Testarda

E’ che sto ancora lottando
contro
il passato, con la speranza testarda
che magari non è andata proprio così
forse ho capito male
chissà, domani mi sveglio e mi dite:
“Non è vero niente, si scherzava”.

20160803_093313Sono ancora qui che lotto:
tiro calci al presente
mi faccio comandare dalla paura
del futuro, la paura che in futuro
continuerò a lottare.

Lotto ancora:
mi dico “basta” e invece
eccomi qui, che faccio a pugni
per niente.

Foto: Vietnam 2016

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Dittatore

Dittatore4650757042_3b2382ceb6_b
che non muori, non scompari, non invecchi
che permei, più profondo di quanto immaginassi
realtà e immaginario

Quando la fine del tuo impero
del tuo dolore, della tua rabbia
la tua vittoria

Quanti i tuoi figli, i tuoi pensieri
dinastie epiche bibliche
ridicole
funeste

Quando affonderanno per non tornare più?

Irene

Foto: Eva Munter

Una combattente

Dicono Rita Levi Montalcini era una combattente.
Vero.

ombreIl mio pensiero però va a tutte le combattenti che, in silenzio, quasi di nascosto, si lacerano in battaglie intime, eppure gigantesche, per esempio contro una malattia, di quelle fumose che non fanno rumore, di quelle che forse neanche esistono, dicono.
Una malattia di quelle che ci si vergogna, e tagliano i fondi, ché tanto quelli non sono veri pazienti, non sono neanche vere persone, dicono (alcuni). Penso a una donna che conosco. Una donna che ogni giorno si sveglia (oh, come vorrebbe non svegliarsi, a volte!). Una donna che ogni giorno si sveglia e combatte.

Per ora, purtroppo, sta perdendo. Però combatte.
E io, pensando a lei, mi commuovo.

Buon anno.

Arianna

Fotografia di Gegio

Pensieri per un’amica

C’è una donna, con gli occhi chiari, che sogna sogni grandi, di lotta e di speranza, ché il mondo così com’è, proprio non le va.
C’è una donna, con gli occhi lucidi, di lacrime un po’ dentro e un po’ fuori, come chi sta in punta di piedi, ché il pavimento è sporco da far schifo, ma purtroppo, per adesso, non può volare.
C’è una donna, con gli occhi scuri, che sogna sogni grandi, per lei, e per lei soltanto (eventualmente un paio di amici e il fidanzato inclusi).
C’è una donna con gli occhi scuri, che cammina scalza, dice “che bello”, laddove lo schifo, lo sporco.

C’è una donna con gli chiari che invidia, a volte, quegli occhi scuri.

Arianna

Foto: blog Nordur 66° 2.0

A Chiunque

Pubblico con piacere questa poesia, scritta da una persona che non conosco, che mi è giunta accompagnata da queste parole: “mi ha colpito la determinazione ed il critico disincanto di una giovane donna appena ventenne che, sulla sua pelle, ha già sperimentato la violenza del potere:. due settimane di carcere, ed ora in domiciliazione obbligatoria, per la sola ragione di non aver rinunciato alla propria dignità ed al diritto di resistere (al tav). Insomma, mi piace la forza che riesce a conservare ed esprimere, nonostante tutto, uno stimolo per ciascuno di noi”.

Ecco la poesia:

e io?
mi ritrovo nella normalità dell’essere ventenne, sperimentando la vita.
né anarchica, né pacifista.
solo pacificamente alla ricerca di me stessa.
molto preoccupata per i miei sogni.
molto infastidita da questo gelido e assurdo progresso.
molto indignata ad osservare i giochi politici.
ancora illusa dell’esistenza di giustizia.
nata a Rovereto, però cresciuta in canavese,in un paesino di 1200 anime in una realtà rurale e leggermente bigotta come l’ambiente del liceo della zona che ho frequentato.
riesco a riconoscere gli alberi, ma non i modelli d’auto. in quarta superiore vinco una borsa di studio e parto per l’india per un anno. semplicemente per curiosità ed entusiasmo per la scoperta di qualcosa di nuovo di diverso.
dopo il liceo riparto con uno zaino, viaggio per spagna e francia, poi decido di tornare e stabilirmi a torino.
lavoro, vivo, esploro nella città. mi creo la mia indipendenza.
intanto sogno di essere ostetrica.
i sogni non piacciono, non oltrepasso il numero chiuso.
ora farò agraria:foreste e boschi.
e intanto mi guardo attorno, vivo, provo ad esprimermi, riconfermo la mia libertà.
metto in atto una goffa e autentica rivolta individuale: non un semplice stare, ma una appassionata ricerca di umanità.
un po’ incosciente, come ogni giovane ha diritto di essere.
un po’ sfortunata, come ogni giovane non dovrebbe essere.
e ora amarezza.
si ricompone il puzzle, si rivedono immaggini…
e non mi sento più umana. ma un oggetto, un mezzo.
eppure non perdo la dignità.
non voglio filosoffeggiare.
non eroina, non martire.
resto.
resto umana.
e voi non lasciatevi intimidire.
non abbiate paura.
se avete qualcosa da dire, ditela. se poi vi tocca dirla urlando, si vede che ne vale la pena.
è tempo di resistere, è tempo di lottare!
grazie per la solidarietà e la vicinanza di chi ci ha scritto o ci ha pensato nel periodo in carcere..
‘a sara dùra
con amore…

Marianna
Fonte: www.notav.info

Eppur si muove

Questo non sarà un manifesto rivoluzionario. O forse sì. O forse è solo uno strumento di condivisione.
La lotta si compone di fasi.
Nella prima fase, si costruiscono i corpi dei militanti. Ci si esercita, nel caso in cui si pensi ad una rivoluzione fatta con i corpi.
Poi si passa a costruire un codice comprensibile solo a coloro che condividono la lotta. Un alfabeto, o uno strumento di espressione. Anche un blog. Insomma, si pensa alla comunicazione rivoluzionaria. Questo è un passo molto importante per chi, come me, vuole una rivoluzione fatta con il pensiero. Il pensiero per strada.
La fase tre è la guerriglia, e si possono scegliere diverse forme di. Si possono prendere in ostaggio persone, o anche cose, o si possono gambizzare persone, o anche cose (che dovranno avere, evidentemente, delle gambe). Io vorrei semplicemente prendermela sul personale e iniziare ad essere cattivo e a falciare le gambe con il linguaggio, liberare il prato dalle erbacce senza pietà.
Le fasi successive sono la latitanza e la prigionia. La latitanza è la fase principale della lotta. Significa sparire, scomparire alla vista, diventare un mito della rivoluzione, dirigere da lontano, stare a guardare, organizzare il ritorno. Lontano. La lotta esprime il suo potenziale nella distanza. Per questo bisogna cercare di andarsene da questi luoghi, affondare le unghie nelle opportunità fuori.
Infine, farsi prendere, farsi imprigionare. La prigionia è l’essenza della lotta. In essa si esprime tutto il potenziale rivoluzionario della militanza. Chi è costretto a restare, è il totem della rivoluzione. Il simbolo ultimo della militanza rivoluzionaria, il seme del cambiamento.

Almeno, così dicono.

Ho creato un linguaggio che mi appartiene e che mi identifica. Milito quotidianamente attraverso i canali che mi sono concessi e che mi sono concesso. Sto lavorando sulla latitanza. Non garantisco il ritorno e la prigionia.

Io ci provo, comincio da qui.

Gianmarco