Precauzioni per non perdere

Tendo a perdere
le cose
che appoggio e poi
lascio, a volte
me ne ricordo,
le ho dimenticate,
e subito corro, controllo,
a volte (spesso) son perse
così.

Si potrebbe pensare
non ci tieni
non t’importa
veramente, se veramente,
faresti attenzione
maledizione
pure gli occhiali
e un libro
non tuo, per giunta,
chi la sente poi
quella della biblioteca.

Ho capito: devo prevenireIMG_2233.
Nei momenti di concentrazione
pinzarti a un filo
ben stretto
legarmelo, che so, a un orecchio
così se poi – com’è certo –
m’appoggio, mi lascio,
m’accorgo e mi rincorro,
trafelata controllo, tracollo
disperata, in lacrime, rassegnata

ma no:
tu ci sei,
tu resti, resisti,
esisti, sei
ancora qui
con me.

Grazie al cielo
alla terra
a tutti.
Grazie: quasi un miracolo.

Arianna

In fondo

Non fa una grande differenza. I palazzi stanno al solito posto, dritti come di consueto, e pure gli alberi (quei pochi) son gli stessi di sempre. Fiori non se ne vedono – è vero – ma neanche prima, in fondo.
Il traffico del centro sembra, in fondo, lo stesso, e ai lampioni identica pesa la fatica dei giorni, da sudare fino a sera. L’asfalto non piange quei piedi che han smesso di corrergli dietro, né i semafori conoscono la nostalgia dei passaggi andati.
Le maniglie non lamentano la perdita delle dita, che le stringevano con dolcezza, o rabbia. Cosucce – queste ultime – di cui, in fondo, nemmeno s’accorgevano. Alle sedie non manca il calore d’un tempo, né i letti si disperano per il vuoto troppo leggero, d’un corpo che non torna.
Soltanto una minoranza tra gli esistenti si affligge per le cose passate ad altro stato (se migliore o peggiore, in fondo, non fa differenza). Ma quei pochi farebbero bene a imitare i molti: la maggioranza vince e, in fondo, con ragione.

Arianna

E’ andata così

Dunque, è andata così, come le cose che si dicono, senza pensare. Come le cose che si dicono, così son dette, e non bisogna pensarle. E’ andata come sapevi che poteva ma, tra i timori e le speranze, si fan belle le seconde: un tocco di cipria e voilà.

E’ andata così, come le cose che prima chissà, poi massì finché, di colpo, vanno in un modo. O in un altro. E’ andata con una frase in macchina, e una mano che si lascia stare, lì, per trattenere la fine, non ancora finita.

E’ andata così, come le cose che sai e puoi, ma non vuoi. E’ andata a guardare l’asfalto giallo di notte, battere i denti e parlare per ore, del niente, che resta da dire.

Arianna

Buon compleanno

Te li faccio lo stesso, gli auguri di compleanno.
Perché oggi ti penso più forte, e perché il 17 novembre resterà sempre il tuo compleanno, l’anniversario del giorno felice in cui sei nata.
La seconda data – quella che nei vivi si omette – non cambia il significato della prima: 28 anni fa, all’improvviso, esistevi. Questo rimane vero anche oggi, che è da allora il primo 17 novembre senza di te.

Ti mando l’augurio di sempre, immutato nel mutare degli stati, dei passaggi ad altre forme. Ti auguro di sentirti bene dove stai, di vedere il senso e la bellezza, di poter esprimere il meglio di te stessa, e di esserne consapevole.
Invio quest’augurio a quel che ora sei diventata, alle parti di te trasformate in terra, funghi, nuvole. Per esser certa di non tralasciare nessuna molecola, nessun atomo dei tuoi, mi rivolgo a tutti i viventi, e a tutto quel che esiste: buon compleanno. 

Arianna

Eri ieri

Non eri una rosa, una perla nel mare, margherite, la pioggia e l’arcobaleno
non eri

Non eri la luna, una stella, la bimba più bella, erbe e spezie in cucina  
non eri

Non eri una parola, anelli alle dita, dei pianeti il destino, lo zucchero e il miele 
non eri

Non eri le tue ferite, bicicletta, tra i capelli un fiore, una manciata di terra e il cielo
non eri

Non eri un’opera d’arte, una danza, gli applausi a teatro, libri e cioccolato
non eri

Non eri una canzone, fatiche, una storia d’amore, il fischio di un treno e il volo
non eri

Non eri i tuoi sogni, un cinema vuoto, i sandali ai piedi, lacrime e disperate carezze 
non eri

Non eri un sorriso, nebbia d’inverno, un viaggio, il dolore e la sua fine
non eri 

Eri però per ciascuno qualcuno.
C’eri.

Contempliamo le nuvole.

Arianna

 

Foto: Senegal 2009

L’illusione del ritorno

Il ritorno non esiste. Torni, ma se pensi di tornare t’illudi. Parti e arrivi. Questo sì. E ti capita – dopo qualche partenza e qualche arrivo – di arrivare nel primo luogo da cui sei partito. Ma non è vero che sei tornato.
Il ritorno è un’illusione del tuo io che si immagina coerente, intatto, immutabile. Ma sai che si sbaglia: la persona che eri non torna, non esiste più. E molte altre le cose perdute: un amico si è trasferito, la cartoleria è diventata un negozio di fiori, l’edicolante è andato in pensione.
Le strade sembrano le stesse, ma se guardi attentamente nulla è come prima. I lavori in corso sul ponte e le lamentele della gente, osserva bene: sono diversi. Naturalmente gli operai stanno ai loro posti ma forse non sono gli stessi, hanno chiuso al traffico la corsia di destra, e aperto quella di sinistra.
Un bambino è nato, e anche una bambina, due donne – le conosci – sono mamme, un’altra è malata, più di prima. La casa in cui abitavi non esiste, sembra uguale ma i profumi sono cambiati, c’è più tristezza o più allegria, il gatto del cortile è più affettuoso, sembra dimagrito.

No, questa non è la città che ricordo.
E io non sono tornata: sono nuova, appena arrivata.

Arianna