sulla strada

Questa mattina, sul selciato di una delle vie pedonali più calpestate del centro di Milano, ho incontrato Venere.

2013-08-06 09.23.38

Sono tornato con la mente a quattordici anni fa quando, un po’ per gioco ed un po’ trascinato dalla curiosità, mi misi a fare il madonnaro per le strade di Dublino. Gessetti colorati al seguito, disegnai una mano che disegna, in perfetto stile Escher (credo per altro di averne ancora una foto, in un qualche cassetto). Raccolsi due pounds e qualche manciata di pence, ma soprattutto tanti volti, tanti sorrisi, tante chiacchiere, tanta birra, nonché altre mani che disegnarono insieme alle mie la prima immagine che capitò davanti agli occhi (era una cartolina raffigurante la locandina di un film di Almodovar).

Camminare per le strade di Milano, in questi giorni, è perdersi tra i colori dei madonnari, il ritmo di chitarre, armoniche e grancasse degli one man band, la plasticità dei mimi, la melodia ipnotica degli hang drum.
Camminare per le strade di Milano, in questi giorni, ha il sapore d’Irlanda.

Lenti al contatto

Nebbia. Mi sono chiesto, nella nebbia, come facessero a Catania senza nebbia.
Ha il fascino del terribile, dell’orrendo e dell’invincibile. È forte.
Ti protegge dallo sguardo della città, ti fa intuire la città degli sguardi.
Ti avvolge. La sua protezione è farti sentire vulnerabile, accessibile all’ignoto. Entra.
Entra nelle ossa.  Ormai sei vulnerabile. E sei potente, libero perché nascosto.
Solo tu sai dove sei. E la nebbia. Lei sa tutto e lo ignora. Che le frega?
Lei c’ha già il fascino del terrifico.
Chi ha detto che a Milano la nebbia era scomparsa, mentiva.

Gianmarco

Il tempo ritornato – Lost mode on

Il tema del ritorno ha a che fare con il tema del tempo, con la questione del senso del tempo per ciascuno. Io sono tornato domenica, e mi sembra di non esserci. O meglio, di non essere ritornato, come se tre mesi in un altrove non siano nemmeno successi. Eppure il tempo dovrebbe succedere. Non sono successi. Ero qui la mattina del 28 febbraio e poi sono uscito di casa e sono rientrato che era il pomeriggio del 30 maggio. Tutto qui. Mi sento davvero come un naufrago di Lost, ho come dei flashback di una vita da un’altra parte, la mia linea temporale è complessa, non riesco a mettere in ordine gli spezzoni. Non so se, oltre a viaggiare nello spazio, ho anche viaggiato nel tempo – in ogni caso, non saprei in che direzione. A Barcellona si fumava ancora nei locali, e da poco si discute di una possibile legge perché si smetta – quindi ero indietro rispetto al tempo di Milano. A Barcellona ci sono i trasporti pubblici notturni, che qui mancano o forse ero solo in un avanti rispetto all’esperienza italiana?

Il tempo lo fa l’abitudine, quindi credo che un modo per non tornare possa essere: non perdere le abitudini che hai costruito altrove. Quelle buone, mantienile: oggi sono andato a piedi a fare la spesa quotidiana; quelle cattive, riproducile: mangiare in continuazione, pica pica. Non so a cosa sono tornato, ma so che non voglio tornare a Milano, non voglio essere qui come se fosse quel giorno di febbraio in cui ho aperto la porta con una valigia. Quanto ci vuole per ricordarsi di quell’altra vita, affinché influenzi questa?

Gianmarco