nascita (4)

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L’ultimo inganno

 

L’ultimo inganno è la vita così intesa,
di chi si crogiola nella sofferenza
e si incorona, d’arte, altissimo poeta,
triste incompreso genio trafitto,
per darsi una chance di esser grandi,
per sentirsi meglio nel peggio,
e non esser banali uomini sofferenti.

Giacomo

Corpo e Mente

Esistere psichicamente. Nient’altro. Di vivere ho già tentato invano.
Ho sperimentato svariate forme di malattia psicosomatica. Ma il mio corpo come mezzo di collegamento alla realtà non funziona.
La mente separata viaggiava solitaria, aspettava il compagno di viaggi per spiccare il volo,
l’arrugginita carcassa.
Mi sono dimenata in numeri e formule. La puntigliosità come arma del mio (mentale) suicidio.
Mi guardo indietro e penso che è stato lavoro inutile, fiato sprecato.
Da questo viaggio improbabile sono tornata indietro a mani vuote: i blister svuotati, le boccette, le pastiglie omeopatiche il mio unico souvenir.

Nikka Visconti

Il limite

Il confine è all’ordine del giorno, il confine è sui giornali. Moltissimo della nostra vita si riassume in una continua guerra al diverso, dettata da una xenofobia quasi ancestrale, quasi non-umana per la sua complessità, per il suo radicamento e la sua frequenza in ognuno.

A livello fisico, mentale, emotivo, a livello della personalità, a livello di società quasi tutto l’atteggiamento umano si riassume nella paura del diverso.

Così, con il confine ed il muro, teniamo gli altri lontani e al contempo delimitiamo ciò che siamo davvero. Siamo “di qua” rispetto al “di là”. Siamo belli e non brutti, simpatici e non stronzi, bianchi e non neri, forti e non deboli, israeliani e non palestinesi, umanisti e non scienziati e tutti i contrari e tutti gli opposti. E gli altri stanno fuori. Non sappiamo dove, ma fuori.

Il confine ci delimita, segna la geografia della nostra nazione, ma anche della nostra personalità e della nostra vita. Attraverso la distanza dall’altro prendiamo coscienza di noi stessi. Sono convinto che se arrivassero gli “alieni” saremmo d’improvviso più consapevoli di essere “esseri umani”. Quelli però tardano e noi ci scanniamo.

Più il nostro confine è chiuso vicino al nostro centro, più si manifesta la nostra piccolezza. Il confine rappresenta il limite della nostra mente. Questo oggi mi è chiaro. Per ogni essere umano che teniamo fuori, per ogni emozione, ogni sfaccettatura che guardiamo come altro, per ognuna di queste cose, noi siamo più piccoli, sempre più piccoli.

Sempre più piccoli, più piccoli, più piccoli. Sempre più piccoli…

Giulio

Come sughero sul vasto mare

Siamo tappi di sughero. Se c’è una cosa insopportabile, per un tappo di sughero come me, è incontrare nel mezzo dell’oceano altri tappi di sughero. Non che non apprezzi la compagnia, il problema è un’altro.

Io sono un tappo di sughero, sono una mente che galleggia sopra un mare di inconscio, di pulsioni, di istinti. Galleggio e basta. Non affondo, certo, ma non è che abbia una meta precisa. E non sopporto gli incontri.

I tappi di sughero che incontro si credono barche. Non c’è niente di più insensato che vedere un tappo di sughero che “naviga” nell’oceano e mi fa: “Ciao barca (riferendosi a me!), vai anche tu in questa direzione?”

Lo guardo perplesso, come fosse un tipo un po’ tocco. “Direzione? Ma quale direzione! Qua si va tutti alla deriva!”,  e l’altro tappo giù a ridere. “Ma se sto andando nelle Americhe!! Mi basta issare le vele e flush, Nuovo Mondo, arrivo!”. Scarso contatto con la realtà, forse. Non me lo spiego.

Io mi sento invece un tappo di sughero, senza bottiglia né messaggio da conservare. Mi sento disperso, mi sento che se un’onda arriva, arriva, non ci posso fare nulla, se non restare a galla. Ed è già molto.

Ridacchio quando sento di persone pronte a prender con la mente le redini del’emotivo. Con la mente, con la mentucola. La mentucolina. Come prendere il mare col secchiello della sabbia.

Io sono un tappo che ride.

Giulio

Ingenuo, sfigato.

-Ingenuo-
Chiamatemi pure così,
non m’importa.
-Sfigato-
Me ne frego.
-Sei sfigato-
Lo sarei davvero
se fossi come voi
Non voglio
le catene
che usate per adornarvi,
tenetevele.
Voglio il mondo
e la libertà
e non mi bagnerei la bocca
con quest’acqua parola
se non l’avessi assaggiata.
Essere spontaneo
senza freni
toglierli
strapparli
uno ad uno
come le sbarre di una gabbia
è dura
lo so
essere liberi
dai nostri preconcetti zavorra
più facile parlarne
senza saperne il gusto.
Il cuore mi si alza così
piuma
nell’aria
non è piombo né ruggine
oggi volo
tra le sberle e le carezze
l’ho scelto
vivete voi l’indifferenza
il fango d’inibizione
e l’aria stantia
di chi si reprime lo slancio.

Giacomo

Presente come Presenza

.
.
Denudato del superfluo
Vedo le increspature del lago
Sento il soffio del vento
Percepisco il calore del Sole
La natura si fa solenne carezza
E la riconosco come Madre che mi contiene.
.
Spogliato dei tempi andati o futuri
Permea uno spazio unico ed irripetibile
Che si fa ventre di mille sensazioni:
Presente come Presenza.
.
Ogni istante,un dono.
Ogni dono,un mistero.
.
Preghiera.

Raji

Ritorno all’essenza

Ora dopo ora
si schiude la corolla
del fioremente di loto.
Nuova luce bacia
l’inchino dei petali.
Scivolano famigliari
i paesaggi all’intorno,
vedo filari di vite
sulla strada di casa.

Giulio