Iopensopositivo

Non che i pessimisti siano meglio (anzi), ma gli ottimisti a priori non li sopporto.
Mi spiego: quelli che in qualsiasi situazione s’impongono (e impongono agli altri) di pensarepositivo, perché “tutto andrà bene” e – soprattutto – perché pensarepositivo è un dovere.

Ora, per carità, la positività è importante per cercare di essere (almeno un po’) felici, però non mi piace il pensieropositivo ad ogni costo, che diventa (guarda caso) improvvisamente muto e fxcam_13466600386222imbarazzato di fronte alle mancanze, alle fragilità profonde, alla malattia, alla morte. No: non va sempre tutto bene, non tutto si aggiusta, non basta crederci.
Semplicemente non basta.

In fondo, il pensieropositivo (così come il suo parente-serpente pensieronegativo) non è un pensiero, ché non coglie la complessità e l’inevitabile interconnessione della bellezza e dello schifo. E del dubbio, e della fede che – credo – si rivolgono al fine, al senso, non al come, all’immediatezza del presente.

Il pensieropositivo è una tecnica, che può tornar utile in alcune circostanze e si rivela inadeguata in altre, ma si tratta in ogni caso d’un mezzo, non d’un fine in sé e per sé: alle volte, secondo me, proprio non ci sta.

Arianna