messaggi promozionali preterintenzionali

Cos’è questo esaurimento della scrittura? Come se la stessi abbandonando, come se non sapessi più come si fa a volerlo fare. E se mi stesse abbandonando lei, se le parole non volessero più farsi scrivere dalle mie mani (o le dita, fate voi)? Tutto quello che digito è per me solo un esercizio di stile. È disponibile un mio nuovo libro di poesie, il secondo e credo l’ultimo: raccoglie le righe che non erano state incluse nel primo, righe scritte e finite, niente di nuovo. Non ho creato niente, ho solo vomitato quello che avevo digerito, come un pasto mai veramente goduto. Così esaurisco il mio archivio creativo? Cos’altro ho da dire? La notte serve a scrivere romanzi, cantavano i Bluvertigo stamattina nelle mie orecchie, ma ho perso il dominio sulle ore piccole, c’è solo il riposo e la pace del letto. È questo il sacrificio della vita adulta? Travolti dalla necessità filosofica di darci un impegno quotidiano remunerativo, siamo costretti a tralasciare (tradire?) la nostra parte creativa per godere dei benefici di una vita salutare? Allora è vero che l’artista è quello con le occhiaie e che l’arte applicata al tempo è tormento fisico e mentale. Forse non ci sono istruzioni per l’uso (Perturbazione) e nessuno si ricorderà di me, se non per quello che scrivo, come il cronista dei Mambassa. Forse fare non è tempo, è solo azione senza durata, ha bisogno di fermare. Guardo quell’altro mio blog e vedo sempre più musica e meno parole.
Forse ho solo bisogno di ascoltare, ancora per un po’.

Gianmarco

Annunci

Spirito vivo che si rivela in una forma

Il compito dell’artista non è di scrutare in cerca di una lontana vita moribonda, il suo compito è la creazione vitale. Non fa per lui un lavoro con espressioni a malapena comprese, senza contenuto; deve piuttosto lavorare con sicurezza, esprimendo se stesso chiaramente ed in modo distinto all’interno del mondo delle forme della propria arte. A questo fine egli deve guardare nel cuore di questo mondo e possederlo interamente. […]

L’essenza caratteristica dell’arte sta precisamente nella rivelazione di un contenuto spirituale – l’Idea – attraverso un’incarnazione nella materia. […]

Senza la calda luce di un cuore infiammato d’amore non c’è arte. Ma ardore senza luce, passione senza avvedutezza, azione senza chiarezza – ciò può solo consumare e mai creare. L’arte vera non è mai il prodotto di una fredda officina, ma nemmeno il frutto di una incandescenza demoniaca. Arte è ragione in apparenze sensibili; la ragione è la sua premessa ed il suo contenuto.

Adolf Bernhard Marx

Adolf Bernhard Marx (1795 - 1866)

da “Die Lehre von der Musikalischen Komposition, Praktisch-Teoretisch”, Leipzig, 1868 (7a edizione)

P.S. Ringrazio il mio professore di armonia per averci proposto questa splendida lettura.

Giulia

Nocche bianche

Interrompo un attimo il mio silenzio (ma ieri notte ho avuto qualche idea, vedrete) e faccio pubblicità al nuovo video degli Ok Go e riporto anche questo commento trovato su YouTube, davvero conciso e che centra il segno:

“if only all music videos were this awesome, had my attention 100% of the time, and there wasn’t 1 half naked prostitute in the whole thing.”

Ecco, io avrei detto “girl” invece di “prostitute”, non (solo) per essere sempre politically correct ma perchè il punto non è la maggiore moralità del video, bensì la maggiore fantasia e creatività di questo gruppo che ha fatto una serie di video semplici, geniali, divertenti, capaci di attirare l’attenzione e di mantenerla evitando la scorciatoia del sesso. Trovo che questo video stia bene qui, pubblicato in un blog di creativi e di critici della mercificazione della sessualità femminile.

Niccolò

Pontelandolfo la campana suona per te

Una canzone che avevo sentito per una sola volta diversi anni fa, in un live su un vhs, ritrovata per caso su YouTube. Una di quelle canzoni che si infilano fra le maglie della mia razionalità e arrivano a toccare il nocciolo più emotivo. Non so perchè una serie di note e le parole sopra riescano a scatenare improvvisamente delle emozioni così intense. Credo che mi sia capitato la prima volta con “Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’estate…” di Francesco Guccini, mi si inumidiscono gli occhi ogni volta che sento l’attacco di quella strofa. Ma le dolorose storie passate sono patrimonio della vita di tutti, è facile pensare che non sia la canzone in sè ma il ricordo personale che ci si abbina a muovere i sentimenti. Però poi qualche anno fa mi ritrovavo a lacrimare ascoltando “Il Carmelo di Echt” di Battiato e riflettendoci non era la storia in sè, comunque tragica, a commuovermi così impetuosamente ma proprio la musica. E infine stamattina vengo sollevato da “Pontelandolfo la campana suona per te, per tutta la tua gente, per i vivi e gli ammazzati, per le donne ed i soldati, per l’Italia e per il re” e qualcosa nella mia pancia viene sballottato come i bauli che si trasportavano nelle navi durante una tempesta. Non mi sono mai interessato del Risorgimento, parliamo di brigantaggio, di un massacro di soldati piemontesi e una successiva rappresaglia brutale come ce ne sono state tante nel corso della storia… questa non è una commozione di tipo razionale, non è un ragionamento, è qualcosa di incomprensibile legato a quel crescere della musica, a quei colpi di campana che mi esplodono in testa sempre più forti ogni volta che la ascolto. Il perchè questo succeda è per me un mistero.

