Ricordi secchi portati dal vento

Camminavo da un po’ di tempo fuori dal sentiero che solitamente battevo.

Sotto i miei piedi foglie secche cadute copiose dal mio passato formavano un morbido tappeto colorato che ricopriva ogni cosa attorno a me. Mi sentivo perfettamente solo, nonostante la mia mano fosse tenuta stretta da un’altra.

In quel periodo la mia solitudine era rotta da frequenti apparizioni di pensieri che mi turbavano la mente, già avvolta da quella nebbiolina sottile che sale spesso dal fondo del bosco al mattino. Non comprendevo ancora che dovevo aprire un altro sentiero, anziché cercare di ritrovare quello ormai perso per sempre. E ciò mi turbava l’anima perché non avevo più alcun punto di riferimento.

Durante il breve sonno notturno mi aggiravo attraverso strani sogni che mi nascondevano qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Desideravo ardentemente che accadesse qualcosa, uno shock che mi scuotesse dal quel torpore.

Ma niente.

I giorni passavano e a me sembrava di continuare a girare attorno, senza giungere mai da nessuna parte.

E allora, in un preciso istante, decisi con volontà di fermarmi.

Stop.

Tutto sarebbe stato diverso da prima.

Cambiamento.
Nuovo.
Vita.

Demetrio

Tra le labbra

La senti?

La mia mano che s’inerpica su

e come scava…

la sua galleria tra

il jeans e la tua pelle.

Come si muove, come spasima

alla ricerca del primo contatto,

stritolata

tra il tessuto e le carni

ansiosa e inarrivabile meta

finalmente

per la prima volta

la sfioro:

e mentre le prime molecole del mio dito

accarezzano

il margine delle tue labbra,

io sono lì

completamente

dedito

alla scoperta

del tuo universo.

Su quel letto non nostro

la stanza era piena di luce.

Luce e dolore

e la cerniera dei tuoi jeans.

Vedo ancora quella luce.

E tu, amore

ricordi

la mia mano?

Giulio

Abbandono

Non voglio trattenere più, voglio lasciarmi andare, airone libero che più non pensa ma che si affida al soffio del vento. Come in una postura yoga la paura del muscolo che stirandosi arriva a dolere non poco, così il lasciar andare, vincendo la paura del dolore, è la scelta opposta a quella che razionalmente sembrerebbe la più logica. Vinco la paura e mi lascio cadere. E’ così che si può decidere di lasciar che accada, che il naturale scorrere degli eventi prosegua il suo corso, rilassando i muscoli ancora contratti che paurosi ci separano dal più totale abbandono di noi stessi.

Voglio abbandonarmi alla vita, non voglio più, pauroso, trattenermi. Lasciamo che accada, lasciamo che si viva, finalmente, con la mano aperta e non più a pugno, con tutti i muscoli contratti.

Gli ultimi due, il cuore e la mente.

Giacomo