Lo stesso istante, lo stesso temporale.

Venerdì mattina sono stato svegliato dal temporale.
Mi alzo, faccio colazione ed esco mentre le nuvole si addensano via via sempre di più, e l’acqua arriva a scendere torrenziale. Si alza anche il vento, letteralmente secchiate d’acqua cominciano a scendere dal cielo, i tombini invece che drenare sputano fuori ciò che avrebbe dovuto scorrere nei tubi fino al fiume, si vedono così fontanelle alte anche mezzo metro. In una via, mentre vado a prendere il mio amico per andare al lavoro, il marciapiede scompare sotto l’acqua e la strada diventa un fiume.
Quando ha cominciato a rincarare la dose, come se non fosse abbastanza, grandinando pure, sono scoppiato a ridere. I pedoni sulla strada erano bagnati fradici dalla vita in giù, e il pensiero che questo mio amico era ad aspettarmi sul ciglio della strada con tutta l’acqua e la grandine che si riversava sul mondo, con il vento che la portava da tutte le parti, mi faceva sadicamente sbellicare dalle risate.

Nello stesso istante, a 20km di distanza.
Si era svegliata per via del temporale. Ha capito subito che c’era qualcosa che non andava, perché era parecchio violento. Si era affacciata sulla finestra per uno sguardo al cielo e mentre abbassava gli occhi sulla campagna circostante vide il suo orto tramutarsi prima in un fiume, per poi essere ricoperto da uno strato di 10cm di grandine bianchissima. Il suo cuore fece un sussulto, e grosse lacrime le rigarono il viso. Da marzo si era presa cura di quel pezzetto di terra, con tanto amore lo aveva preparato, arato, seminato, curato, zappato, finché aveva visto le piante crescere..ogni giorno era dietro al suo orto, come una mamma con un bambino.
E proprio mentre esso si trasformava, diventava verde e rigoglioso, la furia della natura annullava in un istante ciò che l’amore e la dedizione dell’uomo aveva creato nell’arco di mesi.

Lo stesso temporale, lo stesso istante, vissuto in due posti in modo così diverso.

Giacomo

Annunci

E.g.

Spesso non basta il contenuto, perché la forma abbia lo stesso effetto.
Fatemi degli esempi.
La forma non basta, ci vuole del contenuto. Una antica retorica e basta.
Fatemi degli esempi.
La forma basta, il contenuto non importa.
La verità, alla fine, è sempre che non gli piaci abbastanza.

* * *

Due volte in un mese. La pioggia dalla stazione a casa. Entrambe le volte, le scarpe sbagliate.

* * *

Il nuovo concetto di accettazione: ti aggiungo su Facebook. La logica del numero è sempre in agguato.
Onori.

Gianmarco

Aperture

pensiamo a uscire, e a proteggerci
dagli spari della pioggia e dai maligni. Pensiamo
alle aperture improvvise
i contratti da rescindere
le valigie da preparare
i pacchi da spedire
lo spago con cui chiudere i capitoli e
affogare le parole.
pensiamo alle mollette appese al filo
che attraversa il giardino. al pesce rosso
nella pozza, alla finestra scardinata
pianta nell’angolo.
le maglie da piegare
i soldi e i sogni come granaglie
i giudizi da ignorare.
la schiena che si volta per
continuare a ripartire
mentre il suo padrone fa l’equilibrista
sul suo umore di filo
dentato, sdentato, spinoso,
scollato.
Michele

Al cielo

Areoporto, attesa
quante volte.
Quanti volti
nuovi
mescolati ai ricordi.
Albeggia,
il rombo di fuori
di turbine e di pioggia:
in alto portiamo
i sogni e
le paure di sempre.
Al cielo,
sopra le nuvole.
Giulio

Pioggia

Su questa terra piove come fosse Aprile
come fosse viola
come fosse un figlio,
Piove sui materassi marci
Piove sui comignoli rotti, sulle vostre tendine
socchiuse, speranze
sottese. E mentre piove
E mentre scrivo
E spendo i miei soldi
le scale poggiate ai muri mi fanno una tenerezza di
vertigo,
e ho solo paura di
non senso di
inafferrabile di.
Senza salirci, ci poggio i miei piedi marci
su quel sentimento spuma
che la tua bellezza è riuscita a regalarci.

AlexGonella

Era la pioggia

Era la pioggia, quell’istante
in cui sola, quella scelta che eri
e che hai abbandonato,
ora lontana, immagine riflessa
in una sfera di alabastro,
lentamente sbiadisce e s’allarga
come inchiostro nell’acqua.

Era la notte lungo la costa,
era la solitudine della tua gabbia
che faticosamente avevi costruito,
cio’ che eri ma che non eri,
e cosi’ non mi vedevi piu’ dalla tua stanza.

Giacomo

Dipinto di Elisabetta Bernardi (Betz86)