Summa performativa

La distanza. Che cos’è la distanza? C’è un modo per prepararla? Altrove ho già parlato dell’essere diasporico, ma è un discorso che non ha fine. Non può averne. Le domande sono troppe, e interessanti assai: ci si può preparare alla distanza? Si può preparare la distanza? Il segreto di una relazione, affettiva su più livelli, dilatata nello spazio, qual è? Se consideriamo la relazione come una performance, basata su un’idea di fiducia e reciprocità ritualizzate (ma non per questo semplice vuoto contenitore), dobbiamo considerare importante e quanto importante la localizzazione del suo svolgimento?

Personalmente credo che la distanza abbia un effetto notevole sulle relazioni, soprattutto quando questa distanza viene riempita di significati inerenti alla distanziazione, all’estensione e all’allontanamento, ossia quando il suo annullamento è celebrato riempiendo il tempo della compresenza di specialità legate all’evento. La strategia può quindi essere quella di disimpegnare la distanza, vivere il riavvicinamento (d=0) in uno spirito di quotidianità, salvando dell’eventualità del momento le cose buone.

È difficile, so, passare dalla distanza alla compresenza senza pensare che sia un evento. Però il fatto che sia un evento in sé non necessariamente ha da tradurre in un evento continuo. E baggianate varie

Forse è solo un modo di pararsi il culo dalle nostalgie future. Sì, ho detto culo.

Gianmarco