Dal Niagara all’Uzbekistan

Esco sul balcone e respiro l’aria umida della sera, il fresco che lentamente prende il posto della calura, i mille odori delle piante che si fanno più intensi. E mi vengono in mente alcuni ricordi che non rivivevo da un pezzo, ricordi dei miei viaggi, di quella sera a fare una corsa lungo il Niagara, dei colori dell’autunno che ne abbracciava lo scorrere, il cielo di quella mattina dopo una nottata di lavoro su quella spiaggia Tasmana, il vento in faccia su quel pickup mezzo scassato, viaggiando verso Pimenteiras, in Piaui. Così mi ritornano in mente sprazzi di ricordi di posti così lontani che non sembrano più nemmeno miei, che ho vissuto e che ora mi chiedo se fui proprio io, là, a vivere quelle cose, o se son ricordi di un’altra vita, vissuta tanto tempo fa. E forse è proprio così che funziona ogni volta che si cambia, che ci si ferma in un posto a vivere per un po’ di tempo. Si assaggia un’altra vita, si conosce un sapore diverso. Non che sia più buono, ma semplicemente è così, differente e pure piacevole. Un nuovo cielo, un panorama diverso alla finestra di casa, un lavoro diverso, una lingua diversa, un’usanza diversa. E sta il fatto che potrebbe diventare una droga questo vagabondare, questo farsi prendere dalla voglia di provare a vivere tante vite, indossarle e guardarsi allo specchio, come se fosse un altro abito. Infatti, quando ci si ferma, rimane quel desiderio, sopìto, latente, senso di insoddisfazione fastidioso, di saper già come va a finire, di sentirsi già pronti per un’altra vita, voglia di ripartire per un nuovo viaggio, uno zaino, un biglietto e ricominciare, magari, così, da un ostello a Samarcanda.

Giacomo

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Voglia di…

Avrei proprio voglia di stare sempre nello stesso posto, per una volta.

Basta treni, basta voli ryanair, basta fare e disfare la valigia, basta Dove sarà quella maglietta? Devo ricordarmi di prendere la trapunta estiva e di portare su la giacca. Mi servirà il computer questo week-end? Dovrei andare dal dentista, quando sarò qui in un giorno lavorativo?

Sarebbe bellissimo avere tutte le mie cose lì davanti ai miei occhi, una stanza sola, sempre quella, e bon.

Ma più di tutto sarebbe bello avere lì tutte le persone a cui voglio bene, amici, parenti, tutti. Tutti lì insieme nella stanza, con la mia lampada di klimt e il silk epil.

Vorrei non dover più vivere la mia vita a pezzi, a compartimenti, tanti frammenti che non combaciano bene tra loro.

Che incredibile sensazione dev’essere stare in un posto senza voler anche stare in un altro, perchè non c’è un altro, c’è quello e punto. Una vita sola, un luogo solo, una stanza sola, una sola routine, una sola sfera affettiva.

Forse sto invecchiando un po’, e non ho più forza per queste cose, o forse stasera sono solo molto stanca e a settembre farò di nuovo la valigia, prenoterò un volo, e partirò per un posto nuovo ancora, un altro crack e la mia vita si spezzerà ancora, un frammento in più da gestire, ma anche tante cose nuove da imparare e da vivere.

Si ringrazia dello scritto
Francesca Cestari

La ricerca

C’è una grande confusione oggi quando si parla di ricerca e non si capisce solitamente cosa si intenda. Il dizionario dice a riguardo del ricercare: “cercare di nuovo, quindi cercare o richiedere con insistenza; investigare, indagare.” Un’altra fonte dichiara che il ricercare è il cercare con cura, persona o cosa smarrita o nascosta.  Chi ricerca potrebbe essere una specie di investigatore che indaga la realtà cercando di vedere ciò che è nascosto, cercando di arrivare ad una più ampia visione d’insieme, allargando la propria vista, i propri orizzonti, avvicinandosi sempre più alla verità ultima.

Questa azione la si può fare in due modi, o cercando direttamente l’oggetto nascosto, ammesso che lo si conosca in precedenza, o smascherando ciò che di falso esiste e che tende a nascondere o velare allontanando quindi dalla verità.  Ricercare è anche farsi delle domande e cercarne le risposte, è non abbandonare la voglia di avvicinarsi alla realtà, alla vita, a ciò che esiste. E’ essere disposti a cambiare modo di vedere e di pensare quando le evidenze dimostrano che stiamo sbagliando, è essere quindi disposti a cambiare in generale, ad uscire dall’angolino di protezione e certezza in cui ci siamo rintanati e cominciare a muoverci verso ciò che ancora è nascosto. Ricercare è viaggiare, un viaggio verso la realtà, un ritorno ad un contatto più vicino con ciò che ci circonda e con la vita stessa.

La ricerca è ammettere di aver ancora delle domande senza risposta per poi partire, in cerca delle risposte. In che direzione? Non importa, inizialmente è meglio agire piuttosto che rimanere fermi. Dopo si può capire la direzione, ma prima, è ovvio, bisogna preparare lo zaino e uscire di casa. Ricercare è anche essere innamorati della vita e voler capire di più, è sentire, in fondo al nostro cuore, che l’aver tentato di trovare le risposte è già un gran passo, è già importante e potrebbe essere già una risposta. E’ vivere con un sogno che tiene vivo, con gli occhi che brillano, come di colui che cerca traboccante di speranza il tesoro più prezioso e più segreto che sia mai esistito. E’ un’avventura, una scalata in montagna, o all’interno di noi stessi, alla riscoperta di quella voce che esiste nel nostro cuore e che ci parla, dicendoci chi siamo e cosa vogliamo dalla vita.

Giacomo