Da dove parli?

Parli dal luogo
dov’è iniziato,
da cui è partito
a scricchiolare
più forte e minaccioso,
dal punto in cui
la paura
è diventata cicatrice
molle non tenera
sulla tua fronte.

Da quel posto
mi parli
con voce vuota
di parole
ma densa di sospiri, sei
ancora lì,
dove ti è rimbalzata addosso
la colpa, avida
e nera
come una zecca.

È possibile, quindi

È possibile, quindi,
udire
le sirene delle ambulanze
e insieme
il tuo trillo gioioso
nel gioco del cucù.

È possibile, quindi,
non dire
la paura
che prima o poi
né il sollievo,
inaspettato,
quando infine.

È possibile, quindi,
lasciare la presa
smettere ogni sforzo
e lasciarsi accadere.

 

 

È andata com’è andata

Dicevi che io
avevo arricchito
la coppia
e lei
equilibrato
il rapporto con me:
prima unica, adesso
sorella.

Certo, poi è successo
quello
che è successo,
non subito però,
eh no, all’inizio no.

Dopo, una volta successo,
le cose sono andate
un po’ tutte
così, in generale
diciamo è andata
com’è andata.

E com’è andata
esattamente, mamma?
Vorrei chiederlo
con occhi puliti
di meraviglia,
vorrei ascoltarlo
con la voce
di chi ancora non parla
e dopo il tuo racconto
dire: Ah
di di di
tate
e battere le mani.

Perché è andata
com’è andata
ma noi, accidenti,
siamo stati bravi:
bravissimi.

 

 

 

 

Ti ho vista pregare

Ti ho vista pregare
seduta sul divano
in punta, al solito,
timorosa di disturbare
d’imprimere
il tuo segno nel mondo.

Era sera, ieri, e tu
dicevi
il desiderio profondo
del tuo cuore.

Io non lo chiedo più, mamma,
ho smesso
fa male
il semplice desiderare.

Scava, apre, illumina
lo scarto
tra questo dolore, vivo,
e il possibile di prima,
immaginato.

Mia sorella però è tua figlia
e una mamma
non si arrende.

Il dio dei credenti

Il dio dei credenti
non è
come noi
che dopo un certo
tempo
imploriamo una svolta
una fine
basta.

 

 

Lui invece
non si stanca
di aspettare
di guardarti
e nota la prima
piccola curva
all’insù.

Seme d’un sorriso.

Foto: Danimarca 2010

Ci riempiamo la bocca

Ci riempiamo la bocca
nei pranzi della domenica
di grassi animali
e parole
come meglio, migliorata, neanche
a paragonare.

Prima peggio:
ma ora?
Abbiamo la forza
di perdonare i più fortunati
che si lamentano
del caldo e del freddo, della gente
senza rispetto?

Davvero possiamo
lasciar andare la rabbia
e il desiderio
dolente
d’una famiglia la domenica,
con due figlie adulte?

Foto: Torino (Cavallerizza) 2017

 

Non esistono formule magiche

Non esistono formule magiche:
il dottore parla
dell’essere
e del non essere.

Non dice (come altre volte)
forse
dati clinici
la reazione al farmaco
no: adesso è certo.

Non esistono formule:
impossibile isolare
i singoli
elementi (quantità, qualità)
osservare
relazioni stabili
prevedere.

Non esistono formule
e neppure magie
parole
gesti capaci
di fare cose
con i desideri.

Non esistono formule magiche:
restiamo senza
un attimo
lungo, poi
torniamo a cercare.

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Foto: Iran 2017 – Le torri del silenzio

 

Che questo dolore finisca

Che questo dolore finisca,
che tu
muoia:
se non puoi smettere
di ammalarti, allora
non resta che questo
pensiero terribile.

La tua esistenza
pesa
come un asciugamano,
zuppo di lacrime.

In questa città
di tubi roventi e panchine
deserte, non c’è posto
dove accovacciarsi
e respirare.

Foto: Iran 2017

 

Proteggi

Stanotte non dormo.
Sveglia, sogno.

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Siamo qui il gatto
ed io: immagino
di proteggerti
dalle paure, dalle voci
torturatrici.

Bloccate ogni accesso!
Chiudete le finestre,
sprangate le porte,
sorvegliate i ponti,
sbarrate le strade!

Poi, al mattino, eccolo:
il male.
Viene da dentro!
Spalancate porte e finestre,
liberate le vie di fuga!
Che possa uscire, per carità,
che possa andare!

Ancora un sogno
da sveglia.