Prendere posizione

La rue Vaugirard è una delle mie preferite, perché attraversa ben due arrondissements della parte Ovest di Parigi e quindi spesso mi risolve il problema orientamento: come ci arrivo? Rue Vaugirard (naturalmente, bisogna stare attenti a prenderla per il verso giusto… parlo per esperienza).

Imbocco quindi fiduciosa la suddetta via, ma dopo appena 100 m. trovo un blocco della polizia: non si può procedere oltre. “Come mai?”, chiede qualcuno, “Manifestazione…anzi: manifestazioni”.

In effetti, le 1295manifestazioni sono due: l’una contro il matrimonio per tutti (gay e lesbiche comprese), l’altra a favore (e quindi contro quelli contro).
“Mi scusi, dove devo andare per la manifestazione contro?”
“Lei cerca quella contro?”
“Sì”
“Allora da questa parte”
“E invece, scusi, la manifestazione a favore?”
“Di là”.

Prendere posizione.
Una questione spaziale.

Arianna

Foto: Gegio

Annunci

La Crisi in Casa

Ieri dopo cena avevo voglia di completare il pasto con qualcosa di dolce. Avete presente no? Quando alla fine del pasto siete soddisfatti, ma.. manca ancora qualcosa…Allora scendo in cucina e tosto due fette di pane, pronto a riempirle di marmellata agli agrumi… quando il padre della famiglia che mi ospita qua in Irlanda (pagati, s’intende) mi riprende dicendomi “guarda che siamo tenuti a darti solo colazione, pranzo e cena, niente extra”. Ammutolisco, non so se ridere o arrabbiarmi, rimango in una situazione di limbo: non è la prima volta che succede… qualche settimana fa avevo tostato 4 fette di pane per colazione invece delle solite 2 ed ero stato ripreso dalla madre “Ti spettano 2 fette, non di più, sennò non ce n’è per tutti”.  Perplesso, arrabbiato e confesso anche un po’ divertito, torno nella mia camera bunker e mi metto a ricostruire i pezzi del puzzle… L’Irlanda era fino a poco tempo fa uno dei paesi più ricchi d’Europa, nel periodo 1995-2007, veniva orgogliosamente chiamata “The Celtic Tiger” e con una popolazione di poco inferiore ai 5 milioni (escludendo l’Irlanda del Nord) il paese aveva saputo crescere rapidamente nel mercato europeo grazie ad una politica di libero mercato a 360°: privatizzazioni, prestiti facili, fiducia nella crescita, edilizia rampante, stipendi altissimi, tasse insignificanti per le imprese ed investimenti nel settore delle nuove tecnologie. Tutto ciò ha portato ad un’espansione del credito e ad una bolla immobiliare, insomma niente di nuovo rispetto a quello che si è già visto in USA o in Spagna…
Camminando per le periferie della città e anche nel mio quartiere si possono notare decide di scavi abbandonati, edifici incompiuti e attività commerciali mai aperte. Non c’è più fiducia, ora i soldi mancano, nessuno li presta più e fallimenti e licenziamenti si moltiplicano. Si sapeva? Si poteva evitare? Forse…dicono molti irlandesi… Durante la manifestazione per le strade di Dublino contro il governo a cui ho partecipato, un anziano signore mi dice che già nel Settembre 2008 il governo irlandese aveva annunciato un periodo di recessione (per la prima volta dopo gli anni 80)…”Si sapeva” mi ripete, “tutti lo sapevano!” Infatti in quel periodo, controllando le statistiche il tasso di disoccupazione iniziò a crescere e le richieste di assistenza sociale a salire. La cosa curiosa, per molti irlandesi intervistati nelle strade è che la crisi sia andata di pari passo con una serie di scandali bancari che hanno visto coinvolti i membri del partito Fianna Fail, attualmente al governo. Tutti oggi puntano il dito verso il Taoiseach (primo ministro) Brian Cowen, prima ministro delle finanze e poi premier… insomma il personaggio chiave della crisi irlandese e il maggior indiziato. Il 21 Novembre 2010 Brian Cowen ha chiesto un prestito di circa 100 miliardi all’Unione Europea, ottenendone (se non erro) circa 85… La gente è indignata e prevede che gli interessi su un debito così grande saranno destinati a sopprimere qualsiasi possibilità di crescita e annienteranno le possibilità di risparmio ed investimento, provocando una riduzione dei posti di lavoro, un aumento esponenziale delle tasse e una crescente disoccupazione giovanile.
Ma quali saranno i maggiori problemi della popolazione irlandese? Anche se il lavoro è diminuito drasticamente e il salario minimo è sceso a circa 8 euro l’ora, avere un lavoro in Irlanda è ancora più remunerativo rispetto alla maggior parte dei paesi dell’Europa continentale. L’umiliazione che i cittadini non riescono ad accettare è il rinuncio allo spreco al quale erano orgogliosamente abituati. Dieci anni di crescita smisurata e di stipendi alle stelle hanno “americanizzato” anche gli abitanti della verde isola, che viaggiano su comodi/dispendiosi/inutili SUV e cambiano casa e macchina ogni 5 anni, acquistano cibi surgelati che costano 5 euro a porzione e si ubriacano nei pub a suon di 5 euro per ogni pinta di birra. Pensate, in questi giorni la temperatura non è salita sopra lo 0, un freddo inaspettato e oggi il governo ha razionato l’acqua: acqua a largo consumo solo dalle 6 del mattino alle 6 di sera. A questo punto vi starete chiedendo qual è la relazione tra gli ultimi due fatti… Beh, per evitare che si gelassero le tubature, a titolo precauzionale, molte famiglie hanno lasciato i rubinetti aperti per quasi una settimana (giorno e notte)…anche in tempi di crisi è difficile rinunciare alle piccole comodità. Credo che sarà questo il vero problema per la società irlandese: la rinuncia al lusso, all’innecessario.
Torno così, in chiusura dell’articolo, alla famiglia che mi ospita. Ieri il televisore della cucina si è rotto (preciso quello della cucina perché in media ci sono 4-5 tv in una casa irlandese) … ed oggi è entrato un gigantesco schermo al plasma nuovo di zecca. Pare che il vizio di “investire” nelle nuove tecnologie non sia ancora sparito… si va cauti sul pane, ma si crede ancora nella tecnologia? Sarà un segno di ripresa?

Roberto

Prèfiche

Recentemente ascoltato un brano dei Manic Street Preachers. Dice: If you tolerate this, then your children will be next. Se tolleri qualcosa, i tuoi bambini saranno i prossimi a subirla.
La tolleranza è un concetto negativo e un comportamento acritico di rinuncia alla riflessione. La tolleranza è «finché se ne stanno a casa loro, a fare certe cose». È «Io non sono razzista, ma li ammazzerei tutti», «non sono contro questi stranieri, ma finché non rubano». È «a me non danno fastidio i gay, ma se si baciano per strada sì».
La tolleranza è ipocrisia. È appoggiare una campagna antiomofobia, partecipare a una manifestazione.
Per i figli degli altri. E poi essere omofobi in casa.
Tolleranza è rassegnarsi, l’etimo tal si ritrova in Tàntalo, il paziente. Punito dagli déi, egli non poteva né cibarsi né abbeverarsi: ogni qualvolta ne sentisse il desiderio, il lago si prosciugava e i frutti scomparivano, volando nel vento o ritraendosi. Per non parlare del supplizio del macigno, con conseguente stato di terrore perenne. In altre versioni, egli doveva sorreggere un intero monte.
La tolleranza è la sopportazione paziente di un peso, sotto quel peso che accettiamo. Senza la volontà di comprenderlo.

Gianmarco