Il vino che piangeva

Era l’ultimo giorno di lavoro in cantina. Già negli ultimi tempi  si respirava un’atmosfera particolare, tutto sembrava aver perso quell’entusiasmo e quella vitalità che avevano contraddistinto l’autunno. Gli sguardi erano spenti, le galline non beccavano più e persino i sassolini depositati lungo i marciapiedi non venivano toccati. Quella mattina però tutti furono sorpresi da un singolare evento. Le botti di legno, accuratamente riposte, impilate nella barricaia, gocciolavano in maniera insolita. Non si trattava di vino però, pareva che piangessero. Vennero chiamati esperti, luminari per chiarire il singolare evento ma nessuno ne venne a capo. Da quel giorno il vino di quelle botti non fu più lo stesso e conquistò il mondo non perché fosse il più buono ma perché sapeva emozionare come nessun altro.

Si ringrazia dello scritto
Federico Marchinu

L’ansia non è nel partire, ma nel tornare

Non riesco a piangere
perché non voglio
scorrere

Mi affogo in lacrime
senza che salgano
agli occhi

Non posso essere
fiume, non voglio
scorrere

Come tempo.

Gianmarco