei suoi capelli annodati in lunghi dreads e poi raccolti in una coda siano un segno di eleganza assoluta. Ecco cos’è: eleganza assoluta nella fusione della propria natura ribelle con la compostezza del matrimonio. Ambrosi pensa che non ne può più di quelle donne della sua età, costruite su un modello prestampato, fatte di maschere di trucco e ostentata sciccheria. Fatte di muri, sbarramenti e difese. Poi ride di gusto. Ride di se stesso, delle proprie debolezze di uomo, delle proprie rabbie, ora che l’infatuazione è già passata. Di nuovo al tavolo un istante più tardi, lei scioglie la fascia che prima chiudeva quella coda intricata ed i lunghi capelli le scendono giù giù e coprono la schiena, scoperta dal vestito nero. La guarda, pensa che sarà una donna bellissima. Lei fa un gesto alla madre, lì presente. Sarà una donna bellissima. Quando decide di andare incrocia un’ultima volta il suo sguardo. Poi saluta lo sposo e la sposa. Prende la bomboniera, esce dal locale e cammina verso la macchina. L’architetto Ambrosi è felice, dopotutto.

The End.

Giulio