Del più e del meno

Di fronte alla morte, uno potrebbe anche parlare di cose serie, serie nel senso di profonde, quelle cose che “solo chi ha conosciuto il dolore, allora…”. Ed eccolo lì il dolore: sulle ferite, i lividi d’un volto caro, un figlio, un fratello, una madre.

Invece di fronte alla morte si parla della vita v minuscolo, cose così, niente di speciale. Di fronte al dolore che ti si appiccica addosso non sai bene come ma, se conti, sai da quanto, di fronte al dolore inghiottito e non ancora digerito, si parla del tragitto del tram, il due, che fa un giro enorme (pare), si parla del caffé della macchinetta (zuccherato non è male), si parla di chi è il medico di turno stanotte (se ha gli occhiali allora non può che essere, eh no, l’altro è nettamente più giovane), si parla di quanto ha fatto il Toro, della marca delle sigarette, di come sono belli i pantaloni della ragazza (c’è una piccola macchia, mi spiace, ma si figuri, forse sono stata io), si parla di cose come “hai mangiato”, “hai dormito”, “mettiti il pigiama adesso”, “non vedi che stai sudando”, si parla del taglio di capelli (ah, ma guarda che è sempre lo stesso), si osservano le orecchie intatte, piccole e ben disegnate, attaccate alla testa come se niente fosse. Si prova sollievo e invidia allo stesso tempo (beate quelle orecchie).

Poi, quando una voce ti chiede: “Cosa posso fare?”, si sta zitti, pensando a qualcosa, ma niente. “Una passeggiata, signora, cammini fino al fondo del corridoio” oppure, e forse è peggio: “Pazienza, signora, porti pazienza”.

Arianna

Non avrebbe mai pensato che lui…

Il Signor F. era un uomo tutto d’un pezzo, tutti i giorni si svegliava all’alba, guardava i suoi begli occhioni azzurri allo specchio, gonfiava il petto, un’ispirata secca dal naso, prendeva i suoi ferri ed andava a lavoro.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Il Signor F. era fiero del suo lavoro, del suo sudore e della sua morale, era un uomo rispettoso, rispettato, insomma era riuscito a crearsi una posizione, era sistemato, una casa, una donna che aveva deciso fosse stata sua moglie, e la madre dei suoi figli.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Il signor F. tutte le sere tornava a casa dopo il lavoro, non amava passare, le ore al bar, per lui, erano posti da vagabondi, di gente che poco seria. Tutte le sere sua moglie gli faceva trovare la cena pronta, lui arrivava, si lavava, si sedeva, dava una carezza al figlio e accendeva la televisione.

Non avrebbe mai pensato che lui….

Al Signor F. piaceva guardare il telegiornale e in quel momento indossava la “toga”. Odiava i politici, per lui erano tutti ladri e mafiosi, e s’incazzava… come se s’incazzava. Odiava drogati, froci, e pedofili, e se sentiva di qualcuno che faceva male a qualcun altro, specie alle vecchiette e ai bambini gliene diceva di tutti i toni. “Ma come cazzo si fa!!!” gridava “la pena di morte ci vuole per questi bastardi, vi devono impiccare, vi devono tagliare i coglioni, se vi avessi tra le mani figli di puttana…” e il teatrino continuava.  Diventava rosso di rabbia, batteva i pugni sul tavolo gli si gonfiavano le vene e gli occhi. Sembrava il diavolo in persona. I suoi figli che lo vedevano cosi, ridevano, ma senza farsi scoprire, il signor F. era temuto.

Non avrebbe mai pensato che lui…

La domenica mattina si svegliava, si radeva, ed usciva con la sua famiglia, non andava in chiesa, anche se credeva in Dio. Passava da Michele comprava le paste, ed andava a pranzo da sua sorella. Mangiavano, bevevano, e scherzavano, i suoi figli facevano un gran casino  giocando con i loro cugini. Ogni tanto il signor F. li ammoniva, ma poi pensava “sono angioletti”. Bei tempi.

Non avrebbe mai pensato che lui…

E cosi passavano gli anni i figli crescevano e diventavano forti e belli. Ma la più bella di tutte era la nipotina, “che occhi che aveva” pensava il signor F.  “azzurri e grandi come i miei”. Lei si che era un angelo, non come sua moglie che oramai stava perdendo il suo discreto fascino. Quegli occhi per lui erano una calamita gli voleva tanto bene alla sua nipotina. E guai se qualcuna la infastidiva. Il signor F. era un uomo tutto d’un pezzo, la sua famiglia era cosa sacra.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Ma la notte F. iniziava a dormire male, sudava freddo e spesso aveva gli incubi. Non capiva come mai. Era sempre stato un uomo forte e sano, il lavoro andava bene, anche se lo stipendio non bastava. E la cosa peggiorava.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Quella domenica tutto gli fu chiaro in quell’angioletto, il signor F. si era perso, era una creatura troppo, troppo bella.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Incominciava a non piacersi più allo specchio, si vergognava, si metteva le mani tra i capelli e cercava di strapparseli, il Signor F. era un uomo tutto d’un pezzo, non ne avrebbe mai parlato con nessuno, si nascondeva da sua moglie, piangeva e pregava, ma sempre senza farsi sentire. Un giorno ritornando da lavoro, per la strada, per caso, incontra la nipotina “vieni”, le disse il Signor F., “ti porto a prendere un gelato”.

Buio.

Il signor F.  non avrebbe mai pensato che un giorno, anche lui, uomo tutto d’un pezzo orgoglioso di sé e della sua famiglia, gran lavoratore sano di corpo… e di mente… Sarebbe diventato un bastardo a cui dovevano mettere un palo in culo e una corda al collo, fatto a pezzi e dato ai maiali. Il signor F.  non avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe passato da giudice ad imputato. “Ma come cazzo si fa!!!”

Eppure era una persona come tutti gli altri.

Si ringrazia per la collaborazione

Michele Sorriso