Odio deciduo

Rametti di larice
lunghi aghi di carezze
non punge l’odio
quando la sua natura
perde le foglie l’inverno.

Qualcosa si è perso,
è trauma, è accaduto,
ed ora ci si dispera,
ma io resto come il vento
una sola onda sul lago.

Giacomo

Spostamenti d’odio

Dimmi, come fai ad odiare?
Basta odiare intensamente e profondamente se stessi. E poichè è molto difficile accettare di essere diversi da come si vorrebbe si sposta così l’odio, come si sposterebbe una molletta, attaccandolo a chi ti circonda, ti guarda, ti parla, ti ama, perchè sono come tu non sei, perchè hanno quello che tu non hai, e non credi di poterti cambiare.

Giacomo

Antroproduzione: il Rettangolo

WAR IS PEACE
FREEDOM IS SLAVERY
IGNORANCE IS STRENGTH
1984 – Orwell

Nel 1984 la Commissione si rese conto che il solo benessere non sarebbe bastato. Non per rendere l’essere umano completamente inoffensivo. Si capì che non era sufficiente garantire una corretta sovralimentazione(*1) per spegnere nell’uomo ogni necessità creativa e renderlo adatto allo sfruttamento. Bisognava fare un passo oltre.

Inoculando nei soggetti utilizzati per l’esperimento una certa dose di emozioni negative, questi manifestavano in breve periodo una maggiore docilità ed una più rapida attitudine al servilismo. Nel 94% dei casi i soggetti avevano un CdC(*2) minore di quindici punti percentuali rispetto ai soggetti del campione che seguivano una semplice dieta di sovralimentazione.

A questo punto fu chiara la necessità di trovare una tecnica per fornire a tutta la popolazione la corretta dose di emozioni negative. Philips, un ricercatore del Terzo Reparto, teorizzò uno strumento rivoluzionario, capace di ottenere il risultato in modo semplice. La sua invenzione fu chiamata Rettangolo(*3).

Installando un Rettangolo per ogni nucleo famigliare era possibile, secondo Philips, fornire a tutta la popolazione la giusta dose di odio, violenza e paura quotidiana, in modo da rendere gli esseri umani più adatti alla vita di regime, pur senza intaccare in loro l’idea illusoria di una qualche libertà e capacità decisionale. Il Rettangolo venne quindi prodotto e diffuso in grande quantità.

La dose veniva fornita agli esseri umani – questa l’idea forse più rivoluzionaria del lavoro di Philips – durante l’orario del pasto, due o tre volte al giorno ed in particolare dalle 12.30 alle 14.00 e la sera dalle 19.30 alle 21.00. In questo modo era possibile indurre i soggetti campione (ed in seguito la popolazione) a cibarsi di propria spontanea volontà di tali emozioni negative, collegando le due forme di nutrimento e senza sottrarre ulteriore tempo utile allo sfruttamento della risorsa umana. Philips chiamò questa tecnica Telegiornale.

La tecnica di Telegiornale fu utilizzata a lungo, tuttavia i valori di CdC non erano ancora sufficientemente bassi. Sette anni dopo, Smithson teorizzò la necessità di modificare alcuni comportamenti della sessualità dell’essere umano per un più rapido progresso nel processo di Antroproduzione.

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Note

(*1) la sovralimentazione è una dieta particolarmente ricca di cibo, con grandi quantitativi di carne e dolci, atta a ridurre il CdC di un essere umano.

(*2) il Coefficiente di Creatività (CdC) è quel valore utilizzato in Antroproduzione per indicare la capacità espressiva, artistica, emozionale, motoria e di pensiero di un essere umano. Un basso valore di CdC indica un soggetto docile e malleabile, non incline al pensiero autonomo e alla creatività.

(*3) il Rettangolo è uno strumento composto da un parallelepipedo. Un lato di tale parallelepipedo è costituito da un materiale trasparente (plastico o vetroso) in modo tale da permettere la fuoriuscita di onde elettromagnetiche. Il Rettangolo necessita di una connessione ad una antenna per il funzionamento corretto.

…to be continued.

Giulio

Odiare l’amore

“Ma che cosa ti è successo?”
“Si vede, vero?”
“Sì, sembri sconvolta”
“Lo sono. Quando siamo tornati a casa da Londra, domenica sera, abbiamo trovato una finestra rotta, tutto in disordine… sono venuti i ladri. Per fortuna hanno rubato soltanto i regali di Natale, anzi: uno non l’hanno nemmeno rubato, l’hanno soltanto aperto, e distrutto. Secondo la polizia sono stati due allievi della scuola, che mi conoscono, per farmi paura. Probabilmente si tratta di ragazzi che non festeggiano il Natale”.

Un regalo sotto l’albero è un gesto d’amore. Distruggerlo per spaventare è un gesto di rabbia, forse d’odio. Ma se un ragazzo odia l’amore al punto da distruggerne i doni, è perché non l’ha mai provato. Non giustifico la sua azione, però la capisco: se l’amore non esiste, beh, pazienza, me ne faccio una ragione; ma se esiste, e non è per me, posso impazzire di rabbia.
Oggi provo dolore: perché la mia collega ha paura, perché si è sentita messa a nudo dai suoi allievi, perché due ragazzi non festeggiano il Natale e anche per questo – forse – si sentono esclusi, perché due ragazzi odiano i doni d’amore, che non ricevono.

Arianna

Irma Cristallo

Terra d’autunno, landa,
vento che spazza e foglie
secche, accartocciate
nell’aria e nel fango.

Esile, nuda, spaurita,
che saresti della primavera
che scherzo ti fu:
che ora oggi sei qui in fasce
e già il tempo ti miete.

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Era in quel castello
nel giardino, all’ombra del frassino
che la vecchia non capiva
ti guardava attraverso, oltre,
e voleva che tu stessi bene
per lei, per non sembrar più madre
di chi è triste e scontento!

Il tuo dolore, la tua voglia
di scappare da lei, da quella casa
che ti uccideva la vita
che te la rubava prima che fosse tua.

Così vedendoti ventenne
sofferente
al tavolo delle feste,
altro non le venne
che sistemarti il tovagliolo al petto
sulla tavola imbandita
davanti ai parenti
e cominciare a imboccarti
come si fa con i lattanti.

Tu socchiudesti gli occhi
lacrimando,
con i pugni serrati
fremesti la voglia di sputarle addosso
e rovesciarle sul vestito la minestra
invece frustrata apristi la bocca
e accettasti il boccone tremante
di vergogna e disprezzo.

Era la mia nausea
che più non contenni
che mi alzai e ti portai via
che la spinsi e la feci cadere
o che volli farlo e non feci
io non ricordo più,
mi dispiace, di quella scena
se non quella donna malvagia
che ancor oggi, vite or sono,
ancor tremo e rabbrividisco.

Giacomo