Notte acerba

Luci oblique s’invertono nell’acqua

vagheggiano riflessi oro e petrolio

sparpagliati nel buio impareggiabile

senza più margini e quindi infiniti.

Al pari le speranze vanno al mondo

all’impossibile caos della vita

dove recitano uomini stanchi

registi del nulla avvinghiati alle ore.

Emersa l’idea è perfetta, eppure

non trova che un minuscolo spazio

per baluginare tra l’una e l’altra

intenzione, come una fibra molle

che vaga su onde di priorità

e ovunque elle la portino essa va.

CSC_0386

fotografia: iphone  nella notte di capodanno –  Shanghai

Giulio

Annunci

Notte prima, prima notte

In attesa

spalancata sul vuoto

sull’abisso

in attesa del giorno nuovo

che giungendo

supera ciò che era

e indica ciò che sarà

nello spazio di una promessa

lunga un soffio di sì

ed è già la prima notte.

Nadia

La notte inizia come un nuovo viaggio

Il vento respira alle mia spalle
si affanna a fuggire da un tramonto che lo intristisce,
corre via di fretta e porta con sé i miei passi
lenti e rumorosi.
I colori di un cielo che muore si baciano,
dando un timido benvenuto alla mia ombra,
anch’ella parte di questo fiume nero, chiamato notte,
dove naviga fluttuando intorno alla mia figura,
cerca attenzioni che io non posso darle.
Sono solo in questa folla,
le luci accecano solo me mentre scappo
senza un motivo, senza meta e senza fiato.
Le cose buone le fai senza ragione,
ma non qui,
ma non io.
Il cielo si racchiude in sé stesso,
tace e sbuffa e si accartoccia
per poi srotolarsi in un tappeto
che mi chiama ad un nuovo viaggio.
Ma non qui,
ma non io.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si ringrazia per la collaborazione

Francesco Trocchia (http://trichecopsichedelico.wordpress.com) per la poesia

Eva Munter per la fotografia

 

 

L’incanto della notte

.

.

.

Nel buio della notte
l’incanto muove un passo
si avvicina, guadagna
spazio sussurra silenzio.

.

.

.

Non tutti lo vedono, non tutti lo sentono. Vive solitario oltre la tua vita, oltre il centro del tuo mondo rappresentato da te stesso. Se lo vuoi lo raggiungi, ci cammini assieme, lo ascolti mentre non parla, lo osservi al tuo fianco quando non lo vedi, lo ami e ti manca quando non c’è. E’ la magia che rompe la gabbia che ti tiene rinchiuso, è l’incanto, lo stupore e la meraviglia, la voce del vento e delle foglie tra gli alberi quando danzano, è la sinfonia dei grilli, gli anelli della luna e i piccoli fuochi accesi lungo le rive del firmamento, su quell’oceano vastissimo nel cielo, il respiro finalmente lento e profondo, sei a casa.

.

.

.

Le stelle ti chiamano forte,
voce di seta scuote risuona
l’anima nel petto questa notte,
questa notte è la tua notte,
fermati oggi, fermati ora
prima che ti sfugga il tempo
di sederti e amare ancora.

.

.

.

Giacomo

Prima delle prime luci dell’alba

Lì fuori un vento sibilante spazza la notte. Sono le cinque del mattino e gli infissi tremano. Tremano di paura. Nel mio stanco pensare notturno getto l’orecchio al di fuori, dove l’aria combatte contro la disuniformità della superficie terrestre, contro la struttura segmentata della città. S’infila nei vicoli: i cavedi e gli spazi nascosti, tra casa e casa intonano un lugubre canto, un lamentoso frusciare che gioca e riprende i versi delle piante spettinate dall’aria. Ondeggia non visto nel buio l’abete fuori dalla mia finestra, si piega alla forza che squote la notte. Poi lontano lontano, odo un meccanico rantolo, un cardine che scricchiola disumano, sgradevole. Dopo quel grido disperato nulla rimane e d’un tratto stoc!, il legno dell’infisso batte violentemente contro la pietra della casa, forse ne ferisce l’intonaco, forse scopre una lacrima di calce. Spalanco gli occhi per meglio udire il rinnovato silenzio figlio del contrasto con il momento prima.  Ad ogni folata un’onda di pressione s’insinua dentro casa ed anche le porte lo sanno e prendono vita, oscillano in quel mugghio ruvido che mi spaventa, che non mi lascia sprofondare nel torpore del sonno. Di nuovo le zampe del vento artigliano le case là fuori, sento un cadere di cristalli infranti, quasi una fragilità umana caduta di fronte ad un nemico di impari forza e brutalità. Quasi una poesia morta, cantata per l’ultima volta, e non udita.

Giulio