Il poeta, alla fine, è un vile

Il poeta alla fine è un vile,
‘che gli vien l’ispirazione
di scrivere ciò che è,
‘che gli arriva l’emozione nuda
che gli basterebbe ritrarla,
semplice semplice, sfrondarla delle parole
di troppo, e invece, pauroso
di mostrarsi schietto come la sofferenza,
di dire ciò che prova, su due piedi,
si nasconde tra mille artifici;
nasconde se stesso tra i giunchi
di metafore e paroloni,
prende la poesia e la contorce,
la ritorce, la modifica, la complica
che gli altri non lo capiscano,
non sia mai che lo comprendano,
lontano dal rischio di svelarsi l’anima,
e rimane così difeso e protetto
dietro la paura e il distacco,
con l’aria da colto, superiore,
una bella figura decisamente da artista.

Giacomo