Un amore imperfetto

Ti amerò
d’un amore imperfetto
condizionato senz’altro
dalla stanchezza
dall’umore

vorrei promettere
cose impossibili
come “sempre”
“mai e poi mai”

invece so
non basteranno
le mie mani zoppicanti
a colmare la distanza
contenere i vuoti.

Che tu possa trovare
la strada
verso un mondo più grande.

 

Foto: Lisbona 2017

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Sogno un ritorno a Pangea

La terra, il nostro pianeta, non ha limiti, non ha bandiere, non ha confini di stato.
La terra ci nutre, ci disseta.
La terra ci ospita, e non ci chiede alcun affitto.
La terra si dona, e non ha un libretto di istruzioni.
La terra è per noi, e non ci dice cosa possiamo fare e cosa no.
La terra si fida di noi…

…e noi?

Noi ci spartiamo i pezzi di terra versando sangue, facendo guerre, noi dichiariamo con non so quale diritto – questo è nostro, quello è vostro, e guai se ci metti piede se non ti ho dato il permesso, piuttosto stai nel tuo paese e muori di fame! –
I più forti riescono a stabilirsi su terre fertili, buone, redditizie. Gli altri…rimangono là come dei fessi. Degli altri non ci interessa, non siamo noi, sono altrove. Peggio per loro. Dimentichiamoli, se nessuno li considera non fanno nemmeno notizia. I nostri giornali non ne parlano, i telegiornali non ne parlano, quindi si dimenticano.
Abbiamo inventato la politica, con la quale decretiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, manco fossimo degli dei. Qualcuno dirà che è necessario avere le leggi perchè l’uomo ha bisogno di essere guidato, perchè senza leggi andrebbe tutto a rotoli. Le leggi le abbiamo nel CUORE e da SEMPRE, e chi dice di non sentirle è un FALSO e mente a se stesso. Non serve scriverle per interpretarle male. Sarebbero troppe, e le parole non basterebbero per esprimere un sentimento di giustizia. Sarebbero sempre insufficienti. Creare le leggi è far sì quindi che esista l’ingiustizia.
I confini di stato sono recinti fasulli e inutili. Manco fossimo delle bestie che devono essere rinchiuse!
Grazie alla loro esistenza persone stanno male e altre stanno bene.
Grazie alla loro esistenza in una parte del pianeta si può inquinare, in un’altra no, dimenticando che l’aria è sempre la stessa e se ne infischia dei confini, lei va dove vuole, dove “tira il vento”.
Confini, limiti.
L’aria non ha limiti, se il mio vicino inquina io respiro la stessa aria.
L’acqua non ha limiti, se il mio vicino inquina un fiume, o un mare, io berrò la stessa acqua, la stessa acqua evaporerà e pioverà sulla mia terra, farà crescere le mie piante avvelenate, fonte del mio cibo.
Che senso ha avere gli stati? Avere politiche diverse?
Che senso ha avere confini di stato?
Che senso ha sentirsi proprietari di fare ciò che si vuole sul “proprio stato”?
L’Italia non è nostra, è del mondo.
L’Australia è anche nostra, come è nostra l’africa intera, con i suoi problemi e la sua fame.
Prendiamone atto, cominciamo a pensarla in grande, da Aironi.
Un unico stato, ritorniamo a Pangea.

Giacomo

Il minestrone del lunedì

Un prof una volta mi disse: “Noi siamo nani sulle spalle di giganti.”

Gli credetti. Parlava della storia, di come l’uomo moderno è ciò che è grazie alle fatiche del passato. Come potevo non dargli ragione?

LE CITAZIONI

Oggi la penso un pochino diversamente. L’uomo oggi non è un nano, ne sta proprio sulle spalle dei giganti. Oggi l’uomo tende a nascondersi dietro ai giganti, seguendoli come se fosse un ombra. E’ un modo per sentirsi gigante a sua volta, diventare l’ombra di altri giganti.

L’uomo oggi parla attraverso le parole di altri, dice cose che non pensa e pensa i pensieri di altri credendo che siano i suoi. Razionalmente si è instupidito parecchio. Si è spersonalizzato, e non realizza nulla che sia frutto veramente suo, del suo cervello, della sua intuizione.
Credo che oggi la tendenza sia quella della citazione. Parlo di una cosa usando le parole di altri, ti cito il gran nome famoso che l’ha detto per primo, e guadagno una referenza; risultato: il mio discorso è più vero del tuo.
Mi domando quali parole, quali sentimenti, emozioni, sono oggi davvero nostri e non indotti da altri.

