Il minestrone del martedì

Super ricetta per voi oggi, un vero minestrone in prosa, stile non so, comunque uno che mi ispirava, avrò letto qualcosa nel passato da cui ho pescato inconsciamente, è così, la ricetta segreta per questa settimana, l’ultimo pasto italiano, terra terra, da teatro,  poi il volo, e poi non so. Chi lo sa?

UNA CIUNGA TRA I CAPELLI CON LE MANI SPORCHE DI COLLA

Pronto per un altro salto, un nuovo cambio di mondo. Una vita fatta a puntate, dove tutto cambia e nulla rimane lo stesso, nemmeno io, o nemmeno lui o quello. Diciamo quello, ecco, meglio così, io sono quello. La difficoltà è sempre avviarsi, il mettere in moto la macchina e partire. Quando non ha la batteria scarica, ovvio. Là serve una manovra particolare…Dopo è tutta una discesa fino a che non si ritorna. Una slittata col bob giù da una discesa. A volte non so nemmeno perché lo faccio, altre sono sicuro che è la scelta giusta, altre mi domando se c’è stata una scelta vera, e davvero non saprei rispondermi, non lo faccio sul serio, credetemi! lì è quando scendendo col bob mi trovo un pezzo completamente in pianura e mi incazzo. Altre volte ancora mi ritrovo ad amare pazzamente questa vita assurda, perchè diventa vita quando la improvviso, così su due piedi, e a dir il vero all’inizio un po’ forzandomi d’uscir dagli schemi, di rompere quella routine che mi si è appiccicata addosso che non me ne son reso conto prima, ma perchè? Una ciunga tra i capelli con le mani sporche di colla.

L’ALTALENA NEL GIARDINO DI CASA

Alti e bassi comunque, un po’ come tutti, sull’altalena della vita. E così le persone entrano nel mio giardino ed escono, alcuni si affacciano, altri li vedo passare fuori che non si accorgono. A volte invece sono io che cammino tra i giardini della gente e queste passeggiate mi piacciono proprio.

UN ALTRO CIAK, SCENA NUMERO “HO PERSO IL CONTO”.

Un viavai di gente continua, in un film vissuto da protagonista, dove ad ogni suono di ciak c’è una nuova scena, cambia il paesaggio, cambia la casa, cambiano gli attori e talvolta cambia anche la lingua e la cultura, rimane solo il protagonista con la faccia da ebete, che si sveglia dopo l’ultimo ciak in un altro continente e non capisce cosa è successo, cosa cavolo è capitato mentre dormiva, perchè non ricorda, prima era da un’altra parte, sicuro!! dove mi sono svegliato si chiede il pirla!? e poverino, si sforza di capire, ma è intontito, rimbecillito completo, non riesce a ricordare il copione, possibile che non si ricordi sul serio? Deve aver saltato qualcosa, qualche pagina che gli spiegava le battute, che gli spiegava la scena almeno, un’introduzione, dov’è la voce narrante? dove cavolo si trova la voce narrante? perchè qualcosa evidentemente non gli torna, non è il suo film si dice, non è il mio si ripete! Eppure è il suo, oh se lo è, ve lo dico io, o meglio lui di persona se io son lui! L’abbiam scelto iolui, oh se l’abbiam fatto! Ma che casino sta succedendo in questo discorso? mi son lasciato andare. forse troppo. se chiudo gli occhi lo ricordo, sicuro! ha scelto iolui di recitar nell’altro modo! Quale? improvvisando, per forza! Ma è difficile sapete? improvvisar in un film che non è il tuo, è un casino! ma perché poi farlo? a quale scopo? per dimostrarsi di non esser un attore, mi dice, mi spiego? è un pazzo è un pazzo, si sa! lui deve dirlo a se stesso che non è un attore, che non c’è nessun copione! Che è tutta una improvvisazione! Deve vederlo con i suoi occhi, non gli bastano le parole della gente, perché a lungo andare questi qua diventano il pubblico! è grave questo e lui deve capirlo da solo che non è una recita, perchè se no diventa un matto! veder con gli occhi che non esiste nessun film, nessun copione, gli è necessario come un bicchier d’acqua nel deserto, ha sete lui e forse l’ha capita finalmente di saziarla! E’ un po’… un po’ così, un pochino complicato, è come se la gente, se uno a caso mettiamo, che non è un attore, ma facendo l’attore senza saperlo dice a chi non è attore, e si scopre un attore senza volerlo, che non è tale e l’altro, quello che si è scoperto a recitare vuol dimostrarsi di saper scendere dal palco e a quell’altro di non esser attore, e quello si ride addosso perché vede uno che pensa di saper che non è un attore che vuol dimostrarsi l’ovvietà, che non lo è! Mi spiego? Non è comica la cosa? E allora vi domando chi è il pazzo, mi spiego? Solo che voi dovreste esser del pubblico per veder la scena non far parte del copione, se no è tutto un casino e non ci si capisce più!

STACCANDO I FRENI DAL PIANOFORTE

Come è possibile soffrire di questa malattia? vivere a scatti di tre mesi in tre e svegliarsi altrove, chissà dove ‘sta volta? Quale sarà la prossima scena? Lo scriverà lui il copione, inventandolo man mano? Si dimostrerà finalmente di non esser un attore? Lo farà? E’ matto è matto è matto! Un bellissimo piano inclinato fatto di sapone sul quale poter danzare, scivolare, da una parte all’altra, in base a come si muove e ci si muove. Come quel pianista pazzo che suonava il piano a coda, nella sala da ballo della nave, come si chiamava? Denny Denny, Butzman qualcosa,  TD thanks denny, lemon soda, Novetrecento. Era in quel film, la leggenda del pianista sul lago di Como, mi pare si chiamasse, dove c’era quel ramo che gli si era infilzato in un occhio! poretto! senza freni l’aveva fatto, li aveva staccati la notte dal piano, durante la burrasca, muovendosi a ritmo delle onde, quelle alte alte quattro cinque metri che ci sono sempre nei laghi. E’ per questo che non voglio una casa al lago, avrei paura della marea. E’ per questo che ho scelto l’oceano, ancora una volta, e lo vedrò dall’altra parte, una nuova prospettiva ma tanto è sempre azzurro lo stesso, piatto e monotono, senza onde. E’ là che mollerà i freni il pianista, l’attore di prima intendo, quello che fa finta di battere i tasti mentre c’è un altro che gli suona le note sotto. Forse c’è, forse no, ma lui non lo sa, forse se lo immagina quando sta sul palco a recitare, nel teatro di casa, ma forse è vero, scenderà dal palco, forse, dall’altalena, e comincerà ad improvvisare sul serio, andrà a spasso per i giardini di laggiù, due occhi aperti come un obiettivo di una macchina fotografica, un obiettivo che non si richiude, ma che sta aperto per impressionare l’alogenuro d’argento a lungo, la più lunga fotografia, tre mesi di scatto per richiudersi sul volo di ritorno. Vi immaginate che foto? Non si capirebbe nulla, questo è certo. Forse, dopo, la porterebbe con lui di nuovo, sul palco, la terrebbe in tasca e si dimenticherebbe di averla, è un rischio, o forse l’appenderebbe in casa, come un cappello che non userebbe mai più, o forse chissà, la regalerebbe alla zia Nancy. Può essere anche che si decida di stamparsela dentro la testa, con questo superscatto lunghissimo, gli occhi strarossi come il suo solito di sta stagione pei pollini peggioreranno ancora, gli bruceranno di più, dopo tre mesi che non li sbatte, per forza! Vi immaginate? ma è così, chissà, sì, vedremo quel che succederà.

Giacomo

Annunci