Ad libitum

I moti in Egitto e Tunisia, un po’ meno quelli in Albania, sono acclamati dal giornalismo internazionale come la rivoluzione che ci doveva essere. Ma è facile fare i rivoluzionari con le rivoluzioni degli altri, tanto quanto fare i comunisti con i soldi degli altri. In Italia mi pare che accanto all’entusiasmo vi sia una neppur-tanto-leggera paura di quello che avviene sull’altra sponda del Mediterraneo. In Italia, si sa, l’altra sponda è sempre vista un po’ male, di qualunque cosa si parli. La sponda albanese desta la preoccupazione di un Belpaese che ha sempre goduto della connivenza con il potere vigente nel Paese delle Aquile, un po’ per interessi economici (una bella sottomissione economico-mediatica), un po’ per interesse patriottico – finché dalle coste illiriche è giunto il nemico ad alimentare il senso della (i)nazione. Forse preoccupa che un paese che vede la nostra televisione sia arrivato finalmente a mobilitarsi, ad assumere una risonanza extra moenia: forse lo scarto fra il sogno italiano e la realtà albanese ha spinto a tutto ciò? Rimane da capire cosa si intende per sogno italiano, perché lavoro non ce n’è, ma gnocca ad libitum a manetta. Ah, ecco cosa potrebbe essere. Alla fine, dal ratto delle Sabine in poi, ha sempre tirato più un pelo di che un carro di.

Consiglio la lettura di questo articolo di oggi.

Gianmarco

Personalmente consumato

Consumare in famiglia

Ultimamente ho passato molto tempo  a guardare la televisione spagnola, e sociologicamente parlando, ha dell’interessante. Ci sono pochi culi e poche tette, a far da amo per il consumatore di comunicazione, ad attrarre. Quello che ho notato è che la pubblicità, qui, ha un messaggio di fondo molto individualista, ossia molto centrato sulla responsabilità personale del consumo, e spesso orientato a instillare nel consumatore potenziale l’idea che nulla gli sia dovuto, che il mercato non è qui per lui, ma è lui a creare il mercato. L’esempio che mi sembra più calzante, è il claim di una catena di supermercati a basso costo, che recita: Si pagas màs es porque quieres, facilmente intuibile. Se paghi di più, è perche lo vuoi tu. Efficace, ti fa venire voglia di andare al supermercato in questione come se fosse una tua scelta personale, responsabile, saggia. Tornando alla fortunata mancanza di culi&tette, al posto di questo surrogato dell’istinto animale atavico troviamo, in molte pubblicità, semplicemente i bambini con le loro famiglie, ma soprattutto i bambini, ci sono bambini in quasi tutte le pubblicità, come se il bambino fosse il tramite della comunicazione, e il capro giustificatorio dell’azione del consumo. È strano, in un paese dove il modello di famiglia è messo quotidianamente in discussione, e rielaborato in maniera progressista e liberale, svincolato dalla santa inquisizione, che sia proprio la famigliola felice a farla da protagonista e da medium del messaggio pubblicitario. Da pensarci su.

Capire l’italiano attraverso lo spagnolo

Io non lo avevo mai pensato, che quando dici dieci anni fa, il fa è proprio la terza persona singolare del verbo fare. L’ho capito perchè in spagnolo si dice hace diez años, e l’unica differenza è che il fa si mette prima, che suona come “Fa dieci anni che” e via dicendo. Le solite note grammaticali.

Juan Marquez