LIMITI E CONFINI

Un mio amico parlava di confini e limiti tempo fa. Il mondo prosegue la sua corsa costruendo confini, questo è il mio spazio, quello il tuo, questa la mia libertà, quella la tua, e via dicendo. Oggi ci dicono dove comincia la privacy, e cominciamo a difenderla accanitamente, arrabbiandoci per sciocchezze.
“Il MIO spazio. La MIA vita. I MIEI diritti. La MIA privacy.”
Il perno del discorso non è lo spazio, la vita, i diritti, la privacy.
Ma direi piuttosto il “MIO”, aggettivo possessivo.
Il possesso possessivo.
Limiti, confini, delimitazioni di spazi.
L’uomo che non pensa più, la spugna che assorbe di tutto, acqua, vino, aceto e piscio.
Sto generalizzando, sicuro. Accetto tutte le critiche. Ma parlo pesante perchè voglio smuovere un po’ le acque, permettete!

GLI ONESTI E I DISONESTI

Il mondo sta diventando un po’ come il vino biodinamico.
Non c’è più una via di mezzo, o trovi le grandi puzze, il marcio, o trovi i profumi più suadenti e fragranti. Una parte avvizzita, l’altra che fiorisce. C’è lo stacco, profonda crepa, ulteriore divisione di correnti di pensiero. Tuttavia questa è reale e richiede che anche tu che leggi ti schieri.
E’ un po’ come il pagare le tasse. Ci sono gli onesti e i disonesti. I disonesti sono disonesti, e gli onesti spesso sono disonesti costretti ad essere onesti. Poi ci sono gli onesti veri, quelli che non scendono a patti ma seguono la via più difficile.

RICOMINCIARE DA CAPO

Non ho citazioni io. Non mi interessano. Sono irriverente. Una cosa può avere 3000 anni di storia ma se è una boiata è una boiata. E a volte per costruire occorre distruggere. Una sorta di “ricominciare da capo”.
Ma si può farlo? E’ possibile davvero ricominciare da capo?

LA GRANDE MATRIOSCA

Il mondo è composto da una matriosca infinita di realtà diverse che si contengono l’una con l’altra, e su più livelli. C’è il sogno che fai di notte, e la realtà che vivi di giorno, che racchiude e comprende anche i tuoi sogni.
C’è la tua vita, che è tua e di cui tu sei il centro, ma puoi cambiare il centro ed esiste la tua famiglia, oppure il tuo condominio, il pugno di case vicino a dove giace la tua, il tuo paese, la tua città, la tua regione, il tuo stato…E così avanti, ognuno ha il suo centro, la sua famiglia, il suo paese…
Ma come si può cambiare se stessi, si possono cambiare affetti, paese, città, regione e stato, si può cambiare lingua, si possono cambiare anche stili di vita, priorità di vita.
Vivere qui, pensando che un lavoro è tutto e base di partenza per costruire una famiglia, o vivere là, dove è la famiglia la base di partenza, o ancora più in là, dove non esiste nemmeno la concezione di base di partenza, ma tutto è quel che è, semplicemente semplice, senza ste cazzate di arrivi e partenze. La realtà di qua, dove servono i soldi, e la realtà di là, dove tutto è diverso, le regole rovesciate, senza la priorità dei soldi.
E non c’è limite, confine che impedisca di passare da qua a là o ancora più in là, esiste solo quello che ci hanno detto o imposto negli anni. C’è la nostra gabbia mentale che ci dice quello che possiamo fare, e quello che non possiamo. Cosa è giusto e cosa non è giusto, quando dobbiamo essere felici e quando tristi.

In realtà il mondo è talmente vasto, le possibili strade da percorrere talmente tante, che penso io che per evitare un cortocircuito della nostra mente, in un eterno domandarsi qual è la strada giusta, ci autolimitiamo le scelte da soli, o così o colà, per far prima.

CORRERE: VOGLIO UNA PAUSA

Per far prima quindi. Tutto per fare in fretta, agire, fare. Ma non si può far tutto tutto di fretta, specialmente vivere. Occorre fermarsi di tanto in tanto, e chiedersi se la strada è quella giusta, se siamo felici, se stiamo andando dove vogliamo. E se la via è chiusa, tornare indietro, trovare un’altra strada. Usare la propria testa, come non ci hanno mai insegnato a fare. Usarla bene, oltre i limiti, con i nostri pensieri e le nostre conclusioni.

Dieci minuti al giorno di volontaria “pausa riflessione”, riordinamento di idee, priorità, scelte di vita, obiettivi, e il mondo sarebbe completamente diverso. Ne sono convinto.

Giacomo