Niccolò

Piccolo trattato sull’inutilità dell’arte

Mi è capitato di parlare di giudizio sull’opera d’arte. Il tutto è partito dall’ambito musicale. Quando puoi dire che un pezzo è un bel pezzo? Con ordine, con ordine. Sono dell’opinione che un brano (e in generale un’opera di genio artistico) possa essere giudicato sotto diversi aspetti, lungo un continuum di oggettività. Può essere giudicato il testo (ossia il contenuto, il significato, il messaggio) e la cornice (la musica, l’arrangiamento, il significante), può essere considerato il rapporto fra i due, fra forma e contenuto. Ancora, può essere importante lo strumento, la tecnica. La forma può essere giudicata da un punto di vista, diciamo, tecnico, matematico, da professionista della musica. Insomma, un giudizio è qualcosa di complesso, ed è giusto sia così. C’è chi dice: un bel testo senza una bella musica non vale niente; e chi, al contrario, dice, l’importante per me è che la musica sia bella, mi danno fastidio quelli che apprezzano un pezzo anche solo per il testo. Personalmente, le due cose non le vedo così inconciliabili, in realtà pendo dalla parte del contenuto: un bel quadro con una brutta cornice, rimane un bel quadro, o no? Allo stesso modo, un brano con un testo che manifesti una certa ricerca del migliore modo di esprimere un messaggio, di veicolare un significato, può innestarsi su una scelta strumentale non altrettanto fine (o forse è la musica che si innesta sul testo?), e risultare nel complesso una bella canzone.

Faccio due esempi. Andate tutti a cercarvi (no, lo faccio io per voi), questa canzone, o quest’altra. Si tratta di due pezzi di musica elettronica, seppure a diversi livelli: sospendete il giudizio personale, e provate ad avere un atteggiamento di apprezzamento ingenuo ed innocente. Nel primo caso (pura musica elettro), ci sono cinque secondi di musica reiterati, su cui si innesta un testo interpretato da una voce, secondo me, azzeccata: ora, il testo non è granché, è totalmente funzionale all’arrangiamento, eppure, il risultato è, direi, convincente, aldilà dei gusti personali. Nel secondo caso (un rock che prende in prestito l’elettronica), il testo occupa poco spazio, essendo la stessa strofa ripetuta per diverse volte, che poi lascia spazio a minuti di strumentazione pura, e se noi volessimo giudicare il complesso, rimarremmo delusi dal rapporto fra la forma e il contenuto, ma musicalmente è un grande pezzo, l’arrangiamento è il pezzo.

Altri esempi ci vengono dal cantautorato, e dato che siamo italiani, pigliamo dei brani italiani, che poi sono quelli che hanno scatenato il discorso che qui riporto. Uno è questo. Si tratta di un esempio di bella armonia fra testo e arrangiamento, anche se non c’è una esplicita funzionalità reciproca: il contenuto tratta delle contraddizioni, un po’ yin e yang, insite nelle cose, e la musica è uno scheletro di semplicità, pochi suoni che rendono un’idea di… ditemelo voi. Qui il testo è il pezzo. Oppure questo, di una band minore, e che alla prima sembra un pezzettino, ma poi, se si sente… Beh, gli strumenti ve li ho dati.

Il punto è che la musica è molto più di quello che si ascolta. Ossia, molto più di quello che tecnicamente si può considerare; il giudizio complesso è qualcosa che si inoltra nei reami del soggettivo, e nessuno può pretendere di avere dei criteri oggettivi di valutazione. Si hanno, al massimo, dei criteri personali di oggettività. Non stiamo a discutere del bello oggettivo kantiano, o della sensazione del sublime. Parliamo di aderire o meno a dei canoni imposti culturalmente, o di rinchiuderci in una precisa categoria di genere musicale, o artistico in generale. La preferenza non coincide con il gusto. E questo va oltre l’opera d’arte, potrebbe anche significare (e lo fa) che, ad esempio, l’azione sessuale non è un’azione identitaria. Ma questo è un altro capitolo della lotta.

D’altra parte, come diceva Oscar (Wilde, per gli amici), all art is quite useless, così anche l’arte dell’oggettività del giudizio.

Così io posso ascoltare Battiato e Madonna, e non sentirmi un incoerente.

Gianmarco