Quei pezzetti del puzzle…

E si vola
alla ricerca di un pezzo di puzzle
uno dei pezzi che ti mancano,
che hai disperso chissà dove.

Come se nel vivere
tu stessi costruendo un quadro
incastrando tanti piccoli pezzetti
tra loro, come se il vivere
fosse una continua raccolta,
se mai ce ne ricordassimo,
di quei pezzetti che ci compongono.

E poi, da adulti, ne si cercasse
il capo di questa matassa,
ne si cercassero i pezzetti mancanti,
ci si chiedesse perché siamo come siamo
e cosa ci sia successo affinché…
ci si chiedesse davvero,
onestamente, guardandosi negli occhi,
-Conosco me stesso?-
e scoprendo di non saper granché,
di non saper perché siamo tristi
o sempre scontenti,
di non saper perché siamo nervosi
o sempre sulla difensiva,
di non saper perché siamo paurosi
o sempre insicuri di questo e di quello,
pur essendo stati protagonisti per tutto questo il tempo,
pur essendo noi che abbiamo vissuto tutti gli istanti della nostra vita,
ci si chiedesse finalmente
il
perché
non sappiamo tutte queste cose,
(e chi potrebbe saperle allora?)
che questo corpo che vestiamo
non ha ancora capito chi è
e
perché
è,
non ha ancora capito a chi deve ancora le sue scuse
e chi deve invece perdonare,
che questo corpo che vestiamo
è stato un automa per troppo tempo
e che è giunto il momento di conoscerlo meglio.

Così si prende il volo,
dentro se stessi,
in quell’universo buio che conteniamo,
l’enorme
vasto
spazio
in cui precipitiamo con gli occhi chiusi,
l’infinita
nostra
essenza
che tanto lontana da noi sembra essere,
eppure, è proprio dietro la porta,
al di là dello steccato,
vicina di casa forse,
forse addirittura in casa nostra,
forse
in cantina.

Giacomo

L’illusione di vivere il massimo

L’illusione di vivere una vita felice, di avere la felicità a portata di mano, di poterla conquistare comodamente, con un’auto nuova, una settimana al mare, una cena al ristorante o tuttalpiù con un paio di cocktails.

L’illusione che tutto vada bene, o che tutto vada male, l’illusione di vivere il meglio o di vivere il peggio, che la vita è fatta di alti e bassi dove gli alti sono altissimi e i bassi bassissimi. L’illusione di vivere una vita smussata, con gli alti e i bassi della stessa misura, uguali, quasi che non si distinguono. L’illusione dell’indifferenza, della routine, della noia, del sempre uguale, del sole che sorge sempre a est, che due palle.

L’illusione di aver agguantato una felicità intensa, duratura, solo perché abbiamo fatto l’amore con passione, l’illusione che basta un po’ di fisicità, di erotismo, di orgasmico orgasmo per potersi dire felici e risolvere con una serata di sudore tutti quei problemi di coppia che sono nati dai nostri egoismi, dalle nostre mancanze. E per fortuna che riusciamo almeno in questo modo a riavvicinarci, perché tanti si lasciano per questo, perché si scoprono dopo anni troppo distanti  seppur dormendo nello stesso letto.

Così facciamo l’amore e godiamo di quella felicità intensissima come fosse eterna. Il mattino dopo ci alziamo però come prima, di nuovo paurosi, incerti, e persa quella sensualità ritorna la vita e con essa le sue preoccupazioni. Così eccoci di nuovo a camminare sul bordo di un dirupo, di quella giornata che potrebbe, che forse non è, ma che verrà, che comincia male e finisce peggio, che distrugge le nostre certezze dalla prima all’ultima lasciandosi dietro solo frustrazione.

L’illusione di vivere il meglio che la vita può offrire, altalenando però di continuo, senza sosta, senza poter decidere di restare su, senza poter decidere di non scendere giù. E a chi piacciono i bassi poi? Li potessimo eliminare!! Una bella spianata dei bassi verso l’alto, questo ci vorrebbe, o un paio d’ali per vivere sempre tra i sogni, dove la felicità è sempre al massimo. Frustrati dall’impotenza di non poter cambiare, di non poterci fare nulla, ci accontentiamo di come vanno le cose, forse manco ci accorgiamo che c’è qualcosa che non torna.

Vogliamo una vita al massimo, sempre al massimo, basta minimi, basta soffrire. Eppure non abbiamo potere di scegliere, non abbiamo potere di decidere, sicuramente non sulla vita, sugli eventi, sul fatto che sia sereno o nuvoloso. Non abbiamo potere sembrerebbe nemmeno sul nostro umore, così condizionabile che sembra un bambino capriccioso. Mi chiedo allora, ma siamo davvero padroni di noi stessi? Potremo mai diventarlo?

Giacomo