Iopensopositivo

Non che i pessimisti siano meglio (anzi), ma gli ottimisti a priori non li sopporto.
Mi spiego: quelli che in qualsiasi situazione s’impongono (e impongono agli altri) di pensarepositivo, perché “tutto andrà bene” e – soprattutto – perché pensarepositivo è un dovere.

Ora, per carità, la positività è importante per cercare di essere (almeno un po’) felici, però non mi piace il pensieropositivo ad ogni costo, che diventa (guarda caso) improvvisamente muto e fxcam_13466600386222imbarazzato di fronte alle mancanze, alle fragilità profonde, alla malattia, alla morte. No: non va sempre tutto bene, non tutto si aggiusta, non basta crederci.
Semplicemente non basta.

In fondo, il pensieropositivo (così come il suo parente-serpente pensieronegativo) non è un pensiero, ché non coglie la complessità e l’inevitabile interconnessione della bellezza e dello schifo. E del dubbio, e della fede che – credo – si rivolgono al fine, al senso, non al come, all’immediatezza del presente.

Il pensieropositivo è una tecnica, che può tornar utile in alcune circostanze e si rivela inadeguata in altre, ma si tratta in ogni caso d’un mezzo, non d’un fine in sé e per sé: alle volte, secondo me, proprio non ci sta.

Arianna

Mi preparo, infine, più nudo.

Guardo il monitor, mentre pigio incerto i tasti su questa tastiera, diventata purtroppo più famigliare di una penna. Vicino a me ci sono pile di vestiti, di carte e di libri. Manco in questo Natale sono riuscito a fare un po’ di ordine in camera mia. A volte scrivere qui ciò che sento dentro di me è più difficile di quel che sembra. Perché a volte non ho il coraggio di scrivere delle mie debolezze e renderle pubbliche, e se proprio devo preferirei farlo sul mio diario, quello che non c’è. Non c’è da qualche anno, da quando sono diventato amico intimo di una tastiera di plastica e di un blog. Non c’era nemmeno prima, quando usavo fogli volanti strappati dai quaderni di scuola lasciati a metà, fogli che conservavo in una teca che oggi non so più sotto quale pila di libri sia finita. La ritroverò quando farò ordine, prima o poi. In queste giornate, con il tempo che sembra scorrere più lento, mi vien quasi da pensare alla mia vita, a quello che è, e se sono veramente contento. Quando sono un po’ giù mi chiedo se sono veramente vivo o se tutto questo sia solo un grande sogno, della durata di una vita. Cose così, discorsi difficili che sembrano quasi tristi tristi, menate. Che ci si faccia il vezzo a vivere lo posso anche capire, come un callo che quando si indurisce ti rende insensibile. Solo non credevo che potesse capitare anche a me.

Natale non l’ho sentito particolarmente quest’anno, è passato veloce, tra un mal di gola e un cosciotto di agnello. Mi chiedo quali aspettative avessi avuto che non si sono avverate…poi sono finito un po’ davanti a un film e un po’ a tavola a mangiare e tutto è filato liscio, talmente in fretta che non me ne sono nemmeno accorto. Ma c’è il capodanno che arriva e il Natale, o l’idea di quello che avrebbe potuto essere, si dimentica in fretta.

Tutto ‘sto pessimismo avrei potuto tenerlo per me. Però, perché nascondervelo? E’ la realtà, è il quello che è delle cose. Noi siamo così e non sempre siamo al massimo, carichi, grintosi, senza dubbi e interrogativi. Non so se siano le nostre stagioni interne che nel tempo di bassa ci riempiono di domande, o se sono le domande che ci condizionano l’umore, però quando capita è bene che sia in una notte come questa, con Sirio che spicca tra le altre stelle brillando forte, come non mai. E’ bene che capiti in questo periodo, dove un anno finisce e ne comincia uno nuovo, perché così possiamo fermarci un attimo, metterci con le spalle al muro e costringerci a rispondere alle domande più scomode, quelle che evitiamo tutto il resto dell’anno.

E’ doveroso tirar qualche somma in questi giorni, anche riguardo al nostro cuore, alle nostre emozioni, alle nostre paure e alle nostre felicità. Così se vediamo qualcosa da migliorare, qualcosa da cui è meglio prendere le distanze, qualche atteggiamento da gettar fuori dalla finestra, possiamo farlo, perché in questi giorni, più che in tutto il resto dell’anno, giace la potenzialità di fare un salto, di fare un cambiamento, di rinascere di nuovo nello spirito del vero Natale o di cominciare di nuovo con il nuovo anno. Anno nuovo vita nuova. Così rimugino oggi sul vecchio, sul passato, sui miei difetti, il mio carattere e la sua parte antipatica. Scelgo quali abiti di me stesso non voglio più indossare e mi preparo infine più nudo, pronto a ricominciare. Fa male in questi giorni, non lo nego, e mi sento un po’ a terra, tante domande, forse troppe, ma poi starò meglio, son piccole pulizie di casa che van fatte, piccole grandi fondamenta della mia casa di domani.

Giacomo