Calda torrida estate

Il caldo strozza il cervello. Per questo motivo gli autori di questo blog, scrivono di meno. Per lo stesso motivo i lettori di questo blog, leggono di meno. E’ un fatto, il caldo torrido ci fa venir solo voglia di lago/mare/piscina/doccia, voglia di acqua che lavi via il sudore, voglia di vivere nudi sulla nuda terra. Il buonsenso ci trattiene dal non andare in giro ancora più svestiti di così. Così ce ne andiamo in giro, soprattutto fatti di carne, di pensieri carnali, votati all’esterno, al guardarsi attorno. Tutti stanno fuori la notte. La vicina si lamenta per i ragazzetti che vengono sotto casa alle due a chiacchierare e fumare di nascosto. A volte suonano i campanelli. Alle una la città è ancora in piedi, ma solo una parte. Cammino alle due per le strade deserte, passo davanti a sociologia e vengo invaso da un mare di persone che…bevono? Fanno festa? Studiano di notte? Ci provano? Non lo so, non ho ancora capito che ci facciano tutte quelle persone a sociologia una notte a settimana. Però ai giovani piace stare lì. Sembra una città più giovane, l’estate.

I vecchi sono rintanati nelle loro case, con le persiane abbassate per non far entrare il caldo. Si svegliano quando i nipoti vanno a dormire. Alcuni muoiono da soli, nell’indifferenza e nella solitudine. Non guardo i telegiornali, ma credo lo dicano anche i notiziari serali. I vecchi spesso sono poveri, hanno lavorato tutta la vita e si ritrovano con una micropensione, poca famiglia accaldata al mare e la televisione. Eccoli lì, davanti alla televisione, quando suona un venditore di condizionatori truffaldino che estorce loro tremila euro per un pinguino de longhi. Se ne va e l’anziano rimane con il suo pinguino, pensa che è meglio aspettare che ritorni il figlio per farsi spiegare come accenderlo.

Il mio cane ansima tutto il giorno. Non so perché il creatore li abbia fatti in modo che possano sudare solo dalla lingua. Sta tutto il giorno ad alitare nel vuoto, sdraiato. La notte, se viene in camera mia, non riesco a dormire. Smette di solito dalle tre alle sei del mattino. Erano quattro estati che non stavo qui in città, che non vivevo la fine di luglio nella mia cittadina. Volevo proprio ricordarmi come fosse, come fossero le albicocche, come fosse la montagna di notte. In estate rimangono solo pensieri estivi, privi di consistenza, aeriformi, vaporizzati dalla canicola.

Giulio