Senza dimenticare i penultimi

Qualche tempo fa, un certo signor Andrea di Genova (dalla voce si direbbe un anziano) ha telefonato a Radio Tre, nel corso della trasmissione “Prima Pagina”. Ha dichiarato, tra le altre cose, di vivere in un quartiere in cui ci sono tanti “immigrati” e ha anche aggiunto che non è contento di vivere lì: è sporco, brutto e (a suo dire) pericoloso. Ha inoltre espresso invidia nei confronti di una certa signora maliana che – sostiene il signor Andrea –  torna in Mali tutte le estati, mentre il signor Andrea non ha nemmeno i soldi per andare a Milano (eppure avrebbe bisogno di andarci).
Il giornalista che conduceva la trasmissione ha risposto al signor Andrea che il suo disagio era comprensibile, però sbagliava ad arrabbiarsi con la signora maliana: non era con lei che se la sarebbe dovuta prendere, bensì col sindaco, che evidentemente non stava facendo bene il suo lavoro.
Poi c’è stata un’altra telefonata, di un signore di Torino che ha affermato di vergognarsi del signor Andrea, ha detto proprio “mi vergogno” e ha espresso solidarietà ai migranti. Ha detto che a Torino c’è stato un tempo in cui non si affittavano le case ai meridionali, e ora si fa la stessa cosa, con gli africani.

Io ho provato tristezza, ma anche rabbia. Avrei voluto dire al signor Andrea che mi dispiaceva che lui non avesse i soldi per andare a Milano e mi dispiaceva anche che vivesse in un quartiere brutto, sporco e in cui non si sentiva sicuro. Certo: non avrebbe dovuto dirigere la sua rabbia contro la signora maliana, ma la rabbia, in sé, la si poteva capire.
Avrei poi voluto dire al signore di Torino che non mi è chiaro il motivo per cui la solidarietà la si debba solo agli ultimi, dimenticando i penultimi. Il signor Andrea sbaglia, d’accordo, ma vive pur sempre una situazione di disagio: perché essere così duri?
Secondo me, la paura e la rabbia devono poter essere dette, non agite, ma dette, sì. E che si cominci a lavorare da lì, dalla paura dei penultimi: sarebbe bello essere tutti aperti e accoglienti e bene informati e con spirito critico… ma non è così.

Siamo qui, non lì.

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Foto: Atene 2015, quartiere di Exarchia

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