La caduta

Seduta sul divano mi guardi
con occhi dal passo incerto,
incespicanti,
chiedi
Sono caduta come cadono i vecchi,
sono vecchia?
Domandi e affermi,
cercando di colmare
quel tratto di futuro sdrucciolevole:
spazio vuoto, gradino, inciampo
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I soliti idiomi alla velocità della luce più uno

L’ombra di una rivoluzione copernicana si avvicina, il neutrino minaccia almeno un secolo di storia del pensiero, e noi siamo qui a parlare di Domenica In. Ne parliamo perché, con la spada di Damocle della caduta del relativismo, il quesito che si propone alla massa degli astanti è: Perdoneresti la tua madre biologica per averti dato in adozione?.
Ahimé, quanta cultura, quanto sostrato corrotto racchiude questa domanda? Aldilà del bene e del male, aldilà del principio del piacere, la colpa è insita nell’atto del distacco. Come si sa da Freud in poi, in fin dei conti è sempre colpa della madre.
La cultura della colpa, figlia dell’impalcatura teologica occidentale, non ammette niente al di fuori del binomio perdono/vendetta. Nella storia di una figlia adottiva che scopre di essere stata adottata, il confronto con la madre parte dalla definizione della situazione come madre colpevole di, non ammettendo nessun esito diverso da quello della penitenza o della redenzione. Risulta chiaro e lampante il riferimento a un paradigma religioso in cui la responsabilità è individuale, ma il giudizio sull’azione non può non essere universale e aprioristico (caratteristiche della stessa divinità). Di conseguenza, a prescindere dalla motivazione dell’azione, il destino del responsabile è rimesso alle sole categorie del pensiero contaminato dalla dottrina, come se ognuno in sé potesse farsi giudice ex machina dell’altro, solo perché una cosa lo riguarda in prima persona; ancora peggio, come se la collettività potesse, con la sola imposizione del dogmatismo, farsi valutatore dell’azione altrui. Come se, dopo 30 anni di vita come figlia adottiva, il confronto con la madre biologica non fosse un confronto fra due donne, ma sempre e comunque fra un genitore e un figlio. Perché è sempre colpa della madre, di una madre assente o di una madre troppo presente.
La grande battaglia del laicismo consiste nel decostruire quella parte del pensiero attivo (ossia quello che si agisce nel vivere sociale, concretizzato nelle decisioni individuali e collettive, sociali) che utilizza le categorie del pensiero religioso nel discorso sul vivere civile e riportare le competenze ai loro legittimi detentori, ossia i neutrini, gli unici in grado di darci quella rivoluzione del pensiero che stiamo tanto aspettando.

Gianmarco

La madre: due scorci di mondo

Qualche tempo fa stavo facendo alcune osservazioni astronomiche in Bondone. Il telescopio era puntato su Giove ed intorno avevo una folla impaziente di infilare l’occhio nell’oculare e capire se davvero il pianeta c’era, se davvero era lì. Tra questi molti bimbi e altrettanti, per due, genitori. Nel buio della notte si avvicina una mamma con in braccio un bimbo piccolo addormentato. Quella, così com’è, cerca di metter l’occhio sull’oculare, ma con quel bimbo di troppo non riesce a piegarsi a sufficienza. La vedo, ci sta pensando, a come fare. E poi decide. Sul cemento della piazzola, ad un metro dal telescopio, in mezzo alla folla, appoggia a terra il suo bimbo e fa per guardare.

Solo che io mi ricordo dell’Africa. Mi ricordo di come i bimbi passano di persona in persona su un camion strapieno di gente, di come li tenga in braccio, anche per ore, chi è più comodo, anche dalla parte opposta del cassone. Anche cinque o dieci bimbi che nel caos non si sa nemmeno più di chi sono. Eppure la collettività si prende cura dei cuccioli degli altri. In Africa per una madre tenere in braccio un bimbo non suo è prassi, o forse solamente un gesto di normale umanità. E proprio non riesco a trattenermi. Dico: “ma non c’è nessuno capace di tenere in braccio un bambino?” E la folla, improvvisamente, capisce. Capisce ed in un istante la madre riprende il figlio ed un altro padre si prodiga per tenerlo lui, quel piccolino. Tutto veloce, come per cancellare la svista, quell’errore collettivo così evidente, così sgradevole da constatare.

La donna così, appoggia lo zigomo sull’oculare. Giove è lì, proprio dietro alle lenti; Io, Ganimede e Callisto ci sono, ma Europa s’è nascosta dietro al pianeta per l’imbarazzo.

Giulio