Passione per insegnare o passione per la materia insegnata?

Ci sono due qualità importanti per un insegnante: la passione per la materia oggetto di insegnamento e la passione per la didattica, ovvero per l’insegnamento in quanto tale. Detto questo ci sono 4 tipi di insegnanti, quelli che non possiedono nè l’una nè l’altra, quelli che ne possiedono solo una, e quelli che le possiedono entrambe. Direi però, se volessi scremare, che la passione per l’insegnamento e la didattica è il prerequisito per questo lavoro, in quanto essa, essendo la passione per la professione esercitata, è il punto di partenza, fondamenta solide per questa carriera. Mi dispiace un po’ che oggi, questa passione, non venga considerata più di tanto, nè ai colloqui, nè ai test od esami abilitanti, sebbene gli studenti possano indicare con estrema precisione quali sono gli insegnanti che ne sono dotati. Non saprei fare statistica, nemmeno ad occhio, su quanti siano i docenti carenti di tali passioni, so per certo però, che averle entrambe, equivale ad essere un grande insegnante, un grande Maestro.

Giacomo

Did you know?

Prendo spunto da questo video per partire con un ragionamento più vasto.

Si diceva…
Gli stati in via di sviluppo…blabla…paesi come la Cina, l’India…blabla
Oggi si crede che siano ancora in via di sviluppo…
Ma sono più sviluppati di noi.

L’evoluzione è in atto e sta subendo un’accelerazione fortissima, esponenziale.

A cosa rimanere aggrappati per non essere disarcionati via da questa forte spinta?

Non c’è più un angolo del mondo, oggi tutto è centro e le distanze non contano più.

Con Internet il modo di insegnare potrebbe essere drasticamente rivoluzionato: potrebbe essere molto più utile saper come fare una ricerca su wiki o su google che non sapere direttamente le cose. D’altronde lo scibile è sempre più grande, talmente tanto da risultare impossibile ormai d’apprenderlo. Dico così anche per provocare, e vi chiedo, serve di più dare la conoscenza o dare un modo per poterci arrivare? Sotto un certo punto di vista, con un tablet in mano potremmo rispondere a qualsiasi domanda ci venga posta. Una nuova rivoluzione, come quella della calcolatrice. Da quando esistono le calcolatrici serve veramente saper fare le divisioni a mano? le moltiplicazioni? Le radici quadrate? Ora che ci sono i tablet è così indispensabile sapere cos’è un protone o è meglio sapere che puoi trovare le risposte su wikipedia? Forse dovremmo fermarci un attimo e invece di perdere tempo a insegnare concetti antichi e che non useremo mai dovremmo seguire la tecnologia, stare al passo con questa accelerazione esponenziale tecnologica-informatica con insegnamenti più validi e utili, per esempio dare ai ragazzi di oggi le conoscenze per non perdersi in questo mondo virtuale, che con facebook, myspace…è sempre più facile sbagliare e confondere quale sia la realtà, dove sia il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra mente. Forse dovremmo fare un’analisi attenta ed ammettere che prima di geografia, storia, latino, matematica…dovremmo insegnare ai ragazzi a non perdersi in questo mondo,  ad usare lo strumento e a non esserne usati, a trovare sempre la verità e la strada giusta da imboccare per essere felici, sempre.

Giacomo

Insegnare stanca

“Ma lavori pochissime ore a scuola! Come fai a essere così stanca?”
Già: come faccio?
Provo a spiegarlo.

Da studente, spesso percepisci i tuoi professori come “nemici”, avversari contro i quali combattere. Beh, non è proprio così: quando insegni, ti allei con la parte migliore degli allievi e, insieme a quest’ultima, ti sforzi di resistere all’ignoranza, alla pigrizia, all’apatia.
Quando poni una domanda, non lo fai per cogliere i tuoi ragazzi in difetto. Al contrario: speri con tutto te stesso che siano in grado di rispondere, e di rispondere bene. A volte – anche se ti ritieni ateo – preghi: “Fa’ che almeno questo lo sappiano, fa’ che lo sappiano almeno in parte, almeno…”
Non lo sanno.
Accusi il colpo, rapidamente ti riprendi, allontani il pensiero (che a volte ti viene): “Ma allora sono proprio stupidi, porca miseria!”, respingi questo giudizio e fai appello a tutte le tue risorse per trovare un quinto modo – diverso dai quattro che hai già provato – per spiegare un concetto che a te pare assolutamente banale.
E quando un’allieva ti mostra un disegno, e chiede se ti piace, non basta rispondere: “Sì”. In quel “sì” ci devi mettere il meglio che hai (tutto!), ma soltanto quello. E aggiungerci un sorriso, e metterci il meglio pure lì.

Ecco perché, a volte, dopo la scuola, gli insegnanti sono stanchi.

Arianna

Un altro mondo esiste

Prendete una piccola scuola in Danimarca. Prendete una bambina e una ragazza, scalze, sedute alla stessa scrivania. Prendete tre adolescenti che dipingono nel corridoio. Prendete un’aula piena di strumenti musicali, con la porta socchiusa. Prendete una classe di tredicenni che ascolta i compagni leggere ad alta voce, e poi commenta col sorriso, uno per volta. Prendete una preside dagli occhi chiari. Prendete queste parole: “La nostra è una scuola aperta, vogliamo che gli allievi la percepiscano come un’unica stanza in cui imparare. Non li sgridiamo, cerchiamo di trattarli gentilmente e dialogare con loro, perché solo in questo modo si sentiranno bene a scuola, e diventeranno cittadini rispettosi in futuro”. Prendete dieci insegnanti felici, una cucina che odora di patatine fritte, disegni alle pareti, una palestra, un cortile con la sabbia, un’amaca, molti alberi.

“Come ti sembra la nostra scuola?”
“Un sogno”
“Lo pensi davvero?”
“Certamente! Noi siamo lontani, lontanissimi…”
“Hai visto che è possibile. Ora devi tornare in Italia e fare la rivoluzione”.
Sorrido. Rispondo: “Sì”. Sottovoce, però si sente.

Suona come una promessa.

Arianna

Anche a me piace nuotare

Oggi ho fatto lezione a un gruppo di di quindicenni. Entrata in classe, mi sono presentata, ho detto loro come mi chiamo, che sono italiana e che cosa mi piace fare nel tempo libero. Le solite cose, insomma.
Al termine della lezione, mi si avvicina una ragazza timidamente.
“Dimmi tutto”, faccio io
“Beh, ecco… quando ti sei presentata, all’inizio…”
“Mh”
“Sì, insomma, ad un certo punto… hai detto… che ti piace nuotare”
“Sì”
“Ecco, volevo dire che… anche a me piace nuotare”
E mi fa un gran sorriso.

Insegnare è davvero il più bel mestiere del mondo.

Arianna